Lara e Piero si incontrano per caso in un bar, le spalle cariche di trascorsi sentimentali deludenti e in tasca poche speranze per il prossimo futuro. Lei, che è un po' radical chic e artistoide, lo invita a cena a casa sua per il primo appuntamento: un modo per conoscersi meglio oltre il frastuono dei ristoranti del centro di Roma. I preparativi concitati per la cena, poi i convenevoli impacciati davanti a un bicchiere di vino, le chiacchiere per andare oltre i soliti cliché, l'imbarazzo di trovarsi in casa e non fuori - alla fine era meglio il ristorante per rompere il ghiaccio, mi sa - scandiscono un incontro partito nel peggiore dei modi: con l'ombra del pregiudizio addosso e con l'idea, impossibile da scardinare, che tanto andrà male, malissimo. Come al solito. Mentre provano a capirsi e piacersi, nella testa di Lara e Piero si affollano, ossessivi, svariati lati della loro personalità, da quelli più erotici e romantici a quelli più cervellotici e disfattisti. Questi tratti faranno pace tra loro, a un certo punto, ma durante l'appuntamento se le daranno di santa ragione, mandando in confusione i corpi e la testa delle persone che li ospitano.

Sono, queste, le premesse di Follemente, il nuovo film di Paolo Genovese uscito a dieci anni dal successo di Perfetti Sconosciuti, dramedy da 17 milioni di euro al botteghino e franchise globale fortunatissimo. Follemente è arrivato al cinema il 20 febbraio e ha superato, nel primo weekend in onda, gli incassi del suo predecessore, guadagnandosi l'affetto e il favore del pubblico. Il motivo di tale accoglienza è ovvia: il film è una commedia romantica che fa ridere e parla di sentimenti, a tratti commuove e sin dai primi minuti promette il lieto fine. Per non parlare del cast corale, che è perfetto: nella testa di Pilar Fogliati (Lara) ed Edoardo Leo (Piero) gravitano Rocco Papaleo e Maria Chiara Giannetta, perfetti contraltari dei lati più oscuri e pessimisti dei protagonisti, Marco Giallini e Claudia Pandolfi che riflettono il loro spirito individualista, Maurizio Lastrico e Vittoria Puccini che sgomitano per far prevalere il lato romantico, mentre Claudio Santamaria ed Emanuela Fanelli cercano di buttare tutto in caciara, tra istinti primordiali e voglia di finire nello stesso letto.

Come Perfetti Sconosciuti l'azione di Follemente si svolge tra quattro mura - la casa di Lara - orizzonti che si allargano quando il focus entra nella testa della ragazza e del suo ospite: anche i tratti del carattere dei due protagonisti vivono in appartamenti che somigliano ai loro proprietari e dentro queste "case" mentali litigano e piangono, si emozionano e sperano, esattamente come, nella realtà fatta di corpi e carne, fanno Lara e Piero.

Follemente parla della paura di amare

Certo le premesse non sono originali e i riferimenti a Inside Out, classico della Disney Pixar che sfrutta ancora una volta questo doppio piano reale/mentale per parlare di come stiamo e come ci sentiamo, sono più che ovvi. Ma Follemente, in certi snodi della sceneggiatura, va oltre il solo intento di intrattenere: Lara e Piero sono persone deluse dalla vita, reduci da storie sbagliate e divorzi, convinti di non meritare l'amore o di poter ambire solo a un rapporto di seconda mano o di serie b. Per questo si chiudono a riccio davanti alla possibilità di poter provare qualcosa, alzando un muro contro la possibile delusione e precludendosi anche l'opportunità di innamorarsi.

Three individuals seated at a table with various objectspinterest
MARIA_MARIN_PH
Una scena di Follemente

Follemente piace perché non racconta solo di un primo appuntamento, ma riflette emozioni, gioie, tristezze che abbiamo provato tutti alle prese con il mondo delle relazioni e con quello che ci aspettiamo quando queste non funzionano o non sono come vorremmo. Al netto delle interpretazioni (deliziose) e dei dialoghi (brillanti), il film di Paolo Genovese ha un grande pregio: è onesto. E le storie oneste ci piacciono sempre. Al cinema ma soprattutto nella vita vera.