Il ritorno alla normalità è, ormai, diventato un’inutile metafora da cui dobbiamo iniziare a tenerci ben lontani. Per evitare delusioni, per evitare di pianificare una vecchia normalità che, in realtà, non vivremo più nel presente. Se ora, la quotidianità la si volesse ricercare nella scuola, allora sì, sbaglieremmo di grosso. Accostare normalità al mondo scolastico sembra ormai un’operazione dal risultato errato: la scuola non vive questa condizione da più di due anni. La a-normalità nella vita scolastica, invece, sembra un’anomalia diventata una presenza costante, ma ecco che, per ritrovare quel briciolo di vita passata, invece che riformulare una scuola più attenta, più sicura, più stabile, si cerca di aumentare la pressione nella vita degli adolescenti con il ripristino delle prove scritte all'esame di maturità. Giusto o sbagliato?
A sorpresa, il 31 gennaio, gli studenti di tutti i comuni italiani sono stati folgorati dalla notizia del giorno: il ritorno delle prove scritte agli esami (sia di maturità che di terza media). Il ritorno di un esame più "normale" era richiesto, ma in molti si aspettavano potesse essere rappresentato dal solo ritorno dello scritto di italiano. La decisione del Ministro dell’Istruzione però ha preso un’altra strada, sostenendo e richiedendo il ritorno della prima e della seconda prova scritta. Questo vuol dire che i maturandi del 2022 affronteranno lo scritto di italiano e la prova d’indirizzo a partire dal 22 giugno. Il ritorno, però, al classico esame di maturità è ancora molto lontano:se la prima prova sarà predisposta su base nazionale, la seconda sarà stabilita dalle singole commissioni (composte da sei commissari interni e un Presidente esterno) così da poter tenere conto il percorso svolto dalle singole classi.
La stessa novità vale per gli studenti delle medie perché anche l’esame del primo ciclo prevede due prove scritte, una di italiano e una relativa a competenze logico-matematiche, seguite poi da un colloquio orale.
In poco tempo si sono aperte discussioni su questa decisione ritenuta un vero colpo basso del Ministero dal momento che i maturandi si stavano preparando a una formula d’esame "leggera". Proprio dai risultati di una ricerca di skuola.net si legge che solo il 14% dei 2.500 maturandi intervistati avrebbe voluto svolgere la maturità in forma completa e il motivo è semplicemente legato a una didattica a distanza che, in questi anni, non ha permesso una preparazione adeguata all’esame.












