Ad aprire la strada è stata l'Islanda: era solo il 2015, ma nel Paese già si testava la settimana lavorativa corta di quattro giorni. I risultati sono apparsi subito positivi: maggior produttività e meno stress. Poi, nel 2018, è arrivata la Nuova Zelanda seguita da Regno Unito, Belgio, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e Giappone. Si tratta ancora principalmente di progetti pilota e di leggi che danno più libertà alle aziende di sperimentare il nuovo assetto, ma si è aperta una nuova visione. Non tutti, naturalmente, la condividono e in questi giorni si è parlato molto della Grecia che ha appena fatto un passo in controtendenza adottando la settimana lavorativa lunga di 6 giorni lavorativi. In ogni caso, dopo la pandemia, tra Grandi Dimissioni, quiet quitting, riduzione del lavoro flessibile e una Gen Z sempre meno incline ai compromessi sulla salute mentale, sembra chiaro che il bilanciamento lavoro-tempo libero sarà uno dei temi che influenzerà il dibattito socioeconomico dei prossimi anni.
Il caso della Grecia
Dal primo luglio in Grecia è entrata in vigore una legge voluta dal governo di centrodestra di Kyriakos Mitsotakische che consente ad alcune aziende di introdurre una settimana lavorativa di 6 giorni. La misura è stata adottata per «stimolare la crescita economica» vista la mancanza di lavoratori qualificati e per ridurre il lavoro in nero. Non sono mancate, però, le proteste dato che, come fa notare il Post, si teme che regolarizzare questo assetto possa renderlo permanente riducendo il tempo libero dei lavoratori, peggiorando la loro qualità della vita e, alla lunga, anche la loro produttività. «Una produttività più alta si ottiene con condizioni di lavoro migliori, una migliore qualità della vita: e quest’ultima cosa, ora lo sappiamo, significa lavorare meno ore, non di più», ha detto infatti al Guardian il sindacalista Akis Sotiropoulos.
Settimana lavorativa corta: gli studi
Che la settimana lavorativa di 4 giorni abbia un impatto positivo sulla salute mentale è testimoniato da diversi studi. Una ricerca della Birkbeck University di Londra con l'Università di Reading, ad esempio, ha scoperto che, dopo circa un anno di lavoro ridotto a 4 giorni, il livello di ansia dei lavoratori è diminuito del 21%, la stanchezza del 23%, i problemi di sonno del 19%, i sintomi depressivi del 21%, lo stress del 21% e il senso di solitudine del 14%. Lo studio ha preso in considerazione circa mille dipendenti portoghesi di un progetto pilota lanciato a settembre 2022 e conclusosi questa primavera. Con meno ore lavorative a parità di salario, le persone hanno più tempo libero per la cura di sé e della propria salute, per la famiglia e le proprie passioni. Questo riduce i rischi di burnout, ansia e depressione. Uno studio britannico del 2022 che ha coinvolto per 6 mesi 61 aziende, riporta che i lavoratori hanno dichiarato di aver ridotto i loro livelli di burnout (nel 71% dei casi) e aumentato la loro soddisfazione di vita passando da una media di 6,69 punti su 10 a 7,56, su 10. Anche i datori di lavoro, d'altra parte, hanno approvato l'esperimento valutandolo con un punteggio di 8,3 su 10.
E in Italia?
Anche in Italia qualcosa si sta muovendo e sono state presentate delle proposte di legge. Alleanza Verdi e Sinistra ha proposto la «riduzione dell’orario settimanale di lavoro a 34 ore effettive a parità di retribuzione», con «l’istituzione di un Fondo di incentivazione alla riduzione dell’orario di lavoro destinato ai datori che adottino una diminuzione di almeno il 10% dell’orario settimanale», mentre il Movimento 5 Stelle ha promosso «un’organizzazione dell’orario di lavoro che, assicurando parità di retribuzione, garantisca una riduzione del totale delle ore lavorate senza comprometterne la produttività». Per farlo, come si legge nella proposta, riconoscerebbe la possibilità ai sindacati di «stipulare specifici contratti per la riduzione dell’orario di lavoro, fino alla misura minima di 32 ore settimanali, a parità di retribuzione». Infine anche il PD ha depositato un disegno di legge che mira alla «definizione di nuovi modelli organizzativi e produttivi nel nostro Paese, imperniati sulla riduzione dell’orario di lavoro, anche nella formula dei quattro giorni lavorativi settimanali». Nel mentre, diverse aziende come Intesa Sanpaolo, Luxottica, Lavazza e Lamborghini si stanno muovendo nella stessa direzione.







