Quando ho iniziato le mie ricerche sul genere dei videogiochi indie, la prima cosa è stata confrontarlo con il suo contrapposto mainstream: quello dei giochi tripla-a. Proprio a quel punto mi sono imbattuta in una definizione molto più fluida di quello che mi aspettavo.
Proseguendo con l’indagine, infatti, ho capito che i due generi altro non sono che due estremi di uno stesso spettro.
In questo articolo proveremo a dare una definizione di tripla-A, e confronteremo la classificazione con quella ormai familiare dell’indie, per scoprire in che modo si influenzano a vicenda. Definire un genere in un contesto così libero e creativo, è una mossa che (per quanto semplifichi il discorso) banalizza e cancella la fluidità del campo artistico. È opportuno ricordare che i confini tra generi sono confusi e incerti: indie is a vibe, che di certo non è isolata dal resto del panorama.
Che cos’è un gioco tripla-A?
Il nome di Tripla-A (anche scritto “AAA” o, in inglese, “Triple-A”) è stato preso in prestito negli anni ‘90 dalle convention di videogiochi americane, per indicare un prodotto provvisto di un publisher di dimensioni medio-grandi e un budget particolarmente elevato.
Il termine viene dalle agenzie di rating, che indicavano con la sigla AAA un investimento con alta solvibilità, alta affidabilità e rischio minimo (insomma, il tipo di investimento migliore sul mercato). La sfera dell’economia, dunque, ha avuto una grande influenza sull’accezione che la parola ha finito per ricoprire.
Sembrerebbe, infatti, che la definizione di gioco tripla-A sia data da fattori esclusivamente economici e produttivi, ma in realtà questo non è un pensiero univoco. Infatti, spesso iTriple-A vengono considerati i “blockbuster” dell’industria, a indicare che si tratta di progetti grandi, ambiziosi, fatti per accontentare un pubblico di dimensioni notevoli.
Indie e Triple-A: due facce, stessa medaglia?
Ma veniamo al confronto vero e proprio: come si rapportano i giochi indie con i tripla-A?
La parola d’ordine nell’indie è “creatività”, e lo scopo è raccontare una storia nuova e inedita, senza per forza dover usare strumenti all’avanguardia. Dall’altra parte, invece, il tripla-a vuole spingere al limite le capacità dell'hardware a disposizione, avvalendosi di mezzie conomici e produttivi che le produzioni indipendenti non hanno.
Ma a queste prerogative, fanno fronte le difficoltà specifiche di questa etichetta:
● I costi esorbitanti: se i tripla-a sono i blockbuster dell’industria, è logico che si presentino come delle importanti scommesse finanziarie, qualora il gioco non dovesse rientrare nel bilancio, l’azienda andrebbe a perdere una quantità significativa di soldi.
● I tempi di sviluppo molto lunghi: non solo si pone il problema dell’attesa per il pubblico, ma anche degli orari di lavoro per i dipendenti.
● Modelli di marketing aggressivi: sempre più spesso si includono micro-transazioni, reward box e meccaniche gacha-like per instillare nella mente del giocatore un maggior bisogno di spendere.
● Le aspettative del pubblico: ogni gioco tripla-a si trova a confrontarsi con le aspettative di un pubblico sempre più difficile da soddisfare e con un mercato sempre più competitivo.
● L’eccessiva prevedibilità: accontentare una grande massa di potenziali compratoriè già di per sé un compito impegnativo, se poi c’è in gioco il denaro, capita spesso evolentieri che il publisher sacrifichi il lato creativo e innovativo del gioco per finanziare un prodotto più sicuro.
Cosa sta nel mezzo? Altre etichette alternative
Nell’introduzione abbiamo ribadito che i confini tra generi non sono categorici, e che parlare di giochi indie e tripla-A come due classi che si escludono vicendevolmente, è una distinzione che cancella tutte quelle realtà che si trovano nel mezzo dello spettro.Presentiamo ora quelle classificazioni intermedie che designano parti del panorama videoludico meno conosciute.
● Doppia A: Un gioco doppia A è un gioco realizzato con il supporto di un editore, con costi inferiori e una fantasia meno ingessata rispetto ai tripla-a, ma risorse maggiori dei giochi indie. Per via di queste caratteristiche il genere aspira a unire l’unicità dell’indie con la popolarità del tripla-a.
● Tripla I: Molto simile a un gioco doppia A, un triple I è un gioco che riesce a raggiungere livelli produttivi simili a quelli di un tripla-a, grazie a finanziamenti indipendenti. In realtà è proprio questo il suo carattere distintivo: il fatto che il denaro giunga da donazioni, prestiti o investimenti da ambienti indipendenti dai grandi publisher.
● A, B, C, D, Shovelware: Al contrario delle etichette di sopra, queste non servono a livello di marketing per promuovere il prodotto, ma bensì vengono usate dalla critica e per definire la qualità di un gioco. Più precisamente, si usano le lettere dell’alfabeto per indicare tutti i titoli qualitativamente inferiori ai doppia A, mentre la parola Shovelware indica un prodotto informatico di scarso budget e qualità scadente, presente sul mercato in grandi quantità.Esempi di giochi AAA, AA e Triple-I
AAA
I grandi blockbuster dell'industria videoludica includono titoli come GTA VI, Assassin's Creed Shadows e Call of Duty, produzioni multimilionarie pensate per raggiungere milioni di giocatori in tutto il mondo.
AA
A metà strada tra indie e AAA troviamo giochi come A Plague Tale, Hellblade e GreedFall, progetti più contenuti ma spesso capaci di sperimentare maggiormente sul piano creativo.
Triple-I
Negli ultimi anni hanno attirato molta attenzione produzioni come Hades, Baldur's Gate 3 e Clair Obscur, che pur nascendo in contesti indipendenti hanno raggiunto livelli qualitativi e produttivi vicini a quelli dei grandi blockbuster.
In conclusione
Il futuro dei videogiochi AAA sembra essere messo in discussione dalla concorrenza dei giochi AA. Oggi infatti le aziende prendono la strada di finanziare più di questi progetti, o di promuovere i loro prodotti come AAA+ (o anche AAAA), per sottolineare la qualità dei loro titoli e per differenziarsi in un mercato così competitivo.
Certo è che ultimamente, i giochi AA si presentano particolarmente interessanti per le aziende: riscuotono un discreto successo sul mercato, costituiscono un investimento meno rischioso e agli sviluppatori risultano come progetti innovativi, che possono permettersi più libertà e avanguardie a livello artistico.
In questo contesto, che posto trovano le produzioni AAA? Essendo un pilastro fondamentale del mondo videoludico, è difficile che vengano lasciate indietro. Ma in una situazione dinamica come questa si aprono due strade: la specializzazione o l’ammodernamento.
A questo punto, se alcuni publisher scelgono la prima strada (che notiamo nell’ascesa dei videogiochi multiplayer cooperativo locale degli ultimi anni), altri invece considerano opportuno cercare sempre di rinnovarsi, anche a costo di assumersi qualche rischio economico.












