Fa caldo. Tutti i telegiornali parlano di temperature record, l'asfalto in città si fonde sotto le nostre suole e possiamo solo sperare nell'arrivo di un temporale (di solito improvviso, violento e in grado di causare notevoli danni). In estate più che mai la crisi climatica è sotto gli occhi di tutti: tra il 22 e il 28 giugno in Europa occidentale sono morte per il caldo 10.000 persone in più rispetto alla media del periodo. Nel frattempo, si parla di incendi (soprattutto in Canada attualmente), di siccità, di nubifragi. Sulle Alpi svizzere è già stato raggiunto il “Glacier Loss Day” (GLD): si tratta del giorno in cui il ghiaccio e la neve accumulati annualmente nella stagione invernale si esauriscono e iniziano a sciogliersi i ghiacciai storici. Quest'anno il GLD è stato raggiunto il 29 giugno, mentre di solito si arrivava a questo punto solo a metà agosto.

Sono passati dieci anni dall’Accordo di Parigi in cui la maggior parte dei Paesi del mondo si è impegnata a ridurre l’aumento della temperatura media globale. Allora il limite fissato era un aumento di 1,5 °C rispetto al periodo preindustriale entro la fine del secolo. Quell'obiettivo oggi appare sempre più difficile da mantenere.



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Il punto sulla crisi climatica

Con l'immissione di gas serra nell'atmosfera, la temperatura media della Terra continua ad aumentare rapidamente e, nonostante l'Accordo di Parigi, negli ultimi anni abbiamo assistito a temperature record. Il 2024, in particolare, ha visto il superamento temporaneo della soglia del +1,5 °C rispetto al periodo preindustriale che, però, ancora non è stata oltrepassata a livello di temperature medie. Come spiegano gli esperti del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), attualmente è impossibile stabilire con esattezza di quanto si riscalderà ancora la Terra perché la crescita della temperatura dipende dal fatto che i Paesi mantengano o meno gli impegni assunti per la riduzione delle emissioni.

In base agli scenari delineati dall'UNEP, se i Paesi manterranno l'attuale ritmo di riscaldamento, la temperatura della Terra potrebbe aumentare tra i 2,5°C e i 4,6°C entro questo secolo. Se invece le nazioni si impegneranno di più riuscendo davvero a rispettare gli accordi presi per clima, il riscaldamento globale potrebbe aumentare da 2,1°C a 2,9°C. Tutti gli scenari, ormai, prevedono il superamento del limite del +1,5 °C fissato con l’Accordo di Parigi ma c'è ancora chi ipotizza che le temperature si possano stabilizzare intorno a quella soglia, dopo un temporaneo superamento.

Con questi aumenti delle temperature, tuttavia, si aprono cambiamenti irreversibili e catastrofici per la Terra. Con un aumento di 2°C, ad esempio, è molto probabile che quasi tutti i coralli moriranno devastando le barriere coralline che sono alla base degli ecosistemi costieri. Con un aumento di 3°C, le calotte glaciali della Groenlandia e dell'Antartide occidentale collasseranno causando un pericoloso innalzamento del livello del mare. Con un aumento di 4°C, invece, la foresta amazzonica potrebbe scomparire, privando il Pianeta del suo polmone verde.

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Foto di Ella Ivanescu su Unsplash

Coltivare la speranza

Eppure qualche passo avanti c'è stato. Le emissioni legate ai gas serra sono ancora in aumento a livello globale, ma risultano in calo in alcuni Paesi come Australia, Cina, Unione Europea, Giappone e Corea del Sud. Per questo alcuni studiosi hanno proposto di rivedere lo scenario più pessimistico fissato a +4,5 °C entro la fine del secolo. Secondo nuovi studi che considerano il rallentamento nella produzione di emissioni di gas serra e la transizione energetica, è possibile che lo scenario peggiore veda un aumento di 3,5 °C.

Negli ultimi anni c'è stato, effettivamente, un cambio di passo, soprattutto sul fronte delle energie rinnovabili e, in particolare, dell'energia eolica e solare. Nel 2025, ad esempio, le installazioni di impianti solari fotovoltaici sono aumentate di circa il 12%. Crescono anche le scoperte scientifiche rivolte alla soluzione della crisi climatica e diminuisce il costo delle infrastrutture green, tanto che gli impianti per produrre elettricità da fonti rinnovabili ha raggiunto i minimi storici. La speranza è che questo trend positivo continui e che i combustibili fossili vengano gradualmente abbandonati a favore di nuove risorse più sostenibili. La posta in gioco, però, rimane estremamente alta perché le proiezioni sul riscaldamento attualmente prevedono aumenti di temperature che renderebbero vaste aree del Pianeta impossibili da abitare, creerebbero carestie, crisi economiche e disastri ambientali sempre più estremi. Per invertire davvero l'andamento, le emissioni devono continuare a diminuire, ma ad un ritmo molto più rapido di quello finora riscontrato.