Nel 2020, alla fine del lockdown duro, Netflix aveva rilasciato la prima stagione di Valeria, serie ispirata all'omonima saga romance della scrittrice Elísabet Benavent che traslava su un gruppo di quattro amiche spagnole le dinamiche, la narrativa e gli espedienti portanti di Sex and the city. Il confronto tra le due serie è sempre stato più che ovvio, considerato che la protagonista nonché centro nevralgico delle avventure della serie, Valeria Ferrin interpretata da Diana Gomez, è una scrittrice funestata da svariate pene d'amore e che le sue amiche Carmen (Paula Malia), Nerea (Teresa Riott) e Lola (Silma López) sembrano ricalcare i caratteri e le attitudini di Charlotte, Miranda e Samantha, protagoniste della serie creata da Darren Star.
Negli anni - il 14 febbraio Valeria è tornata in streaming con i sei episodi che compongono la quarta e ultima stagione - lo show si è evoluto in modo convincente, sempre rimanendo fedele ai quattro libri cui si ispira (Nei panni di Valeria, Valeria allo specchio, Valeria in bianco e nero e Valeria senza veli, tutti scritti da Benavent e usciti nel 2017) e con un occhio sempre strizzato ai grossi stravolgimenti culturali che hanno trasformato la società in quest'ultimo decennio, un passaggio che Sex and the city, per ovvie questioni temporali, a suo tempo non aveva potuto fare (e che sta provando a portare avanti nel sequel And Just Like That, arrivato anni dopo la fine della serie originale).
L'ultima stagione di Valeria riprende lì dove l'avevamo lasciata: Carmen nel pieno della sua personale rivoluzione come madre del piccolo Gonzalo, incapace di godersi le gioie della maternità e del matrimonio perché desiderosa di riprendersi la sua vita di donna in carriera; Lola, dopo la libertà sentimentale delle prime tre stagioni, ha messo la testa a posto con Rai, un ragazzo più giovane di lei di 15 anni (il richiamo a Samantha e Smith delle ultime stagioni di SATC è evidente); Nerea, felice con la sua fotografa Georgina, non si capacita che lei non voglia fare il passo successivo con convivenza e figli. E Valeria, dopo la fine del suo matrimonio, la relazione turbolenta con Viktor (Maxi Iglesias) e mirabolanti avventure sessuali e sentimentali, ora si trova invischiata in una storia con il collega scrittore Bruno, un uomo con il quale evidentemente non vuole stare e che la mette a disagio con il suo ordine e la sua invadenza.
In questa quarta e ultima stagione, ovviamente, il lieto fine è assicurato per tutte le protagoniste, Valeria compresa: il suo secondo romanzo stenta a decollare perché le manca la scintilla, quella fiamma capace di ispirarle le parole d'amore e di passione che le hanno regalato il successo col suo primo libro, e quella scintilla non può che essere rappresentata proprio da Viktor, che come gli altri personaggi della storia ha subito un cambiamento a dir poco epocale (vogliamo fare un altro riferimento con SATC? Mr Big, sei stato nominato). Lo ritroviamo infatti pronto a tendere la mano alla sua ex, da cui si è fatto lasciare per via dei suoi continui tradimenti, non come amante ma come amico. E in questa amicizia tutta giocata sul filo della nostalgia rifiorirà anche l'ispirazione di Valeria e il suo amore per la scrittura.
Valeria è godibile anche se non un esercizio di originalità
L'adattamento della saga di Valeria scritta da Benevent (che ha collaborato a tutte e quattro le stagioni e compare in un cammeo in uno degli ultimi episodi) non ha mai cercato di essere una voce unica nel panorama seriale internazionale ma, esattamente come Emily in Paris o Bridgerton, è riuscita a creare un immaginario narrativo molto forte, a rendere glamour e appassionante una storia raccontata molte volte da diversi registi e sceneggiatori. Insomma, la storia della scrittrice e delle sue tre amiche l'abbiamo già sentita, eppure ci conquista sempre: in Valeria non c'è niente di veramente nuovo, ma i dialoghi sono scritti bene e l'ambientazione europea, così come le abitudini quotidiane delle protagoniste così simili alle nostre, hanno avvicinato il pubblico alla serie. Che, dopo 5 anni, ci dice addio con il migliore dei finali: dopo i malesseri, le crisi, le storie sbagliate, i tormenti e gli sbagli, tutto va come deve andare.











