A pochi giorni dalla grande manifestazione di Non Una Di Meno a Roma, mentre risuonano ancora le parole del padre di Giulia Cecchettin che chiede alle istituzioni di combattere la cultura patriarcale, a Catania il consultorio autogestito Mi Cuerpo Es Mio è stato sgomberato. La polizia ha eseguito l'ordine di sequestro preventivo della Procura di Catania la mattina del 5 dicembre e da allora in via Sant'Elena si manifesta con un presidio permanente contro la decisione. «Quando viene sottratto a una città uno spazio sociale è sempre una ricchezza che si perde perché è sempre un punto di riferimento per la città che viene meno», ha commentato Zerocalcare sui social. Il fumettista romano, infatti, ieri ha fatto visita al presidio presentandosi a sorpresa per fornire solidarietà e supporto.

«Oggi avevamo il consulto di 7 donne vittime di violenza», denunciano le attiviste riunite in protesta, «Cosa gli diciamo? Che la polizia ci ha sgomberato? Che la città di Catania ci ha sgomberato? Non vi vergognate?». Il consultorio, come si legge sul profilo Instagram, era nato dall'idea di costruire «un luogo delle donne per le donne, un'esperienza che a partire dalla realtà dei consultori degli anni 70 ricostruisca oggi un luogo laico, femminista, che metta al centro la salute delle donne, intesa non solo come benessere fisico, ma anche psicologico, sessuale e sociale». «Vogliamo informare, prevenire, imparare, crescere e conoscerci insieme», scrivevano le attiviste nel 2019, «e vogliamo lottare perché la contraccezione, la sanità e l'educazione siano gratuite, laiche e sempre presenti nelle scuole, nei quartieri, nelle Università e ovunque».

Attualmente, però, gli spazi occupati dal progetto Mi cuerpo es mio sono stati sgomberati per restituirli all’Ente Biblioteche riunite Civica Ursino Recupero e le attività di consultorio stanno proseguendo solo grazie all'ospitalità di altre realtà locali. Il punto è che attualmente, in Italia mancano il 43% dei consultori previsti per legge, e nei consultori mancano il 75% degli assistenti sociali. Per le donne che vogliono abortire o che hanno subito violenza mancano spazi sicuri dove possano sentirsi accolte senza strumentalizzazioni e così, come in passato, di fronte alle mancanze istituzionali, le donne ricorrono al mutuo aiuto dal basso. «Questo caso specifico è emblematico dell'ipocrisia di un Paese che fino alla settimana scorsa si è riempito la bocca del contrasto alla violenza di genere e dell'importanza di sostenere gli spazi delle donne e poi, appena si spengono i riflettori, questi spazi li sgombera senza offrire altre soluzioni», ha denunciato Zerocalcare da Catania, «credo che sia importante schierarsi».