Nei primi anni Duemila, quando, chi scrive, era nel pieno dell'adolescenza, l'espressione Internet Boyfriend Syndrome non esisteva. Probabilmente perché il web era strumento di pochissimi eletti e l'unico modo per rimanere aggiornati su ciò che accadeva alle proprie celeb preferite era acquistare dei teen magazine in edicola o guardare la tv, con differite temporali imbarazzanti rispetto a quanto succedeva. Improbabile però che i Millennials non fossero stati contagiati dalla pura ossessione per i personaggi delle serie, dei libri o dei film dell'epoca: solo che avevano altre misure e altre etichette per qualificarla (e altri riferimenti: oggi Harry Styles e Timothée Chalamet, ieri Leonardo di Caprio e tutti i membri delle boyband, indistintamente).

Oggi lo stesso fenomeno globale si è riacceso per i personaggi di Bridgerton: il duca di Hastings della prima stagione (Regé-Jean Page), il visconte Anthony nella seconda (Jonathan Bailey), Eloise (Claudia Jessie) crush delle masse in entrambe. Basta scorrere, anche da amatori, il feed di TikTok, per imbattersi in video di persone che hanno preso una sbandata colossale per questi personaggi: ci sono dediche d'amore, occhi sognanti, frasi e dediche che rimandano alla sfera della nostalgia, anche se le si rivolgono a una persona mai incontrata; frustrazione, perché la consapevolezza che i loro caratteri siano costruiti a favor di sceneggiatura fa male; passione, perché la tensione sentimentale e l'attrazione per un certo tipo di character sembra quasi amore.

Cos'è l'internet boyfriend syndrome?

A livello generale è una sorta di sentimento collettivo che viene alimentato dal web e dalla possibilità di creare o guardare contenuti su quel determinato personaggio, che spinge a credere di essersi innamorati perdutamente come se si trattasse di una persona realmente esistente. A livello individuale è la stessa cosa, con l'aggiunta delle implicazioni psicologiche ed emotive, la storia personale, lo stile di attaccamento che ciascuno ha e che si inseriscono anche in questo tipo di relazione.

La psicologa e psicoterapeuta EMDR Adriana Vallone ci ha spiegato che si tratta, tecnicamente, di una «relazione illusoria, comunque romantica nell'accezione più larga che esista, cioè quella di un amore ideale e basato sulla fantasia». In certi personaggi - vedi Mr. Bridgerton - cerchiamo sostanzialmente qualcosa che non abbiamo nella realtà.

L'adolescenza offre ovviamente un terreno più che fertile a questo tipo di sentimento, ma non è strano ritrovarsi a provarlo anche in età adulta.

«L'amore di finzione ha le stesse caratteristiche dell'amore adolescenziale: divampa subito, fa battere forte il cuore, entusiasma, fa sentire vivo», ci ha detto la terapeuta. «Non è strano che capiti in età adulta: è il momento in cui di solito ci si ritrova a fare i conti con ciò che manca o che si desidera». Da grandi cadiamo più spesso nella disillusione, ma come può un personaggio di finzione come Anthony Bridgerton, che esiste solo tra le pagine di un libro o sullo schermo, farci male o deluderci?

La costruzione di un amore ideale

Non serve conoscere le regole base della semiotica e della narrativa di genere (ad esempio quella del romance) per capire che, certi personaggi, vengono costruiti per fare breccia nel cuore degli spettatori. L'eroe romantico; la ribelle; il libertino che si redime e poi via, lungo gli impervi stereotipi delle commedie romantiche o delle serie tv (e ovviamente dei film Disney) sono tutti archetipi che puntano a colpire l'immaginario da un punto di vista emotivo. Torniamo al nostro Anthony: la scena in cui dice a Kate Sharma «You are the bane of my existence and the object of all my desires» (Sei la rovina della mia esistenza e l'oggetto di ogni mio desiderio) è diventata un cult cui è difficile resistere anche se, decontestualizzata, quell'espressione è tutto fuorché romantica o realistica. Lo schema, però, è sempre il solito, come ci ha detto la psicologa: «Sono tutti uomini e donne che con forti desideri e passioni, che parlano ad alta voce dei loro sentimenti, che vivono amori tormentati che non cessano di esistere solo perché difficili». Trovare un corrispettivo simile nelle relazioni del mondo reale non sempre è facile e da qui nasce il gap che ci fa credere che l'internet boyfriend sia meglio.

«Quello che vediamo in tv o leggiamo sui libri ha un appeal romantico che punta a fare breccia in ognuno di noi. A chi non piace sentirsi desiderati, corteggiati, amati in modo sano, nutriente e costruttivo?». Già, a chi?

Un amore che non può sbocciare

Non si tratta, comunque, di emozioni da colpevolizzare o, peggio, reprimere. Secondo la dottoressa Vallone, si tratta pur sempre di un'auto-rivelazione. «Certi sentimenti sono utili per farsi delle domande su cosa cerchiamo davvero nelle relazioni. Capita di accontentarsi di amori svalutanti quando, in realtà, si desidera tutt'altro. In questo senso perdere la testa per un personaggio di finzione è un ottimo punto di partenza, un modo costruttivo per interrogarsi».

Non mancano, ovviamente, i risvolti negativi. «Succede di provare certi sentimenti per personaggi di finzione perché si ha difficoltà ad entrare in relazione con un partner reale». Impresa non sempre facile, perché i contatti che abbiamo nella vita vera ci sfidano a metterci in gioco e in discussione». E poi, ovviamente, può sopraggiungere la frustrazione quando ci si rende conto che nella realtà non esistono corrispettivi con l'Anthony Bridgerton di turno, che ciò che si vede in tv o si legge nei libri è sì ciò che si vuole, ma non si trova e mai si troverà davvero.

Infine, non sempre ma può succedere, si può arrivare all'ossessione, quella non sana, scollegata dalla realtà. «Se si fa fatica a distinguere il vero dalla finzione, se si pensa sempre a quel personaggio come fosse reale, se ci si immagina costantemente al centro di una storia d'amore con lui o con lei, quell'emozione che pure parte come "sana", a un certo punto, non lo è più. Il cervello non distingue il reale dall'immaginato (basti pensare ai sogni), quindi più noi pensiamo a qualcosa ossessivamente, più ci sembrerà di viverla davvero, scollegandoci dalla realtà e allontanandoci ancora di più da una relazione vera».

Quella lunga fila di possibili fidanzati inesistenti

Potremmo elencarne a centinaia, tipo l'hot priest di Fleabag (Andrew Scott), giusto per citarne uno recente, personaggio ancora più forte perché onesto, calato nella realtà da un punto di vista emotivo e dunque più attraente perché percepito come vero, sincero.

Se non si cade nell'ossessione (e in quel caso, serve aiuto psicologico per provare a riagganciarsi al reale), essere affetti da Internet Boyfriend Syndrome non è poi così grave. La psicoterapeuta Adriana Vallone ci ha detto che fa bene fintanto che queste emozioni ci danno entusiasmo. «Il lato buono e costruttivo di questa infatuazione per un personaggio di finzione è che deve aiutarci a capire cosa ci manca e cosa desideriamo».