Ha gli occhi che brillano ogni volta che pensa a uno dei "suoi" personaggi (e ancora di più quando accenna alle prossime donne a cui presterà la voce). È come se le conoscesse una ad una: dalla dolcezza di Belly ne L'estate nei tuoi occhi all'ironia di Mercoledì Addams, passando per la fortissima Undici di Stranger Things, l'esitante Persefone Fraser di Un anno dopo l'altro e Coco, la sbadatissima protagonista dell'anime Atelier of Witch Hat (su Crunchyroll), quella che forse le «assomiglia di più».
Perché le lascia la libertà di immaginare e costruire i dettagli: un gesto delle mani, una movenza, un'inclinazione particolare dello sguardo. E tutto cambia.
Chiara Fabiano è una delle voci più riconoscibili della nuova generazione del doppiaggio italiano. 21 anni, nata e cresciuta a Roma, è sorella minore di Mattia, con cui condivide da sempre la passione per lo spettacolo («il doppiaggio è una delle cose che abbiamo in comune, ci lega nel profondo: lui è il mio primo sostenitore e viceversa»).
L'abbiamo incontrata per parlare con lei di anime, di passioni nate quasi per caso, del rapporto con personaggi amatissimi come quelli interpretati da Jenna Ortega, Millie Bobby Brown e Lola Tung, ma anche di sogni nel cassetto, sacrifici, intelligenza artificiale e del futuro di una professione che continua a emozionare milioni di spettatori (e tanti ragazzi, che vorrebbero avventurarsi nel mondo del doppiaggio).
Coco e il mondo magico di Atelier of Witch Hat
Com'è stato entrare nel mondo di Coco e dell'anime in generale?
«Mi ha colpito fin dal primo trailer. I disegni sono pazzeschi, soprattutto i paesaggi: raramente ho visto un anime visivamente così bello. Poi c'è la musica, che mi è rimasta in testa subito. E infine Coco. Mi sono ritrovata molto nel suo carattere: è esplosiva, brillante, determinata, curiosa e anche molto testarda. Ha una voglia incredibile di imparare e questo è un aspetto che amo. È un personaggio positivo, anche se un po' sbadato».
Avete qualcosa in comune?
«Sicuramente condividiamo l'entusiasmo e la curiosità. Forse lei è ancora più testarda di me, ma ci sono tanti aspetti del suo carattere che sento vicini al mio».
Sei appassionata di anime anche nella vita privata?
«In realtà li ho scoperti proprio grazie al doppiaggio. Prima non li conoscevo e li avevo anche un po' sottovalutati. Pensavo fossero semplicemente dei cartoni animati, invece raccontano delle storie profondissime e spesso veicolano messaggi molto importanti. Alcuni sono dei veri capolavori».
Atelier of Witch Hat ti ha conquistata?
«Assolutamente sì. Mi piace tantissimo il fantasy e questa storia mi ha preso subito. Tra l'altro ho doppiato l'ultima puntata proprio ieri e posso solo dire che non vedo l'ora di tornare a lavorarci. Non posso fare spoiler, ma sono rimasta davvero a bocca aperta».
Guarda la serie su Crunchyroll
Il doppiaggio tra tecnica, emozione e fantasia
C'è differenza tra doppiare un personaggio animato e un attore in carne e ossa?
«Tantissima. Quando doppi un attore devi seguire esattamente ciò che fa. Io guardo molto gli occhi, perché raccontano tantissimo. Basta un sopracciglio che si alza per cambiare completamente l'intonazione di una battuta. Con l'animazione, invece, hai più libertà. Alcuni riferimenti non ci sono e devi crearli tu. C'è più spazio per la fantasia e puoi metterci qualcosa di personale».
Sei critica con il tuo lavoro quando ti rivedi sullo schermo?
«Molto. Però il doppiaggio non è mai una cosa solo mia ma è un lavoro di squadra. C'è il direttore artistico, l'assistente, il fonico, gli altri colleghi. Quello che arriva al pubblico è il risultato di tante persone che collaborano. È un po' come una canzone: non esiste solo la voce del cantante».
Da Mercoledì a Stranger Things: le serie che hanno segnato Chiara Fabiano
Tra Jenna Ortega, Lola Tung e Millie Bobby Brown, quale personaggio ti è rimasto più nel cuore?
«Millie Bobby Brown ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore, soprattutto grazie a Enola Holmes. È un personaggio che adoro perché passa continuamente da momenti ironici a scene molto intense: ha dei momenti in cui guarda in telecamera, come se stesse parlando a un'amica, poi ci sono le scene, i monologhi, ha tantissimi cambi e per un doppiatore, per un attore, divertirsi, cambiare in questo modo, è bellissimo».
E di Stranger Things cosa ti ha colpito?
«Mi sono appassionata davvero solo con l'ultima stagione, prima la consideravo solo "una bella serie". Poi invece mi ha preso tantissimo e ovviamente mi sono pentita di non aver seguito tutto! Ho sempre riconosciuto la qualità di Stranger Things, ma non era il mio genere. Poi ho visto la nuova stagione da spettatrice e mi ha conquistata completamente».
Team Conrad o Team Jeremiah per L'estate nei tuoi occhi?
«Team Conrad! Assolutamente, da sempre e per sempre».
Hai seguito Off Campus e qual è l'ultima serie che hai visto?
«Off Campus non ancora ma tutti me ne parlano! Ora sto riguardando The O.C.. Un classico assoluto. Summer e Seth restano la mia coppia preferita».
Il sogno di diventare attrice
Senti Chiara, hai mai pensato di fare l'attrice?
«Sì, mi piacerebbe molto. Ho fatto una serie per DeAKids qualche anno fa e mi sono divertita tantissimo. È un mondo completamente diverso dal doppiaggio. Nel cinema ci sei tu al cento per cento, con il corpo, il volto, la presenza scenica. È una sfida diversa e molto affascinante».
E se non avessi fatto questo lavoro, il tuo piano B?
«Da bambina sognavo di fare la wedding planner. Sono una romanticona e adoro tutto ciò che riguarda i matrimoni, la feste, le relazioni. Anche per questo ho adorato L'estate nei tuoi occhi e Un anno dopo l'altro».
Crescere lavorando
Hai iniziato a lavorare molto presto. Ti sei mai sentita in qualche modo "diversa" dagli altri ragazzi?
«Sì. Ho iniziato a quattro anni e durante le medie il doppiaggio era già diventato un vero lavoro. Ho rinunciato a molte cose: sport, pomeriggi con gli amici, feste. Però erano sacrifici che facevo per qualcosa che amavo. Oggi mi sento diversa, ma in senso positivo. Come dice Mercoledì Addams, l'unicità può essere la nostra forza».
L'intelligenza artificiale e il futuro del doppiaggio
C'è un tema che riguarda molti lavori tra cui il tuo. Ti preoccupa l'intelligenza artificiale ti preoccupa per il futuro del doppiaggio, che ne pensi?
«L'IAè una questione che riguarda tutti noi. Però credo che l'emozione umana non sia replicabile. Magari chi non lavora nel settore nota meno le differenze, ma una voce generata artificialmente non riuscirà mai a restituire la stessa verità emotiva di un interprete».
Che consiglio daresti a chi sogna di diventare doppiatore?
«Studiare recitazione. Il doppiatore è prima di tutto un attore. Poi lavorare sull'italiano e sulla dizione, perché sono fondamentali. Oggi esistono scuole molto valide e il percorso migliore è unire tecnica e interpretazione».
Un sogno nel cassetto?
«Continuare a fare questo lavoro e, magari un giorno, recitare davanti alla macchina da presa».












