Non riuscire a pensare ad altro, è questo quello che riportano centinaia di commenti ai post su Giulia Cecchettin, la ragazza di 22 anni scomparsa la sera di sabato 11 novembre. Sul suo profilo Instagram, sotto all'ultimo post - una foto di lei abbracciata a sua madre, mancata lo scorso anno - sono tantissime le donne di tutte le età che stanno scrivendo messaggi di speranza, di vicinanza, di supporto. «Non ti conosco, ma in questi giorni sento un vuoto che mi toglie il fiato! Spero tu stia bene», «Giulia non faccio che pensare a te ed alla tua famiglia», «Oggi è il giorno della tua laurea, ti penso, penso alle cose in comune che abbiamo e neanche sai», «Giulia, come molte persone hanno scritto, sei diventata un pensiero fisso». Sembra un tragico rituale collettivo, uno sfogo di preoccupazione e ansia, unite nella paura di tante. Giulia Cecchettin è scomparsa assieme a Filippo Turetta, suo coetaneo e ex ragazzo con cui era uscita in amicizia sabato sera. Oggi la Procura di Venezia l'ha iscritto sul registro degli indagati per tentato omicidio: un video ripreso dalle telecamere di uno stabilimento di Dior lo mostra chiaramente aggredire la ragazza.
Sabato i due sono andati a mangiare al McDonald’s al centro commerciale Nave De Vero vicino a Marghera. Lei stava cercando qualcosa da indossare il giorno della sua laurea che si sarebbe dovuta tenere ieri all'Università di Padova, mandava a sua sorella le foto dei vestiti per chiederle consiglio. Poi i ragazzi sono tornati verso Vigonovo, dove abita la famiglia di lei, qualcuno ha detto di averli visti litigare in un parcheggio, nel video lui l'aggredisce e la costringe a risalire in macchina, da allora i cellulari sono spenti, si cerca e si seguono gli avvistamenti della macchina di Turetta (una Fiat Grande Punto nera). Si tenta di non pensare al peggio, ma è difficile non riconoscere un certo pattern. La famiglia di Giulia ha parlato di come Turetta non si fosse davvero rassegnato alla fine della loro storia avvenuta ad agosto e di alcuni comportamenti possessivi del ragazzo. «Era un po' possessivo», ha detto la famiglia di lui, «ma non è un mostro violento». Eppure, sappiamo bene che i mostri non esistono, troppo spesso esistono i bravi ragazzi che diventano violenti.
Sui social molti uomini protestano «Avete già deciso», «Lo state già condannando», «Siamo diventati colpevoli fino a prova contraria». È vero, non sappiamo cos'è successo e la ferrea speranza è che tornino presto a casa entrambi, ma come ignorare i numeri sui femminicidi, a una settimana dal 25 novembre? Come ignorare certe dinamiche che conosciamo fin troppo bene? I femminicidi si caratterizzano sulla base di diversi elementi come la vicinanza tra vittima e aggressore, l'impossibilità per l'uomo di convivere con il dolore di un allontanamento, la possessività, la gelosia incontrollata, il rifiuto dell'autodeterminazione della donna.
Cecchettin avrebbe dovuto laurearsi in Ingegneria Biomedica, aveva consegnato la tesi. Per questo l'ipotesi iniziale della fuga d'amore a molte donne è sembrata subito fin troppo ingenua e ottimistica. «Cara Giulia», scrive una ragazza su Instagram, «la tua storia mi colpisce perché ho 24 anni e a febbraio mi laureo; non so tu come lo vivi questo traguardo, ma per me è così importante che mi si spezza il cuore a pensare che una persona possa averti sottratto la possibilità di raggiungerlo. Speriamo tutti di sbagliarci». Sembra infatti che Turetta temesse il momento in cui Cecchettin si sarebbe laureata, suggeriscono i familiari, lo vedeva come un ulteriore distacco dato che i due studiavano insieme. Non voleva che Cecchettin seguisse la sua passione per il disegno e non era d'accordo con la sua decisione di frequentare un corso a Reggio Emilia. Rimaniamo in attesa: «Tornerai a casa» si legge sui social, «e leggerai di sconosciuti in pensiero per te, c’è sempre speranza in un finale diverso».











