Nel corso degli ultimi vent’anni il sistema scolastico ha subito diversi cambiamenti, non c’è dubbio. E al di là di lavagne digitali, registri elettronici e mail spia che avvisano i genitori quando un alunno decide di saltare le lezioni, molti di questi cambiamenti sono avvenuti proprio nelle modalità con cui la scuola ha iniziato a formare i giovani, avvicinandoli la mondo del lavoro. Con percorsi sempre più strutturati come stage, tirocini e percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro.
E se uno stage prevede un’esperienza in azienda di alcuni mesi, l’Alternanza Scuola-Lavoro è un vero e proprio metodo formativo prolungato nel tempo, che entra a far parte di un più ampio progetto didattico.
Alternanza Scuola-Lavoro: cos’è?
Citando direttamente il sito del MIUR (oggi Ministero dell'Istruzione e del Merito) l’Alternanza è “Un’esperienza formativa che unisce sapere e saper fare, orienta le aspirazioni dei giovani e apre la didattica al mondo esterno”.
Una modalità didattica volta a facilitare il passaggio dal contesto scolastico a quello lavorativo grazie al principio “dell’imparare facendo” e che, come già detto, prevede un percorso più lungo e strutturato rispetto a un semplice stage.
L’Alternanza è pensata per consolidare le conoscenze scolastiche, mettendo alla prova nella pratica abilità e inclinazioni personali di studenti di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ampliandone la formazione e aiutandoli a scegliere il percorso di studi e di lavoro a loro più congeniale.
Questa modalità di apprendimento è stata introdotta per la prima volta nel 2003, ed è stata resa obbligatoria nel 2015, con la riforma della Buona Scuola, per tutti gli studenti iscritti agli ultimi tre anni delle scuole superiori. Con la Legge di Bilancio del 2019, l’Alternanza ha cambiato nome in: “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento” o PCTO.
Qualunque sia il nome che gli si vuole dare, l’Alternanza Scuola-Lavoro rappresenta per i ragazzi un’ottima opportunità di crescita e, in futuro, di inserimento nel mondo dei lavoratori, grazie a diversi progetti come corsi di orientamento, incontri con aziende e professionisti di vari settori, stage e progetti di lavoro veri e propri. Per un monte ore che varia dalle 400 ore degli istituti tecnici alle 200 dei licei.
Da parte delle aziende, invece, l’Alternanza è un ottimo strumento per investire sul capitale umano, collaborando a formare i professionisti che domani potrebbero far parte delle loro fila.
Alternanza Scuola-Lavoro: quali sono i vantaggi?
Innanzitutto, l’Alternanza permette ai ragazzi di orientarsi al meglio in un periodo delicato della loro vita, dando il giusto peso alle loro aspirazioni e alle loro inclinazioni. Questo non li aiuta solo a entrare più agevolmente nel complesso mondo del lavoro, ma permette loro una crescita personale che li vedrà diventare adulti più consapevoli e autonomi.
Inoltre, basandosi sullo stretto rapporto tra giovani e professionisti, l’Alternanza Scuola-Lavoro permette di instaurare un dialogo più immediato tra generazioni diverse. Una miglior comunicazione intergenerazionale quindi, coadiuvata dalla convivenza in un ambiente più trasversale e dallo scambio di know-how tra tutor, docenti e studenti.
Si tratta insomma di un metodo studiato ad-hoc per abbattere quella barriera che, per decenni nella scuola italiana, ha diviso teoria e pratica, sfornando generazioni spesso impreparate ad affrontare la vita al di fuori di un sistema scolastico che è inevitabilmente più protetto.
Lo stesso filosofo americano John Dewey sostiene che un buon apprendimento necessita sempre di un aspetto pratico, attivo, da affiancare a quello puramente passivo. Una teoria, quella del “learning by doing” che incarna alla perfezione i principi dell’Alternanza Scuola-Lavoro. Per una scuola che oltre a proporre una serie di nozioni più o meno importanti da memorizzare, aiuta i ragazzi a imparare comprendendo quelle stesse nozioni tramite l’esperienza attiva, imparando ad affrontare i problemi e trovando le soluzioni grazie alla pratica, e non solo alla teoria.
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