"A volte, però, è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati, oppure c'è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall'altra parte?". Ci abbiamo messo un po' per digerire queste parole pronunciate da Barbara Palombelli a Forum e ora a rileggerle così - nero su bianco - fanno ancora più male. E fanno male a tutt*, ma forse c'è ancora chi non l'ha capito. Sorgono prima di tutto spontanee delle domande, stanche, esasperate, ma ancora necessarie: davvero è così? Davvero è lecito nel 2021 con sette donne uccise in sette giorni chiedersi se forse la colpa non sia stata anche (almeno in parte) delle vittime? Davvero ha senso mandare in onda un discorso del genere? A chi giova questa narrazione?

Se è di liceità che si parla (e forse il sottotesto è proprio questo, il solito politically correct non-si-può-più-dire-niente) la cosa grave è che, sì - è bene ribadirlo - in Italia purtroppo è ancora perfettamente lecito dire una frase del genere. Certo Palombelli si è espressa in modo particolarmente esplicito ma, in fin dei conti, nei nostri media e nelle nostre istituzioni il processo alle vittime (uccise, abusate, violate) viene fatto di continuo in modo più o meno sottile. "È una domanda, dobbiamo farcela per forza" dice la giornalista a Forum, perché "siamo in un Tribunale". E infatti guardiamoli i nostri tribunali: ancora vittime "troppo silenziose", "troppo sguaiate", "troppo disponibili sessualmente", domande insistenti, violenze che non sussistono e pene ridotte. Nessuno si chiede mai se un un ladro è stato "spinto" a commettere un furto da una borsa lasciata in bella vista o da un gioiello fuori dalla cassaforte: non è un'attenuante. Nessuno pensa che sia "lecito" chiedersi che ruolo abbia giocato la persona offesa in caso di rapina a mano armata.

Il discorso di Barbara Palombelli fa male perché ci mette davanti a un fatto inequivocabile: in Italia la cultura dello stupro è ancora giustificata e mandata in onda nei programmi TV. Ma a chi giova - ancora e ancora - tutto questo? Potremmo dire al patriarcato, a un sistema retrogrado che vuole continuare a crescere donne silenziose e sottomesse, prive di comportamenti definiti "esasperanti" che - come sembra insinuare Palombelli - tirano a cimento gli uomini e giustificano persino un omicidio come mezzo per disciplinarle. Di certo non giova (no, non può giovare) agli uomini che vedono i loro padri, fratelli e amici sporcarsi le mani di sangue e le loro sorelle, amiche, madri morire ogni giorno. Di certo non fa il bene delle donne. No, nemmeno di donne come Palombelli perché finché continueremo a colpevolizzare le vittime e a spostare l'attenzione sulla loro condotta, finché continueremo a porci le domande sbagliate, non lasceremo spazio a quelle giuste, a quelle che potrebbero davvero risolvere il problema.

Cosa spinge così tanti uomini a uccidere le loro compagne? Cosa manca a livello educativo e culturale? Perché ancora oggi continuiamo a vedere i corpi delle donne come oggetti? In che modo gli squilibri di potere tra i generi influiscono sui femminicidi? Queste sono domande lecite, ma soprattutto oggi sono domande necessarie.

Il mondo dei social è insorto contro Palombelli e dall'imprenditrice Chiara Ferragni, alla cantautrice Franchesca Michielin, passando per la conduttrice Andrea Delogu, fino all'ex presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Per noi la gogna mediatica non ha mai senso però, certo, le parole di Barbara Palombelli hanno ferito tutt* - e anche noi.