All'ennesima ondata di calore di agosto, dopo mesi in cui viviamo con il condizionatore acceso, si cominciano a mettere in dubbio anche gli assiomi più incrollabili. Ad esempio: il posto in cui andare in vacanza. Se fino a qualche anno fa estate voleva dire spiaggia e mare senza discussioni, ora, dall'asfalto rovente delle nostre città iniziamo a controllare con ansia il meteo delle destinazioni balneari: 38 gradi in Sardegna, 40 in Grecia (senza contare gli incendi), altrettanti in Spagna e così via. Visitare Parigi, Roma o persino Londra è fuori discussione, tanto che non è chiaro come sia possibile che il trend dell'estate 2026 sia l'Eurosummer.

Ci ripetiamo a cadenza regolare «L'anno prossimo andiamo al fresco» e prendiamo persino in considerazione di sostituire l'ammollo sul materassino con una settimana di hiking a patto che la sera si scenda sotto i 20 gradi. C'è qualcuno che ha dato un nome a tutto questo: "coolcation" e ci si chiede se cambierà l'assetto del turismo nei prossimi anni.



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Foto di Vidar Nordli-Mathisen su Unsplash

"Coolcation"

Il termine "coolcation" deriva da "cool" ossia "fresco" e "vacation" ossia "vacanza". Un recente studio di Trip.com Group ha mostrato un effettivo aumento delle ricerche online sui luoghi di «vacanza al fresco» del 74% nel 2026. Effettivamente qualcosa si muove e cambiano le mete scelte durante l'estate. Nel nord Europa, ad esempio, il turismo è in crescita: secondo la compagnia aerea scandinava SAS nel 2025 sono aumentate del 50-60% le prenotazioni da Francia e Italia verso la Svezia nell'arco di un anno. In Francia, poi, le ricerche di camere a Copenaghen sono aumentate addirittura del 246% ai primi caldi di questo maggio. Mete come Dublino, Oslo o Stoccolma diventano improvvisamente delle concorrenti alle spiagge della Sicilia: secondo una ricerca condotta da Mabrian e Data Appeal sono particolarmente richieste anche la Finlandia meridionale e il Vestland in Norvegia, mentre rimangono appetibili le zone settentrionali di Paesi dell'Europa del Sud, come la Galizia in Spagna, il Trentino-Alto Adige in Italia e la Normandia e l'Alsazia in Francia.

Al caldo si aggiungono anche i rischi di disastri naturali ed eventi meteorologici estremi, come gli incendi. Secondo il Travel & Sustainability Report 2026 di Booking.com, si tratta di un elemento che quasi tre viaggiatori su quattro considerano nella prenotazione delle vacanze. Nessuno vuole trascorrere le ferie con l'ansia di un incendio in espansione e il 31% degli utenti della piattaforma ha cancellato un viaggio per questo motivo.

Cambierà il turismo?

Viene da chiedersi se, nei prossimi anni, davvero i flussi turistici cambieranno per via del riscaldamento globale. Per il momento le mete "classiche" continuano ad essere comunque molto apprezzate e battute, tanto che Grecia e Spagna hanno registrato numeri record di visitatori nel 2025. Anche la montagna rappresenta una valida alternativa e in Francia gli esperti del settore affermano di aver registrato un aumento di popolarità delle località montane durante l'estate. In Italia, nel frattempo, tra le destinazioni più ambite sui monti ci sono le Dolomiti, la Val di Funes e il Parco Nazionale dello Stelvio. C'è chi, però, continua a preferire il mare anche con temperature roventi e chi non rinuncia a visitare una città d'arte pur con il rischio di ondate di calore insopportabili. La coolcation, infatti, non implica solo un cambio di meta, ma un vero e proprio cambio di stile di vacanza, di abitudini e di prospettiva.

«La temperatura è un aspetto che le persone prendono in considerazione quando vanno in vacanza», ha commentato infatti all'AFP Stefan Gossling, professore svedese ed esperto di turismo, «Ma ci sono molti altri elementi. L'Italia non è la Danimarca in termini di cultura, ambiente e prezzi. Tutto ciò fa sì che le persone non cambino facilmente destinazione quando hanno una meta preferita». Stessa spiaggia stesso mare, quindi, almeno finché il caldo non stuferà anche i più affezionati.