E se non cambia nulla? Se dopo le manifestazioni, la rabbia, il dolore, resta tutto come prima? Queste domande hanno attraversato le menti di moltissime donne dopo essere scese in piazza il 25 novembre, dopo aver manifestato in solidarietà alla famiglia di Giulia Cecchettin a seguito del suo femminicidio. Non sappiamo se qualcosa cambierà, ma sappiamo che qualcosa si sta muovendo: sono aumentate incredibilmente le chiamate al numero di emergenza 1522 per chiedere aiuto di fronte a relazioni violente o a rischio, sono aumentate anche le richieste di partecipazione a gruppi per la decostruzione del maschile da parte degli uomini e ora arriveranno 40 milioni di euro stanziati come nuovi fondi da destinare alla lotta alla violenza di genere.
Ci si aspettava un doveroso segnale da parte della politica ed è arrivato, anche se non da parte del governo. Tra domenica e lunedì la Commissione Bilancio del Senato ha adottato quattro emendamenti presentati dal governo al disegno di legge di bilancio e, insieme a questi, ne è stato approvato tra gli applausi anche uno delle opposizioni che hanno scelto di stanziare tutti i fondi a loro disposizione contro la violenza di genere. Si tratta, come spiega Il Post, di fondi che ogni anno il governo mette a disposizione dei membri del parlamento per proporre iniziative da inserire nella legge di bilancio: la maggior parte va ai parlamentari di maggioranza, ma il resto è destinato a quelli dell'opposizione. Così Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione, hanno deciso di mandare un messaggio chiaro in risposta agli ultimi fatti di cronaca e, soprattutto, alla mobilitazione che ha portato più di 500.000 persone a Roma alla manifestazione organizzata da Non Una di Meno.
«Abbiamo deciso che è utile dare un messaggio inversamente proporzionale alla frammentazione degli emendamenti dei relatori: perché se vogliamo fare con le poche risorse una misura utile, oggi quello è un tema di grandissima importanza», ha dichiarato il capogruppo del Pd in commissione Daniele Manca. I fondi in questione, ha spiegato Manca, saranno utilizzati per finanziare il reddito di libertà per le donne che cercano di uscire da situazioni di violenza, i centri antiviolenza e nuovi programmi di prevenzione e formazione.
Questi ultimi sono particolarmente importanti infatti, secondo ActionAid, dal 2013, con la ratifica della Convenzione di Istanbul e l'adozione della legge 119/2013, l’Italia si è dotata formalmente di un sistema antiviolenza e da allora le risorse economiche per contrastare la violenza sono aumentate del 156%. I dati, però, non mostrano un proporzionale miglioramento anche a livello di riduzione della violenza effettiva e questo, secondo ActionAid, può essere dovuto al fatto che solo il 12% di questi fondi è stato utilizzato per la prevenzione. Come ha fatto notare la stessa Elena Cecchettin parlando dopo il femminicidio di sua sorella, se il problema è culturale quello di cui abbiamo bisogno è di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, ma anche di campagne di sensibilizzazione e formazione obbligatoria per aziende private e pubbliche.













