Le sue immagini con il dito puntato verso l'avversaria DeWanna Bonner hanno fatto il giro del mondo, trasformandosi in uno dei momenti più virali di questo 2026: stiamo parlando di Sophie Cunningham, stella del basket americana classe 1996 che nelle ultime settimane ha fatto parlare moltissimo di sé sul web, e non necessariamente per i motivi più nobili.
- Andare alle partite di basket (e vestirsi a tema) è la nuova passione delle celeb
- Fra sport e musica, al The Yard con Adidas e Hell Raton
- 10 pantaloncini sportivi che non possono mancare nell’outfit dell’estate 2026
La cestista delle Indiana Fever è stata ribattezzata dai suoi hater MAGA Barbie, in riferimento alle sue presunte posizioni politiche vicine al presidente Donald Trump. Ma cosa c'è di vero? Di certo la cestista ha un'indole bella spigolosa, e ce l'ha dimostrato non solo in campo.
Il caso Sophie Cunningham: come la sportiva ha cavalcato i meme su di lei
AGGIUNGI COSMOPOLITAN ALLE TUE RICERCHE SU GOOGLE
Siamo ad Indianapolis: durante la sfida di regular season WNBA tra le Indiana Fever e le Phoenix Mercury dello scorso 22 giugno, all'inizio dell'ultimo quarto si accende una discussione accesa tra Caitlin Clark e DeWanna Bonner. Sophie Cunningham interviene immediatamente per tutelare la compagna di squadra, affrontando a viso aperto la giocatrice di Phoenix. Quest'ultima inizia ad indicarla con fare sfidante, ma Cunningham non si scompone: resta immobile, ricambiando il gesto per ben ventidue secondi di fila.
Non c'è voluto molto prima che il siparietto si trasformasse in meme e la stessa Cunningham non ha certo esitato a sfruttare questa visibilità: già molto popolare in rete, a soli trenta giorni dall'episodio ha visto la propria base di follower su Instagram impennarsi da circa un milione e mezzo a quota 2,6 milioni. La sua figura pubblica, per il resto, è caratterizzata da luci e ombre.
Un talento di famiglia
Cresciuta in una tenuta agricola a Rocheport, nel Missouri, Cunningham è stata selezionata come 13ª scelta assoluta al Draft WNBA 2019 al termine dei quattro anni universitari. A Mizzou ha collezionato il titolo di Rookie dell'anno della SEC nel 2016 e la presenza nel primo quintetto All-SEC per tre anni consecutivi (dal 2017 al 2019).
Lo sport, in effetti, le scorre nelle vene: entrambi i genitori hanno gareggiato per l'ateneo (il padre nel football, la madre nel lancio del giavellotto), mentre la zia ha conquistato il titolo della Big Eight nel 1990 sempre con la squadra di basket.
Come se non fosse già abbastanza brava nel basket, l'atleta ha in realtà un curriculum sportivo ancora più ricco: già all'età di 6 anni ha conquistato la cintura nera di taekwondo Inoltre, ai tempi del liceo si persino è dedicata al football americano maschile, segnando due field goal decisivi per la squadra della scuola mentre era ferma ai box per infortunio nel basket.
Un bel caratterino
La scena con DeWanna Bonner è stata in realtà l'ultima di una lunga serie, visto che Sophie Cunningham non brilla per spirito sportivo.
Già durante gli anni universitari era spesso accusata di contatti al limite e condotta ostruzionistica verso le avversarie più quotate e persino i coach rivali. Nel corso di un match nel 2018 per esempio aveva aizzato il pubblico contro le avversarie ed era stata accusata di un colpo proibito alla schiena della collega A'ja Wilson. Nel match di ritorno tre settimane dopo, le avversarie avevano vendicato la sconfitta in un clima caldissimo, sfociato in un accenno di rissa nel secondo quarto guidato proprio da Cunningham.
Lei, insomma, pare trovarsi perfettamente a suo agio nei panni della provocatrice. Come sottolineato dall'ex campionessa e opinionista Rebecca Lobo: «Gioca in modo fisico, aggressivo e sa essere estremamente fastidiosa».
Le sue reali posizioni politiche: è davvero una supporter di Donald Trump?
L'etichetta «MAGA Barbie» risale ai tempi dell'università a Missouri, nata a causa di alcuni profili seguiti sui social (come Candace Owens e il media di destra The Daily Wire) e all'interazione con alcuni post di matrice conservatrice. Nonostante non abbia mai esplicitato del tutto il suo orientamento, in una recente intervista ad ESPN ha ribadito la propria contrarietà all'inclusione delle atlete transgender nelle competizioni femminili: «Mi hanno accusata di odiare le persone trans, ma non ho mai affermato nulla del genere», ha precisato a ESPN. «Il mio principio è trasmettere rispetto, ma il rispetto richiede anche verità e trasparenza. Voglio solo tutelare le ragazze negli spogliatoi e negli ambienti sportivi, evitando che debbano affrontare atleti biologicamente maschili». Ha poi anche aggiunto: «Mi considero una persona di centro. Condivido e rifiuto idee provenienti da entrambi gli schieramenti, e questo è tutto ciò che ho espresso sulle mie idee politiche. La gente però adora fare illazioni».
Lo scontro con DiJonai Carrington e le accuse di «privilegio bianco» alla WNBA
L'8 agosto 2026, la figura di Sophie Cunningham è tornata al centro di una dura polemica mediatica e disciplinare durante il match vinto dalle Indiana Fever sulle Chicago Sky per 90-86. Nel corso del primo quarto, la guardia delle Sky, DiJonai Carrington, è stata espulsa per un fallo dopo aver colpito nettamente Cunningham alla testa e al collo. Nel post-partita, Cunningham ha commentato con fermezza l'accaduto: «È stato un gesto del tutto inutile. Non le ho mai parlato e non ho nulla contro di lei, ma evidentemente aveva del rancore arretrato. Comunque va bene così, so incassare».
La tensione si è poi spostata fuori dal campo quando Carrington ha pubblicato sui propri canali social un messaggio diretto alle Fever, accusando la lega e gli arbitri di favoritismi legati al «privilegio bianco». La risposta di Cunningham non si è fatta attendere: «La questione razziale non c'entra assolutamente nulla. L'anno scorso ho commesso lo stesso identico fallo e sono stata espulsa meritatamente. Non ha alcun senso tirare in ballo questa storia». Anche l'allenatrice delle Fever, Stephanie White, pur riconoscendo la palese natura aggressiva e competitiva del gioco di Carrington, ha confermato la correttezza della sanzione arbitrale.
Non c'è dubbio: sentiremo parlare di lei ancora molto nei prossimi anni.











