Siamo tutti a lamentarci per il caldo e combattiamo tra la voglia di accendere l'aria condizionata e i sensi di colpa per l'ambiente. Perché, lo sappiamo, ce lo stanno dicendo tutte le testate, le organizzazioni, gli esperti: questo caldo è frutto del riscaldamento globale. Dalla Francia al Regno Unito (che per la prima volta ha toccato i 40 gradi), alla Spagna, al Portogallo e anche qui in Italia dall'inizio dell'estate ci sono state temperature record. Le massime e le minime nel mese di giugno sono state abbondantemente sopra la media in quasi tutta l’Europa, confermando un andamento già rilevato negli scorsi anni. Ora siamo nel pieno dell'ennesima heat wave e le conseguenze sono visibili: oltre ai disagi e ai problemi di salute ci sono gli incendi, i ghiacciai che crollano e un'estrema siccità. «Questa non è la nuova normalità ha commentato Greta Thunberg su Twitter, «la crisi climatica continuerà a intensificarsi».

L'attivista ha detto la sua sulla situazione. Il rischio è che, dopo un allarmismo iniziale, passata l'estate, ci si tranquillizzi e Thunberg, lo sappiamo, non vuole che l'attenzione sul problema cali. «La crisi climatica continuerà a intensificarsi e a peggiorare finché mettiamo la testa sotto la sabbia e diamo la priorità al profitto e all’avidità rispetto alle persone e al Pianeta», ha sottolineato commentando un tweet del meteorologo Scott Duncan. «Stiamo ancora camminando come sonnambuli verso il bordo del precipizio», ha aggiunto senza edulcorare. Del resto, secondo il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Petteri Taalas, episodi del genere «saranno sempre più frequenti nei prossimi decenni». «È un campanello di allarme» ha aggiunto, sottolineando che, se non agiamo, il trend negativo continuerà fino al 2060.

La sensazione è che Thunberg ancora una volta ci lasci senza speranza, in preda al caldo e alla climate anxiety che si alimentano a vicenda. Eppure, come ha detto l'attivista proprio qualche settimana fa a Glastonbury, la speranza non è qualcosa che ci può «venire dato». «È qualcosa che devi guadagnare, creare», ha detto, «non può essere ottenuta stando a guardare passivamente e aspettando che qualcun altro faccia qualcosa». «Prendete provvedimenti», ha esortato, «uscite dalla vostra zona di comfort. E se un gruppo di ragazzi delle scuole è riuscito a portare milioni di persone nelle strade e iniziare a cambiare le loro vite, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se ci provassimo». Se il caldo smuoverà le coscienze forse sarà servito a qualcosa.