Mentre una parte della famiglia è impegnata a salvare il pianeta tra un vertice sul clima e un cartello di protesta, c'è chi ha deciso di accendere i riflettori su un palco decisamente diverso. Parliamo di Beata MonaLisa, per tutti semplicemente Bea, la sorella minore della paladina dell'ecologia Greta Thunberg. Vent'anni, un profilo Instagram da 21,9mila follower con l'estetica indie-pop e una forte dose di provocazione. Se vi aspettate discorsi sulle emissioni zero nei suoi video, siete decisamente fuori strada. Bea non ha assolutamente nulla da dire sul cambiamento climatico. Lei è qui per fare musica e rivendicare la propria personalissima quota di caos creativo, senza averle prima mandate a dire all'industria musicale. E a chi la vorrebbe definire solo in relazione alla sua famosissima sorella maggiore (di tre anni più grande), nota in tutto il mondo per aver sfidato i governi con le sue forti opinioni sulle questioni sociali e ambientali (in questo periodo è impegnata a partecipare a manifestazioni pro Pal), Bea sta tracciando una linea di pensiero chiarissima. Decisamente dal carattere pungente, MonaLisa ha una voce magnetica che riprende il sound jazz, estetica queer e una totale indipendenza artistica. Non solo: appare decisamente poliedrica, si definisce orgogliosamente "autodidatta" e possiede un talento vocale unico degno di una cantante jazz del doppio della sua età (spoiler: e non ha alcuna intenzione di vivere all'ombra di nessuno).



Chi è davvero Beata MonaLisa? Il suo manifesto queer

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Il suo nome è decisamente una questione di famiglia: «Sono nata così. Me l'hanno dato mia nonna Mona e la mia bisnonna Lisa», ha svelato di recente durante una curiosa chat virtuale con Interview Magazine. Un battesimo iconico di una ragazza che ha fatto della performance la sua ragione di vita, spiegando di ballare praticamente da quando è stata in grado di camminare e di cantare da quando aveva appena sette anni. Eppure, il percorso di Bea non è stato poi così semplice. La sua esposizione (complice probabilmente anche l'esposizione mediatica della sorella) e il suo modo di fare l'hanno portata a essere, fin da piccola, «vittima di bullismo da parte di tutti». Infatti, durante l'intervista, ha ammesso con onestà: «A scuola partecipavo a degli spettacoli e tutti pensavano che fossi insopportabile». Oggi, quella bambina già etichettata (come spesso accade purtroppo quando si ha già chiara la strada da seguire) si è presa la sua rivincita, trasformandosi in una vera e propria icona gay. Ha lasciato il pubblico a bocca aperta con una straordinaria e recente cover del brano francese del 1949 "Hymne à l'amour" di Édith Piaf, e ora i fan attendono con impazienza il suo album di debutto. Un progetto a cui lavora da quando aveva 13 anni, scrivendo ogni singola canzone da sola, e che promette di essere un manifesto «pro-queer, anti-macho»: «Continuo a tornare sui miei passi e a cambiare le cose. Ci sono nove canzoni, sette sono finite... L'album parla della libertà di identità e dell'emancipazione femminile»

Contro il patriarcato dei produttori: «Non sono responsabile per gli altri»

In fondo, crescere sotto la lente d'ingrandimento dei media globali può essere soffocante, soprattutto se ogni tua intervista rischia di avere sempre il paragone con la sorella. Durante l'intervista, quando le viene posta la domanda circa Greta al centro dell'attenzione mediatica, Bea liquida la questione dell'attivismo con freddezza, rispondendo semplicemente: «Non sono responsabile della vita degli altri». Avendo obiettivi di vita totalmente diversi rispetto a quelli di Greta, Bea ha deciso di abolire i cliché dell'industria musicale, a partire dai vecchi meccanismi tossici delle sale di registrazione. Non ci sta a farsi dire come stare al mondo (e sul palco) da chi vorrebbe solo controllarla: «Ho molti produttori uomini etero che mi dicono come cantare. Vogliono sentirsi come se mi avessero insegnato qualcosa. Una giovane donna che alza la voce risulta molto provocatoria, soprattutto per loro, perché vogliono mantenere il controllo».

Per lei, il successo non ha a che fare con i grandi numeri o con una fama temporanea da dare in pasto agli algoritmi: «Forse è una sensazione. Puoi essere famosa in tutto il mondo e non sentirti accettata, oppure puoi avere una piccola base di fan e sentirti molto realizzata. È più importante avere fan che ti capiscono». E per quanto riguarda il suo pubblico? « Sono molto particolari. Hanno gli stessi interessi, lo stesso modo di vestire, lo stesso senso dell'umorismo. Io sono molto sarcastica».

Forse, la vera forza di Beata MonaLisa sta proprio in questo rifiuto totale delle aspettative altrui. Dal momento che tutti (un classico in queste situazioni) la considerano la "sorella di", Bea sceglie la strada della provocazione artistica. Il suo imminente album di debutto potrebbe essere un test importante per un'industria musicale che fatica ancora ad accettare le giovani donne libere e non manipolabili in campo artistico. Chi si aspettava un clone di Greta rimarrà probabilmente deluso, è vero. Chi è alla ricerca però di una voce Gen Z decisamente pop queer e totalmente indipendente, beh allora sì: abbiamo finalmente trovato una nuova icona da seguire.