Il governo dell'Iran sta bloccando l'accesso a internet e ai social media. Succede dopo che, negli ultimi giorni, le proteste contro il governo di Ebrahim Raisi si sono intensificate in tutto il Paese diventando sempre più accese. Le donne bruciano gli hijab e chiedono maggiori libertà dopo la morte della ventiduenne Masha Amini, picchiata a morte dalla polizia morale dopo essere stata arrestata perché non indossava correttamente il velo. Ma sembra solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: in più di 50 città ci sono state manifestazioni e sono tra le più violente degli ultimi anni. Il governo sta cercando di reprimere duramente le proteste e, per farlo, sta usando la violenza tanto che almeno 31 civili sarebbero stati uccisi in Iran dall'inizio delle manifestazioni secondo l'Ong Iran Human Rights (IHR) con sede Oslo. Non solo: le autorità hanno iniziato anche a restringere l’accesso alla rete per impedire che le manifestazioni vengano organizzate.
I dati di rete dell'osservatorio sull'accesso a internet NetBlocks confermano un'interruzione quasi totale del servizio internet in alcune parti della provincia del Kurdistan nell'Iran occidentale dalla sera di lunedì 19 settembre 2022. È in quell'area del Paese che sono iniziare le proteste: Amini era originaria di Saqqez, nel Kurdistan iraniano, è stata arrestata il 14 settembre a Teheran ed è morta il 16, dopo essere andata in coma per una frattura cerebrale causata, secondo i testimoni, dalle percosse degli agenti. «Il blackout regionale delle telecomunicazioni a Sanandaj e dintorni ha fatto seguito a un'interruzione parziale del servizio Internet a Teheran e altri parti del Paese venerdì quando sono scoppiate le prime proteste», spiega NetBlocks. Allo stesso modo Instagram e WhatsApp, due delle ultime piattaforme internazionali rimaste in Iran, sono state successivamente limitate a livello nazionale a partire da mercoledì 21 settembre, seguite da una chiusura su scala nazionale delle reti mobili.
Nonostante un ripristino temporaneo del servizio internet mobile giovedì mattina, le piattaforme online sono rimaste limitate e la connettività intermittente per molti utenti. Venerdì la rete internet mobile è stata interrotta per il terzo giorno consecutivo. Molti utenti hanno riportato difficoltà nel connettersi e l'impossibilità di utilizzare i social media. È un modo per rendere più difficile comunicare le informazioni sui luoghi e i tempi delle manifestazioni, ma anche per limitare lo scambio di opinioni sulla situazione corrente e sedare gli animi. Oltre alla rabbia delle donne, infatti, c'è un forte malcontento legato alla disoccupazione, alla povertà, all'estrema siccità e alla mancanza di diritti provocati dall'autoritarismo e dalla cattiva gestione da parte delle autorità iraniane.
Niente internet, però, significa soprattutto maggiori difficoltà nel raccontare quello che sta succedendo nel Paese e più libertà e tempo, da parte del governo, di reprimere con la forza le proteste e limitare il sostegno internazionale.












