C'erano una volta le fiere e le convention nerd: luoghi dedicati a fumetti, videogiochi e cosplay dove gli appassionati del genere si ritrovavano alimentando il mito di eventi (non proprio) alla portata di tutti.
Oggi, invece, quegli stessi happening sono diventati molto di più: enormi spazi performativi dove sport, musica, danza e cultura pop si mescolano continuamente, dando vita a spettacoli sempre più immersivi e sorprendenti. Che questa volta sì, conquistano un pubblico trasversale.
Lucca Comics & Games, Napoli Comicon, Milan Games Week & Cartoomic (solo per citare le più note, in Italia): è qui che il wrestling incontra il teatro, che le spade laser di Star Wars diventano una vera disciplina e che il K-pop si trasforma in performance collettiva. Perché il pubblico non vuole più soltanto guardare mondi fantastici attraverso uno schermo: vuole entrarci dentro, viverli e, soprattutto, interpretarli in prima persona.
Costumi, trucco e coreografie: tutto serve a rendere vivo e reale lo spettacolo, per una community sempre più vasta e variegata.
Non solo fumetti, le convention come esperienze immersive
Negli ultimi anni le fiere hanno affrontato un cambiamento radicale: il boom del settore e la svolta mainstream della cultura pop hanno allargato di molto le prospettive di questo mondo e ovviamente il suo pubblico.
I social hanno avuto un ruolo fondamentale, moltiplicando la visibilità di questi eventi e togliendo finalmente l’etichetta di “hobby di nicchia” alla cultura nerd.
Meet&Greet, concerti, sessioni di gioco dal vivo, spettacoli ed esibizioni: ecco una parte delle attività che negli ultimi anni hanno arricchito le fiere del fumetto. E poi come non citare le community dei più famosi franchise del settore, come DC, Marvel, Star Wars e tanti altri, che popolano le fiere con costumi sorprendenti, vere e proprie astronavi, ambientazioni e cosplayer. Ecco le novità da conoscere.
Wrestling: storie sul ring
Ecco un mondo in cui realtà e fantasia si fondono in quello che potremmo definire “realismo romanzato”.
Il pro-wrestling si differenzia dal classico Catch Wrestling – effettivo sport di prese e proiezioni atletiche – aggiungendo una vera e propria trama, o “storyline”. Qui troviamo personaggi pittoreschi, esagerati, amabili o detestabili, tutti accomunati dal desiderio di conquistare la cintura di campione. In questa spettacolare disciplina, le regole del gioco cambiano rispetto alla controparte originale: le proiezioni sono esagerate e d'impatto, si usano pugni e calci di ogni tipo e si adottano stili diversi. Si va dal “powerhouse” (un atleta imponente che abbatte gli avversari con la forza bruta) al “high-flyer”, che con acrobazie e salti dalle corde atterra il rivale.
Il pro-wrestling sembra vero e pericoloso. Ma è davvero così? Sì e no. I colpi sono portati in maniera veloce e precisa, le cadute sono sinergiche e molto impattanti: parliamo di stuntman professionisti che sul ring compiono evoluzioni straordinarie. Ma la parte più interessante sono le storyline. La storia del personaggio, la sua crescita e le faide con gli altri wrestler (o “superstar”, come vengono chiamate nella celebre WWE) sono scritte da un team di autori per rendere le vicende il più interessanti possibile per il pubblico. Tuttavia, nessun lottatore vorrà mai rompere questa illusione, dentro e fuori dal ring. Esiste infatti una sorta di codice d’onore non scritto – la Kayfabe – che impone a ogni atleta di mantenere il proprio personaggio attivo a 360 gradi.
Uno storico compositore del settore, Jim Johnston, ha riassunto questa attitudine con una celebre frase: "No one wants you to believe it’s real, but no one wants you to admit it’s fake"("Nessuno vuole che tu creda che sia vero, ma nessuno vuole che tu ammetta che è falso").
Perché allora guardare il pro-wrestling se, in fondo, è "finto"? Corretto, ma fino a un certo punto. Film, serie TV, persino i libri: tutto è frutto di fantasia e finzione. Allora perché ci appassionano tanto?
Ci appassionano perché vogliamo emozionarci. Il pro-wrestling non chiede di essere visto come fosse vero, chiede di essere vissuto come un grande palcoscenico a cielo aperto. È la fusione definitiva tra l'atletismo dello sport e la catarsi del teatro: un luogo dove il dolore è reale, ma la storia è immortale. Ecco perché, anche in Italia, esistono molte federazioni che mirano alla fama di quelle maggiori in Giappone e USA, come ad esempio la ICW (Italian Championship Wrestling).
