Parlando di sostenibilità si rischia di cadere facilmente in un discorso generalista. Invece di riconoscerla nei gesti quotidiani, pensiamo che riguardi solo politiche nazionali e internazionali. Invece di pensare alla sostenibilità connessa alle scelte di ogni individuo e al suo posto nel mondo, a partire da circuiti quali il lavoro o la dimensione domestica, ci astraiamo dal quotidiano. Il pericolo ancora maggiore, poi, è quello di non attribuire alla parola il suo giusto significato, usandola a sproposito e denaturizzandola, in un momento storico in cui "Sostenibilità" si conferma ogni giorno uno dei termini più importanti di questa epoca.
Per questo abbiamo intervistato Denise Lo Piparo, Head of ESG (Environmental, Social and Governance) di Uniting Group, realtà operante nel settore del marketing e della brand experience communication. Con l'obiettivo di diventare realtà di riferimento nella propria industry, su temi e valori appartenenti al mondo Esg, Uniting ha creato un Advisory Board al femminile, attivo dall'inizio del 2023, per garantire una visione strategica e a lungo termine sui temi di ambiente, governance e politiche sociali, e contribuire a sviluppare una consapevolezza e una cultura aziendale in linea con questa missione.
Da qui, il progetto Run For Inclusion: una corsa non competitiva aperta a tutti che, con partenza dall'Arco della Pace di Milano il 24 settembre alle ore 10.00, permetterà di lanciare un messaggio di positività per una società più inclusiva. Un percorso di 7,24 Km, distanza simbolo dell'impegno a superare 7 giorni su 7, 24 ore su 24 ogni discriminazione. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Denise Lo Piparo, tra sostenibilità, mondo del lavoro e bisogno di cambiamento.
Cosa significa oggi la parola "sostenibilità"?
«Negli ultimi anni l’utilizzo del concetto di sostenibilità ha avuto una tale crescita da diventare onnipresente nei vari dibattiti, programmi e dichiarazioni ufficiali, trasformandosi in un argomento non più solo per “addetti ai lavori”. Questa diffusione dirompente è un indicatore significativo della crescente consapevolezza su un tema irrinunciabile per assicurarci il benessere attuale senza compromettere quello delle generazioni future, che potranno così beneficiare dei cambiamenti positivi di oggi e fare parte di una società più attenta, green e rispettosa. Questo significa che essere sostenibili può (e deve) diventare un approccio culturale ed etico: come singoli e come comunità dovremmo sempre fare delle scelte che possano fare bene all’ambiente, a noi e a chi verrà dopo di noi.
La sfida della sostenibilità oggi comprende quindi la capacità di individuare le direzioni precise che aziende e istituzioni possono seguire nell’operare scelte concrete per la trasformazione dei valori economici e sociali. È un cambiamento che richiede tempo, visto che significa lasciare processi e modelli noti per abbracciare azioni differenti. Abbiamo sia la consapevolezza sia gli strumenti necessari per vivere insieme questa sfida.
Anche noi di Uniting Group vogliamo essere parte attiva del cambiamento e stiamo quindi investendo in un percorso di miglioramento che ci aiuterà a diventare sempre più sostenibili, mettendoci in gioco per compiere, anno dopo anno, passi in avanti verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile individuati dalle Nazioni Unite sia per i nostri collaboratori sia per i nostri clienti».
Si parla tanto di sostenibilità sociale, ma come si mette in pratica nella vita i tutti i giorni?
«Attraverso le scelte quotidiane, grandi e piccole, che se messe in atto da aziende, istituzioni e da ognuno di noi, possono impattare sul benessere futuro. Secondo la nostra esperienza, la chiave di lettura vincente passa dal concetto di co-creazione: la sfida della sostenibilità sociale, ma vale anche per quella ambientale ed economica, si vince attraverso il contributo di tutti, avviando dei processi di crescita e sviluppo con e per i propri collaboratori e stakeholder.
Inoltre, oggi abbiamo consapevolezza che la sostenibilità sociale all’interno delle aziende è soprattutto una questione di cultura: servono fiducia e coinvolgimento di tutti i livelli aziendali per creare luoghi di lavoro sicuri, innovativi e costruttivi, in cui valori come uguaglianza, libertà e meritocrazia, si traducono in azioni concrete percepite da ogni stakeholder».
Come si lega il discorso della sostenibilità sociale alla parità di genere?
«La parità di genere, uno degli obiettivi dell’agenda Onu 2030, è diritto umano fondamentale anche nelle organizzazioni ed è condizione per un mondo più giusto, equo e sostenibile.
Essere pari non significa essere uguali, bensì avere stessi diritti e opportunità per andare oltre alla contrapposizione tra uomo e donna e passare ad un approccio intersezionale, che tiene conto di tutti i fattori di discriminazione di una persona.
Il tema femminile si intreccia infatti con altre condizioni che possono generare discriminazione, come ad esempio etnia e razza, orientamento sessuale, salute, religione ed è per questo motivo che ci troviamo di fronte a una questione di cultura e mindset, dove l’informazione e la formazione su questi temi è fondamentale per contribuire a creare le migliori condizioni e opportunità per tutti».
