Come può una bravata di un quindicenne trasformarsi in un incubo detentivo con l'accusa formale di minaccia terroristica? È la domanda attorno a cui ruota la vicenda di Flavio Santoiemma, lo studente italiano residente con la famiglia a Malta, recluso da oltre settanta giorni nell'isola. L'episodio scatenante risale allo scorso maggio, quando il ragazzo, secondo quanto riportato da Malta Today, aveva telefonato alle forze dell'ordine per avvisare della presenza di un pacco bomba (fortunatamente non presente) all'interno dell'istituto scolastico "St. Albert the Great College" (gesto che, assolutamente, non va giustificato per nessun motivo al mondo). Quella che per il ragazzo e la difesa voleva essere soltanto una messinscena di pessimo gusto o una bravata per saltare le lezioni, per le autorità di polizia maltesi (in uno scenario globale di massima allerta per la sicurezza scolastica) è stata trattata con inflessibile rigidità come un procurato allarme aggravato da minaccia terroristica. Un quadro d'imputazione che ha fatto scattare l'arresto immediato e l'applicazione di una misura cautelare in carcere eccezionalmente dura per un minorenne incensurato. Oggi, il padre di Flavio, ha deciso di tornare a parlare per raccontare le critiche condizioni del figlio recluso.



Dalle celle con gli adulti alle privazioni nel carcere

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Secondo i genitori del ragazzo, l'aspetto più critico dell'intera vicenda non riguarda solo la contestazione del reato, ma le modalità procedurali e logistiche con cui il giovanissimo connazionale è stato preso in custodia e gestito nelle settimane successive.

«Mio figlio, un 15enne italiano, è in isolamento da 70 giorni nel carcere minorile Coors a Malta. Le sue condizioni sono allarmanti», ha raccontato all'ANSA Antonio Santoiemma, il padre di Flavio. La ricostruzione dei fatti da parte del padre evidenzierebbe violazioni dei protocolli europei a tutela dell'infanzia. Subito dopo il fermo a scuola, Flavio non sarebbe stato destinato a una struttura di accoglienza protetta, ma trasferito nella Divisione 6 del carcere di Corradino (la sezione riservata ai detenuti adulti più pericolosi). Nei suoi primi quattro giorni in quella struttura, il quindicenne sarebbe stato mantenuto in totale isolamento. Qui, lontano dalla famiglia, il ragazzo avrebbe subito un immediato crollo psicologico, spingendosi a compiere gesti di autolesionismo. A quanto riportano i familiari, il successivo spostamento presso la struttura minorile Coors non avrebbe risolto la situazione. Per 35 giorni il giovane sarebbe stato ristretto in cella per 22 ore al giorno con appena due ore d'aria, costretto a consumare i pasti in piedi. Non solo: per tre giorni consecutivi sarebbe stato costretto a mangiare il cibo con le mani per la mancata consegna delle posate da parte degli agenti penitenziari.

La famiglia descrive una situazione di forte sofferenza psicologica, descritta con forza anche dalla madre. All'interno della sua stanza Flavio avrebbe a disposizione soltanto una branda, un wc e un lavabo e sarebbe costantemente monitorato dai sistemi di video sorveglianza. Per oltre un mese il quindicenne non avrebbe potuto vedere un altro spazio oltre quelle quattro mura. Sebbene nelle ultime settimane le autorità abbiano introdotto alcune parziali concessioni (permettendogli di consumare i pasti al tavolo, seguire la televisione e trascorrere due ore in una sala ricreativa), la sua condizione resterebbe sostanzialmente simile a prima. Il minorenne continuerebbe a non avere alcuna possibilità di interagire con gli altri giovani detenuti, vedendosi assegnata perfino l'ora della doccia a mezzogiorno, nel momento in cui la struttura si ferma per il riposo generale.

La scadenza giudiziaria è fissata per il 19 agosto

Ovviamente la Farnesina e l'Ambasciata Italiana a La Valletta (a partire dall'Ambasciatrice Valentina Senna) si stanno muovendo per comprendere la situazione e capire il destino del giovane, con la scelta di tornare a visitarlo in carcere proprio in queste ore. L'Ambasciata, fa sapere la Farnesina, ha in più occasioni sollevato il caso con le autorità locali, effettuando una visita al ragazzo il 26 giugno e oggi, per l'appunto. L'attenzione però resta ora proiettata verso l'udienza del prossimo 19 agosto davanti all'autorità giudiziaria maltese.