Alla fine Jon Snow due tre cose le sa. O meglio, le sa Kit Harington che oggi a 35 anni dice di essere molto più consapevole e stabile. Vive a Londra con sua moglie, Rose Leslie (Ygritte nella serie) e hanno un figlio di un anno. L'eredità di Game of Thrones si fa sentire, ma Harington si sta dedicando al teatro e al momento interpreta l'Enrico V al Donmar Warehouse. «Non ne potevo più di usare le spade», scherza, e per fortuna si tratta di un rifacimento in chiave moderna del dramma di Shakespeare. Intervistato dal Guardian l'attore ha fatto il punto di questi ultimi anni. Ha parlato di introspezione, di problemi di dipendenza, di salute mentale e del problema che gli uomini hanno con la rabbia.
Nel 2019 Harington è stato in riabilitazione per risolvere il suo problema dipendenza, principalmente da alcol. «È una malattia egocentrica», dice parlando della difficoltà di cambiare il proprio stile di vita. Per lui non è stato un percorso facile e l'anno scorso in un'intervista ha parlato di depressione e pensieri suicidi. Ora è sobrio da tre anni e quindi «sulla buona strada per la guarigione». «Mi sento una persona molto più radicata e stabile», dice. «Sono davvero grato di essere tornato stabilmente sobrio prima di avere un figlio». Al Guardian spiega di essersi reso conto di come anche la fama possa diventare una dipendenza, tra applausi e attenzioni che sembrano gonfiare l'autostima. «C'è un punto della tragedia dove Enrico V si chiede "Questa cosa sbagliata che ho dentro andrà via, se ottengo l'adulazione altrui?". Mi ha davvero parlato. Oggi ho imparato a prendere le distanze dalla ricerca della fama e sono molto più felice».
Secondo Harington gli uomini oggi si sentono un po' persi. All'attore non piace la dicitura "mascolinità tossica", ma sente che c'è qualcosa che non va e i dati sulle aggressioni e le molestie in luogo pubblico nel Regno Unito (ma non solo) lo confermano. «Lo vedo ovunque», dice, «vedo uomini confusi che camminano per le strade. Vedo modelli terribili». A suo dire un grosso problema è quello della rabbia che non sempre gli uomini sono educati a gestire e che, quindi, si trasforma in sopruso e violenza. «Vedo molta rabbia e penso che dobbiamo iniziare ad affrontarla: noi come uomini, ma anche come società».