Alla luce di questa riflessione, pensi che il mondo del lavoro stia cambiando?
«Questa educazione passa anche, e forse soprattutto, dai posti di lavoro dove il percorso da fare per la creazione di un ambiente realmente inclusivo e paritario fra uomini e donne è cominciato da poco, ma con il contributo di tutti credo che il gender gap possa diventare presto un ricordo.
Personalmente ho sempre lavorato nel settore marketing e comunicazione dove mediamente le donne sono il genere più rappresentato nella popolazione aziendale. Questo aspetto però non mette al riparo da discriminazioni o dalla difficoltà di raggiungere le posizioni apicali. Ecco perché per me è sempre stato prioritario contribuire alla creazione di un ambiente di lavoro sostenibile, accogliente, meritocratico e in Uniting, grazie alle politiche aziendali adottate, insieme ai colleghi a partire dal board ci siamo messi in gioco per co-costruire un workspace che ci vedrà sempre più equi e inclusivi. In tal senso il conseguimento della certificazione della parità di genere rappresenta un tassello importante in questo percorso di miglioramento e crescita».
Pensi che i giovani di oggi siano più sensibili ai temi Esg rispetto alle generazioni passate?
«Assolutamente si. Ce lo dicono i sondaggi e le ricerche varie, come quella condotta da Ipsos da cui emerge che rendere la società in cui viviamo più “sostenibile” è considerato un obiettivo importante per la maggioranza di loro (69%). Cercano equità, inclusione e rispetto per la diversità e sono disposti a impegnarsi attivamente per cambiare la realtà (74%) con azioni quotidiane che vanno dalla riduzione degli sprechi all’adozione di una dieta più sostenibile, dalla disponibilità a spendere di più per prodotti sostenibili all’importanza che danno all’educazione su questi temi.
Credo che ancora una volta saranno i giovani a sorprenderci con la loro voglia di mettersi in gioco e di prendere parte attiva al cambiamento.
Tale atteggiamento può essere constatato durante i colloqui di lavoro. Oltre a salario, possibilità di smartworking e percorsi di crescita, le domande e le curiosità riguardano i valori di Uniting, che devono essere allineati a quelli dei candidati e dei collaboratori, e all’impegno concreto dell’azienda nei confronti di tutte tematiche di sostenibilità sia in termini di obiettivi sia di azioni intraprese.
Tutto questo ci insegna come ci sia bisogno di continuare a promuovere l’inclusione e il dialogo, dando spazio alle idee e ai suggerimenti di tutti, permettendo di co-creare anche con i più giovani soluzioni sempre nuove nel percorso di sostenibilità che abbiamo intrapreso».
La Run for Inclusion rispecchia tutti i valori di cui abbiamo parlato finora. Come nasce l'idea di questo progetto?
«Run for Inclusion è un progetto in cui Uniting è ideatore e organizzatore con il desiderio e l’obiettivo di dare la possibilità a chiunque di far sentire la propria voce contro tutte le forme di discriminazione.
La diversity e inclusion stanno molto a cuore a Uniting, tanto da chiederci come fare per coinvolgere in maniera attiva e innovativa cittadini, Associazioni e Istituzioni e contribuire così alla sensibilizzazione su questi temi. Da qui l’idea di utilizzare lo sport democratico per eccellenza, la corsa, per costruire una piattaforma di contenuto in grado di ingaggiare sui valori di sostenibilità sociale e ambientale e trasferirli in modo creativo e potente.
Ad esempio, la scelta della lunghezza del percorso di km 7.24 non è casuale perché l’impegno per promuovere la D&I deve avvenire 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, oppure l’utilizzo di pettorali che danno ai partecipanti la possibilità di esprimere sé stessi liberamente personalizzandoli con una frase, e ancora l’organizzazione dell’evento fatta seguendo gli standard internazionali che garantiscono che il tutto è stato progettato e gestito in modo sostenibile. Siamo solo alla seconda edizione ma sono sicura che la forza di questo progetto è tale da renderlo un appuntamento ricorrente dei prossimi anni.
Run for Inclusion è la dimostrazione che è possibile contribuire a una società equa e inclusiva divertendosi e passando due giornate all’insegna dello sport outdoor, della musica, di talk show e workshop e della condivisione di un’esperienza unica. Vi aspettiamo quindi all’Arco della Pace di Milano il 23 settembre, per vivere insieme tutte le attività al Villaggio Run For Inclusion, e il 24 settembre alle 10.00 per correre o, come me, camminare insieme verso un mondo migliore in cui l’unicità di ognuno è valorizzata».
A conferma dell’impegno del Gruppo Hearst Italia - editore di Runner's World - sulle tematiche di diversità e inclusione, anche quest’anno RW sarà partner di Run For Inclusion.
Iscrizioni su runforinclusion.com












