Immagina di aver studiato per tre anni. Di aver rinunciato a tutto (uscite, vacanze, sonno) mentre la tua famiglia metteva da parte ogni risparmio per pagarti i corsi di preparazione. Poi arrivi al giorno dell'esame. E scopri che qualcun altro ha comprato le risposte. Ora riavvolgi tutto.

Per capire l'ondata di rabbia che sta scuotendo l'India in queste settimane bisogna fare un passo indietro e guardare a cosa rappresenta il NEET-UG per i giovani del Paese. Si tratta del test nazionale d'ammissione alle facoltà di medicina, una prova complicata che ogni anno decide il futuro di milioni di ragazzi. Per prepararsi a questo appuntamento, le famiglie indiane investono i risparmi di una vita e gli studenti affrontano anni di studio.

A inizio estate, però, quel sogno si è trasformato in un incubo svelato dalle inchieste.

Cos'è successo al NEET

Una fuga di notizie su scala nazionale ha permesso la compravendita delle risposte esatte al mercato nero, alterando i risultati e costringendo le autorità ad annullare la prova e a farla ripetere a oltre due milioni di candidati. Un fatto che, comprensibilmente, ha fatto scendere in piazza migliaia di ragazzi Gen Z e le loro famiglie, infuriati per aver visto calpestati anni di sacrifici. A trasformare però una protesta in una vera e propria rivolta identitaria è stato l'atteggiamento delle istituzioni. Durante i dibattiti e le udienze legali nate attorno allo scandalo, il Presidente della Corte Suprema indiana Surya Kant ha liquidato pubblicamente attivisti, giornalisti, insegnanti e giovani scesi in strada definendoli «scarafaggi e parassiti». Un'offesa pesantissima, pensata per umiliare il dissenso (che ha finito invece, strano ma vero, per innescare la reazione opposta).



La nascita del "Cockroach Janta Party": l'insulto è diventato una bandiera

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Invece di farsi intimidire, gli studenti hanno ribaltato l'offesa trasformandola nel proprio simbolo di battaglia in piazza. È nato così il Cockroach Janta Party (il "Partito Popolare degli Scarafaggi"): con un mix di cartelli e presidi coordinati sui social network (che hanno raggiunto i 22 milioni di follower in poche settimane), la Gen Z ha travolto il centro politico di Nuova Delhi e i principali campus universitari del Paese. Dalle piazze e dai comunicati ufficiali degli studenti arrivano richieste molto concrete e precise. I ragazzi pretendono che l'esame venga riorganizzato da capo in modo del tutto trasparente, chiedono le dimissioni immediate dei vertici della National Testing Agency che non hanno saputo custodire le prove. Non solo: viene invocato l'arresto dei responsabili del mercato nero dei test, denunciando l'assurdità di un sistema che punisce le vittime della truffa anziché chi si è arricchito vendendo le risposte. In questo clima di fortissima tensione, la protesta ha trovato una guida nell'attivista ed educatore Sonam Wangchuk. Mettendosi al fianco dei giovani, Wangchuk ha intrapreso uno sciopero della fame ad oltranza richiamando i principi del Satyagraha, la resistenza non violenta. Nemmeno il ricovero forzato in ospedale, eseguito dalla polizia dopo venti giorni di digiuno per smantellare il presidio, ha fermato la sua determinazione. Dal letto della struttura medica ha confermato di voler continuare la protesta, affiancato da diversi studenti che hanno deciso di unirsi al digiuno ad oltranza pur di difendere i propri diritti.

La violenza continua ad aumentare in piazza

Il governo guidato dal Primo Ministro Narendra Modi non ha aperto alcun canale di dialogo. La scelta è stata quella della tolleranza zero, affidando alle forze dell'ordine il compito di interrompere le manifestazioni e sgomberare i presidi con la forza. Le testimonianze raccolte nelle ultime settimane tracciano un quadro di fortissima tensione. La polizia è intervenuta a più riprese con cariche di manganelli contro i cortei studenteschi, provocando numerosi feriti (solo lunedì ci sarebbero stati quasi 200 i feriti tra polizia e manifestanti), mentre le strade sono state riempite di gas lacrimogeni. Per impedire ai ragazzi di organizzare i presidi o di diffondere sul web i filmati delle aggressioni poliziesche, le autorità hanno persino disposto blocchi mirati della connessione internet mobile, a cui si è aggiunta un'aggressiva campagna mediatica per dipingere gli studenti come "manovrati" per destabilizzare il Paese. Del resto, trattare la frustrazione di due milioni di candidati come un problema di ordine pubblico da risolvere a colpi di manganello, è chiaramente un segnale di profonda debolezza da parte dello Stato.

Cosa ci dice questa protesta sulla Gen Z

Il Cockroach Janta Party non ha ancora vinto. Il sistema che ha permesso lo scandalo del NEET è ancora in piedi, i responsabili non sono stati condannati, Wangchuk è ancora in ospedale. Ma due milioni di ragazzi che rifiutano di farsi chiamare scarafaggi (e che invece ci costruiscono sopra un'identità, un simbolo, una bandiera) hanno già cambiato qualcosa.

Non solo in India. La prossima volta che senti qualcuno liquidare la Gen Z come troppo fragile, troppo online, troppo poco capace di lottare per qualcosa che conta: ricordati degli scarafaggi di Nuova Delhi. Il futuro (nostro, soprattutto) passa (anche) da qui.