Scherma coreografica: tra galassie e spade laser
Direttamente dalla galassia lontana lontana fino ai comics, le spade laser hanno affascinato generazioni di appassionati di Star Wars, tanto da diventare il centro di una nuova disciplina praticabile anche in questa parte dell’universo!
Il combattimento con spada laser è un’arte marziale e una disciplina schermistica ispirata all'universo di Star Wars. Unisce le tecniche della scherma tradizionale a evoluzioni acrobatiche, regalando esibizioni mozzafiato che rievocano i celebri duelli tra le forze del lato chiaro e del lato oscuro.
Infatti una cosa è poter vedere i combattimenti dei celebri cavalieri jedi attraverso uno schermo, e un’altra è poter impugnare davvero una spada laser e viverli in prima persona. Tutto questo è possibile, anche grazie a realtà tutte italiane come Galaxy Blades, che hanno estrapolato la meraviglia dell’universo di Star Wars portandolo nelle fiere e realizzando il sogno di tanti fan: combattere davvero con una di queste armi leggendarie e iconiche.
La componente fisica è sicuramente centrale, ma non esclude quella recitativa e interpretativa: infatti questi performer vestono i panni dei jedi o dei sith (le due fazioni principali dell’universo di Star Wars), e attraverso i combattimenti raccontano storie, mostrano conflitti ed emozioni e costruiscono una narrazione.
Fondamentale è la scelta del proprio personaggio che influisce la propria presenza sul palco. Mentre i jedi sono i guardiani della pace e quindi dovranno mostrare controllo ed equilibrio nelle tecniche di combattimento, i sith sono i signori dell’oscurità e ricavano dalle emozioni la loro forza. Questi contrasti, portati in scena, creano spettacoli avvincenti e duelli ricchi di passione. Anche il costume e il trucco fanno parte della creazione del proprio personaggio, e come ogni bravo cosplayer sa, ogni dettaglio arricchisce la storia del personaggio e lo rende più completo, profondo e quindi reale.
K-pop dance: danza, cultura e performance
Il K-pop è l’esempio di come una cultura, quella coreana, sia riuscita a tal punto a influenzare la cultura pop mondiale, tanto da guadagnarsi un posto privilegiato all’interno delle fiere e dei comics.
Non si può parlare solo di fenomeno musicale, ma di una performance che unisce musica, danza, immagine e un fandom fortissimo. Tutto ruota attorno al gruppo di cantanti ballerini, noti come idol. Vere e proprie star mondiali, sono icone di bellezza e di stile, e diventano il modello dei più giovani, che desiderano imitarne le movenze e il fascino.
Come il cosplay permette di diventare per un giorno un personaggio anime o di un videogioco, il K-pop consente ai fan di trasformarsi nei propri idol preferiti attraverso danza, styling e performance. La dimensione performativa diventa centrale per i fan: ci sono l’estetica riconoscibile, il forte impatto visivo, le coreografie energiche e sincronizzate (ma quindi imitabili).
Per questo oggi non ci sono solo raduni spontanei o flashmob, ma vengono organizzati dei veri e propri K-pop Contest: gare di cover dance che permettono ai fan di reinterpretare le coreografie degli idol, portando sul palco non solo la danza, ma costumi, espressività e presenza scenica.
La componente del fandom qui è fortissima: dal merchandise, alle community online, fino alla recente uscita del film KPop Demon Hunters, che ha decisamente aumentato la portata mondiale di questo fenomeno fino a raggiungere i giovanissimi. Ma ciò che alimenta davvero questo fenomeno va oltre la semplice imitazione del proprio idol preferito: è la possibilità di sentirsi parte di quel mondo, e diventare una star, anche solo per un giorno.
La cultura nerd è diventata uno spazio dove esprimere sé stessi
Ed è forse proprio questo il motivo per cui le fiere nerd oggi funzionano così bene: non sono più semplicemente luoghi dove osservare mondi fantastici da lontano, ma spazi in cui le persone possono finalmente entrarci dentro, interpretarli e trasformarli in parte della propria identità. Che si tratti di salire su un ring da wrestling, impugnare una spada laser o ricreare una coreografia K-pop, il desiderio è sempre lo stesso: sentirsi parte di qualcosa. E in un’epoca in cui tutto sembra già visto, forse la vera rivoluzione è proprio questa: smettere di essere spettatori passivi e tornare a vivere le storie in prima persona.












