L’elenco incompleto delle cose che ho imparato parlando su Meet con Federica Gasbarro, comprende l’esistenza, in Islanda, di un enorme aspirapolvere che risucchia l’anidride carbonica nell’aria; il fatto che l’aspirina derivi da un albero che cresce sulle sponde dei nostri laghi; la scoperta, da parte di una scienziata polacca, che è possibile stampare pannelli fotovoltaici su superfici flessibili e trasparenti.
Per Gasbarro, 31 anni, biologa, attivista per l’ambiente e green content creator, la natura e la scienza sono catalizzatori di stupore e informazioni che aiutano a «unire i puntini», dice, «a far capire che la biodiversità ci riguarda. Non è solo una balena che si estingue chissà dove, mentre qui la vita continua».
Nel 2019, mentre studiava Biologia all’università, Gasbarro ha sentito parlare di Greta Thunberg: «Non si era mai vista una ragazza di 16 anni che scioperava per il clima e i tempi erano maturi perché il tema scoppiasse a livello mediatico».
Quando, in Italia, un gruppo di ragazzi ha dato vita a Fridays for Future Roma, Federica si è unita a loro diventando uno dei volti del movimento, organizzando le manifestazioni, partecipando, con un progetto personale, al primo Summit dei giovani sul clima organizzato dalle Nazioni Unite (e poi tornando all’ONU altre due volte), venendo anche selezionata da Forbes Italia tra i giovani leader del futuro.
Ne parla come di un periodo spensierato se paragonato a oggi: «ci ascoltavano parlare, i governi facevano investimenti per il clima», racconta. «Per due anni ho creduto che il mondo stesse prendendo la giusta strada. Ancora si parlava di stare sotto un grado e mezzo. Adesso, figurati: una bomba emette tonnellate di anidride carbonica». Oggi, secondo Gasbarro, c’è una «marcia indietro» nelle politiche europee e globali. «Alle COP», dice, «discutono di misure di adattamento al cambiamento, non di come evitarlo». Intanto la crisi ambientale continua: la dipendenza dai combustibili fossili, le emissioni, i trasporti, la moda a basso costo che inquina fiumi, mari, deserti. Parlando con Gasbarro ritrovo quell’inciampo tra futuro desiderato e negato che ci siamo abituati a sopportare. Mi dice «noi ancora non dovremo lavorare di notte per il caldo», ma anche, «se un giorno sarò madre».
A me, interessa la speranza, la stessa che percepisco dal profilo Instagram dove oggi Federica coltiva il suo lavoro di divulgazione. Nei momenti bui condivide notizie su innovazioni che potrebbero cambiare le cose (è qui che mi parla di “Mammoth”, l’aspirapolvere gigante che «poteva rimanere nella mente di un bambino», ma in cui qualcuno ha voluto credere).
Secondo la scrittrice Rebecca Solnit, le basi della speranza sono «l’impossibilità di conoscere cosa succederà» e la possibilità che «l’inimmaginabile» accada. Mi sembra valga anche per Federica. «Cerco di piantare dei semi», dice, «di essere realista, di ricordarmi che, se abbiamo creato sette isole di plastica un bicchierino alla volta, allora la squadra conta, anche al contrario. Non mi aspetto di cambiare il mondo, ma neanche di restare a guardare».













