Vi è mai capitato di desiderare di essere qualcun altro dopo averne avuto un piccolo assaggio? Ecco, questa è la storia di Coco, una ragazzina che viene per la prima volta a contatto con la magia da molto piccola e ne rimane talmente affascinata da voler diventare lei stessa una maga. In un mondo dove però la magia è un segreto tramandato fra soli maghi, Coco si trova a continuare la sua vita ordinaria insieme alla madre fino all’arrivo di Qifrey, un uomo misterioso che cambierà drasticamente la sua vita.
Atelier of Witch Hat è un anime attualmente in corso che va in onda su Crunchyroll tutti i lunedì alle 16.00.
I punti di forza di Atelier of Witch Hat
Durante la visione dei cinque episodi che sono usciti fino al momento della stesura di questo articolo, ho iniziato ad analizzare l’anime e ne ho trovato alcuni punti di forza.
Innanzitutto trovo che ognuno abbia un modo diverso di raccontare il proprio fantasy. Prendete i cavalli alati: mi ha stupito molto che avessero le ali al posto delle orecchie e non, come di solito, sul dorso. Un’altra cosa che mi ha colpita in positivo sono le ambientazioni: sembra che il concetto di fantasy debba essere associato solo a castelli, draghi e principesse, Atelier of Witch Hat punta invece a un'ambientazione legata indissolubilmente alla natura.
Ma il massimo pregio che secondo me questo anime ha, è che i personaggi sono reali in ciò che provano e sentono. Molte volte, a seguito di un evento catastrofico (che nella maggior parte di casi si traduce in un lutto) il protagonista va avanti per la sua strada come se quell’esperienza traumatica non lo avesse assolutamente scalfito, qui invece c’è una vera sofferenza, ci sono emozioni reali ed è per questo che si dimostra essere un anime, per il momento, ben riuscito.
E poi sono le interazioni: Coco è una bambina che deve ambientarsi in un nuovo mondo con persone che hanno pregiudizi e che non ritengono che lei dovrebbe far parte del mondo della magia. Questo pregiudizio si traduce nelle azioni che altre ragazzine compiono nei confronti di Coco e che spesso la portano ad essere messa in pericolo o a sentirsi in difetto a causa della sua poca dimestichezza con la magia: è una reale salita per il personaggio e quindi una crescita che anche chi guarda l’anime può percepire e seguire perché la frustrazione, il dispiacere e il non sentirsi abbastanza sono cose con cui tutti noi possiamo relazionarci nella vita vera.
Un altro punto di forza è l’ambiguità trasmessa da alcuni personaggi che ti sembra di aver inquadrato fin dall’inizio ma che poi compiono un’azione che non riesci davvero a spiegarti. Questo rende tutto ancora più interessante e le colonne sonore fanno un grande lavoro: l’attenzione ai dettagli nella musica come nel quinto episodio, è qualcosa che mi è davvero piaciuta.
E infine le animazioni: solitamente gli anime che vanno in onda a episodi hanno una grafica che per molti versi trovo inferiore a quelli che vengono adattati come film, invece Atelier of Witch Hat è uno di quei pochi casi in cui c'è grandissima qualità. Il fatto che tu possa seguire sul volto del personaggio il cambiamento di diverse emozioni nel giro di pochissimi secondi è emozionante per me che amo molto il realismo nei personaggi.
Perché dovresti guardarlo settimana dopo settimana
Molte volte ci si chiede quando sia il momento giusto per immergersi nella visione di un anime e ci si divide tra due gruppi: chi guarda un episodio a settimana e chi guarda tutta la stagione non appena gli episodi sono tutti disponibili. Il mio consiglio nel caso specifico di Atelier of Witch Hat è: guardate un episodio alla settimana. È sicuramente vero che non avere il quadro completo della situazione una volta finito l’ultimo episodio in uscita può lasciare destabilizzati (e lo dice una che di solito aspetta di avere tutta una stagione completa per guardare un anime), ma proprio perché faccio parte di questa categoria voglio spezzare una lancia a favore della visione settimanale che molto spesso mi ha fatto più compagnia di quella completa.
Se ti stai struggendo perché l’episodio è finito in un determinato modo vuol dire che è un episodio ben riuscito. Il passaggio più difficile secondo me, sempre relativamente a Atelier of Witch Hat, è tra gli episodi 2 e 3: come sottolineato in un mio precedente articolo, la regola dei tre episodi è quella che a volte salva la visione di un’intera stagione.
Il problema degli spoiler nell’era di TikTok
Ormai sui social come Instagram o TikTok gli spoiler non tardano ad arrivare (a meno che uno non si prefissi di non aprirli durante tutto l’arco dell’uscita di un anime è quasi impossibile sfuggirgli). Questo secondo me porta a una grande perdita che io stessa a volte ho provato: tramite gli edit è come se lo spettatore guardasse l’anime tramite un riassunto dei momenti più salienti degli episodi appena usciti e in questo modo perdesse l’interesse nel vedere effettivamente l’anime per intero perché “tanto si sa già come va a finire”.
La regola dei tre episodi qui funziona davvero
Avere un appuntamento settimanale può farti arrivare a fine giornata con l’entusiasmo di dover scoprire che cosa succederà nell’episodio che verrà trasmesso quella sera.
E il rischio di divorare un anime? Essendo una persona che ha guardato tanti anime posso dire che probabilmente avrei preferito vederne alcuni durante le loro uscite settimanali, soprattutto per quanto riguarda quelli che hanno solo una stagione perché gli episodi durano così poco che è possibile fare una maratona e vederli tutti in una notte. Questo ti lascia l’entusiasmo di aver visto qualcosa che ti è piaciuto molto ma allo stesso tempo che finisce lì: è qualcosa relegato solo a quella notte mentre a volte avrei voluto ascoltare quella storia ancora per un po’.
Atelier of Witch Hat è il tipo di anime che resta con te
Se le mie motivazioni sono state abbastanza da convincerti ad arrivare fino alla fine di questo articolo ti invito ad andare a vedere Atelier of Witch Hat. Perché alcuni anime finiscono, mentre altri continuano a vivere dentro di te. Atelier of Witch Hat sembra appartenere decisamente alla seconda categoria











