Fare queerbaiting vuol dire "usare un'esca per la comunità LGBTQ+". Provare ad attirarla, insomma, con argomenti, personaggi, snodi emotivi inclusivi, in cui persone con identità e orientamenti sessuali stratificati possano identificarsi e sentirsi rappresentati il più possibile. Si tratta di una pratica di marketing applicata anche alle produzioni televisive che è stata recentemente riscontrata in Bridgerton, macchina da soldi, views e sospiri sognanti di Shondaland, appena andata in streaming con la seconda stagione su Netflix.
In Bridgerton 2 al centro della scena c'è il visconte Anthony interpretato da Jonathan Bailey. Per otto episodi lui e Kate Sharma (Simone Ashley) ci tengono avvinghiati al loro desiderio che non può essere consumato e che per questo risulta ancora più bruciante. Intorno a loro però, avanzano i destini degli altri personaggi della serie tra cui quello di Benedict Bridgerton, figlio cadetto con aspirazioni artistiche interpretato da Luke Thompson. Proprio il suo personaggio si sarebbe macchiato di queerbaiting perché, insomma, pensavamo che Benedict fosse bisex, ma nel libro che parla di lui (La proposta di un gentiluomo) e che potremmo vedere trasposto in Bridgerton 3 il suo è un personaggio assolutamente eterosessuale.
Come la mettiamo?
Quello strano percorso queer di Benedict Bridgerton
Proprio in merito al personaggio di Benedict stanno vorticando le più interessanti (ma anche controverse) opinioni sulla creatura nata dalla penna di Julia Quinn, poi rivista in chiave seriale da Shonda Rhimes e lo showrunner Chris Van Dusen. Nella prima stagione Benedict ci è stato presentato come un ragazzo divertente, aperto a nuove possibilità, un creativo con la passione per l'arte che a un certo punto sperimenta la sua sessualità con uomini e donne. Nei libri di Julia Quinn non c'è alcuna traccia del Benedict fluido o bisex, e la scelta rientra nelle tante rivisitazioni integrate in chiave pop dal team creativo dietro Bridgerton.
Accettabile, più godibile anzi, in virtù della svolta inclusiva che Shonda e i suoi hanno dato allo show (d'altronde la vera regina Charlotte non era mica nera, eppure il suo personaggio, insieme ad altri dello show, hanno un grande valore simbolico in quest'ottica). Meno se pensiamo che il personaggio di Benedict in realtà è già scritto e che nella seconda stagione lo vediamo meno orientato a provare nuovi universi sessuali, più concentrato sulla ricerca di un senso per la sua vita di secondogenito in una famiglia molto in vista. Per molti si tratta di un ponte narrativo verso la terza stagione: se gli sceneggiatori seguiranno il percorso dei libri della Quinn, sarà proprio Benedict - con la sua Sophie Beckett, una donna - il protagonista del nuovo capitolo.
Il Benedict della saga Bridgerton, dunque, è decisamente etero. Le polemiche sul queerbaiting messo in moto attraverso il suo personaggio sono spuntate prestissimo, ben prima della messa in streaming della prima stagione: sull'Independent se ne riporta traccia sin dal novembre 2020, proprio perché i libri di Julia Quinn sono noti agli appassionati di period drama da tantissimi anni. Il personaggio di Benedict e la sua storia Cinderella-Style con Sophie Beckett sono stati già ampiamente digeriti dai fan, che si aspettavano che il suo personaggio seguisse altre traiettorie, magari più coerenti con i romanzi.
Secondo diversi critici tv, l'esigenza di inserire un personaggio che strizza l'occhio al mondo queer è una risposta ad anni di polemiche indirizzate a tutti quegli show firmati da Shonda Rhimes in cui questo aspetto non è presente per nulla: pensiamo a Grey’s Anatomy (in cui la bisessualità di Callie Torres arrivava dopo la diretta richiesta dell'interprete, Sara Ramirez, persona queer) o ad How to Get Away with Murder.
A TVLine, lo showrunner Chris Van Dusen aveva detto del personaggio che «l'avvicinamento di Benedict a un uomo nella prima stagione non fa di lui un character omossessuale. Quella storyline invece punta a parlare di tolleranza in un'epoca decisamente intollerante». In conclusione, Van Dusen aveva detto che gli spettatori avrebbero dovuto «aspettare e vedere se la sessualità del personaggio sarebbe stata rappresentata ancora come fluida o no in futuro». Nella seconda stagione è stata scelta appositamente una linea vaga, almeno in merito alla sessualità di Benedict, proprio per lasciare tutte le porte aperte. «Benedict cerca di capire chi è nella sua famiglia, di trovarsi un ruolo in cui si sente a suo agio. Ha tanti privilegi in virtù del suo status e pochi doveri. Essere il secondogenito gli permette maggiore libertà nel fare ciò che il suo spirito creativo gli ispira». C'è da dire che anche questa risposta è stata tacciata di superficialità, perché banalizza un tema molto importante, spesso assoggettato a fredde logiche di marketing.
Il futuro di Benedict
La sensazione che l'inserimento di una sotto-trama queer per Benedict arrivi da intenti di puro marketing rimane, dunque, molto forte. In risposta alle polemiche, è stato detto che anche il personaggio di Anthony, libertino incallito nella prima stagione (così come nel libro), nella seconda accetta persino una relazione sex free con Kate Sharma pur di mantenere il suo onore di gentiluomo, di mostrarsi cambiato. Insomma, è normale fare scelte differenti e spesso opposte a quelle del passato senza per forza rinnegare ciò che si è stati. E Benedict, che nella prima stagione iniziava una relazione sessuale con un uomo, potrebbe restare bisex e innamorarsi della sua Sophie come accade nei libri, senza che una cosa escluda, cancelli o oscuri con giudizi o anacronistiche ed errate necessità di redenzione l'altra. Certo questa spiegazione ha senso a livello autoriale, meno a livello di marketing in cui il queerbaiting, purtroppo, nidifica parecchio.













