Iniziamo subito col dire che questa serie non è un calco di House of Cards e neanche di Scandal, e cioè uno di quegli show che segue da vicino la vita di un presidente degli Stati Uniti - in chiave politica o romance, a seconda chi chi lo scrive e di cosa vuole la rete - per raccontare agli spettatori i desideri inconfessabili e i giochi di potere celati all'ombra della Casa Bianca. In Paradise, serie in otto episodi in streaming dal 28 gennaio su Disney + la Casa Bianca si vede giusto di straforo. Certo un Potus c'è, ovvero lo sgradevole, meschino, razzista e opportunista Cal Bradford interpretato dal magnetico James Marsden. Accanto a lui c'è Xavier Collins, la guardia personale del presidente (Sterling K.Brown, il Randall di This is us). Ci sono pure potenti e ricchissimi che si affannano a mantenere la loro posizione sulla vetta del mondo. E c'è un universo, che all'apparenza ricalca la perfezione dei prestigiosi sobborghi americani, in cui non c'è niente di vero tranne i ricordi di chi vi abita.
Fatte le dovute premesse, ecco dunque cos'è Paradise: senz'altro è una serie sci-fi che riscrive il genere apocalittico mixando, in questa ricetta vincente, anche un po' di thriller (la prima puntata si apre con l'omicidio del presidente, ma il suo assassino non è l'unico mistero da svelare) e di romance (tra i produttori dello show c'è Dan Fogelman, già creatore di This is us: la struttura a flashback che racconta pezzi della vita dei protagonisti e come si incastrano tra loro in un unico destino è la base della narrazione). E c'è pure un tocco di Lost, amatissima serie prodotta da JJ Abrams: anche Paradise si muove spesso su più piani temporali, lasciando lo spettatore spesso interdetto circa le dinamiche degli eventi.
Di cosa parla Paradise?
Il protagonista della storia è l'agente Collins, vedovo con due figli che vive in una bella casa e fa un lavoro di grido: dopo una gavetta importante e tanti sacrifici, è diventato il capo del team della sicurezza del presidente degli Stati Uniti. Il presidente lo ha scelto sì perché è in gamba, ma anche perché è nero: non è una supposizione dello spettatore, ma una battuta che Cal Bradford fa a Xavier nel primo episodio, giusto a tracciare i paletti psicologici del suo personaggio. L'omicidio del suo assistito mette l'agente Collins al centro dell'indagine per capire chi abbia fatto breccia nella sicurezza, arrivando ad assassinare il presidente. Ma Paradise, come dicevamo all'inizio, non è una serie alla House of cards e neanche puramente un murder mistery quindi no, non è questo il punto focale della storia. In realtà scopriremo presto che nulla, nel luogo in cui vivono Xavier, i suoi figli e altre 25 mila persone tutte potentissime, ricchissime e privilegiatissime è come sembra: la città infatti sorge in un cantiere nella cavità dei monti del Colorado ed è un rifugio anti-nuncleare costruito per pochi, fortunatissimi esseri umani, per scampare a una catastrofe ambientale che ha ammazzato tutti gli altri.
Non andiamo oltre con i dettagli per non togliere il piacere della sorpresa a chi ancora non ha visto i primi episodi, ma è chiaro, sin dalle premesse, che Paradise rimescola diversi espedienti narrativi - tra cui il flashback, il flashforward, il cliffhanger, ovvero il colpo di scena presentato alla fine della puntata, o il plot twist, quando le carte in tavola della sceneggiatura vengono cambiate improvvisamente - per conquistare lo spettatore e incatenarlo allo schermo. I deja vu durante la visione saranno parecchi (oltre alle serie già citate, mettiamoci pure un po' di Black Mirror) ma il risultato non cambia: Paradise intrattiene e lo fa a meraviglia. Ce ne fossero di più, di serie così.












