Le ferie sono sempre meno riposanti, non funzionano più come prima. Sarà il lavoro precario, saranno le pressioni a dover sempre performare, ma il diritto al riposo annuale, pur essendo «irrinunciabile» e stabilito dalla Costituzione, oggi prende contorni sfocati. Le vacanze si riducono, il budget per i viaggi anche, e aumenta, invece il senso di colpa quando si sta lontani dalla scrivania.

Lo dice la nuova edizione del Workforce Confidence Index di LinkedIn, che ha tracciato un quadro di come gli italiani vivono le ferie. E le ferie, spesso, in qualche modo si trasformano in "workation" più che vere vacanze, senza riuscire a non guardare le email e a non rispondere a messaggi e chiamate.

andare in ferie e non riuscire a staccarepinterest
Foto di Namito Yokota su Unsplash

Sempre meno ferie

Secondo la ricerca di LinkedIn, nel 2026 il 40% dei lavoratori italiani prevede di ridurre il budget solitamente destinato alle vacanze. Fino al 2024 la stessa quota si fermava al 30%, quindi una aumento di 10 punti percentuali che confermano l'aumento del costo della vita mentre gli stipendi rimangono fermi. La generazione più colpita di tutte è quella dei Millennial di cui il 43% cerca di risparmiare sulle ferie mentre segue la Gen X con una percentuale del 40% che, tra le donne, arriva al 46%.

Si risparmia sulle vacanze, ma la necessità di staccare è qualcosa che ha a che fare con la salute mentale più che con il guadagni e il risparmio: il bisogno di riposo rimane e posticiparlo o ridurlo rischia di portare al burnout. Il 67% degli italiani dichiara di «lavorare per vivere» e dunque di avere molto chiaro che il lavoro debba risultare strumentale al proprio benessere. A crederlo sono soprattutto i più giovani che non sono più disposti a sacrificare tempo e salute mentale per la carriera: vale per il 75% della Gen Z e per il 74% dei Millennial, che sono le due generazioni che più hanno cambiato approccio al lavoro negli ultimi anni.

Sempre connessi

Se, da un lato, le ferie vengono sacrificate in quanto a budget, dall'altro diventa sempre più difficile prendersi delle vere pause. Con la digitalizzazione del lavoro e un confine gradualmente più sfumato tra ufficio e vita privata, si parla sempre più spesso difficoltà a staccare e di diritto alla disconnessione. Questo vale anche durante le ferie: secondo il Workforce Confidence Index di LinkedIn, il 44% degli italiani intervistati ammette che continuerà a controllare le email e le telefonate di lavoro anche mentre è in vacanza. In questo modo, di fatto, scendendo a compromessi con quello che il lavoro ci chiede, abbassiamo l'asticella e rinunciamo a riposarci davvero. Non staccare mai mentalmente, infatti, ha un impatto sulla salute e non permette al cervello di rigenerarsi in tempo per quando saremo di nuovo in ufficio. Questo dato è particolarmente indicativo e, anche se a non riuscire a staccare sono soprattutto i Boomer (65%), ammette di rimanere sempre connesso anche il 27% della Gen Z.

Tutto questo è legato a un nuovo modo di vivere il lavoro: i diritti conquistati diventano privilegi accordati dal proprio superiore e rendersi irreperibili durante le ferie sembra un gesto di scarsa responsabilità. Addirittura il 16% dei lavoratori italiani dice di provare del senso di colpa quando si concede un po' di tempo libero e tra le donne la percentuale sale al 19%. È un segno che la cultura del lavoro, nonostante le prese di posizione dei più giovani, sta perdendo contorni un tempo più definiti, quelli conquistati dalle lotte sindacali che, nel mondo d'oggi, sembrano diventati velatamente opzionali e sfuggenti.