Quando nel 1927 Il pianista di jazz invase per la prima volta le sale cinematografiche, portando con sé qualcosa di mai ascoltato prima d’ora e coinvolgendo il pubblico come non mai, definì per sempre ciò che il cinema sonoro avrebbe rappresentato negli anni a venire, rivoluzionando contestualmente anche il mondo del musical che già aveva visto la sua luce nel 1866 con l’opera The black Crook.
Ma perché ancora oggi possiamo parlare della grande connessione che unisce il cinema con tutto ciò che concerne il mondo di Broadway? Se con l’avvento del sonoro il musical divenne l’espediente perfetto per testare la nuova tecnologia, diventando conseguentemente lo standard dell’industria, allo stesso tempo fu il veicolo per mostrare tecniche cinematografiche all'avanguardia attraverso colonne sonore originali, monumentali scenografie, costumi colorati e numeri di danza mai visti in scena.
L'ascesa del musical cinematografico ebbe la sua massima espressione tra gli Anni '50 a la fine dei '60, con la trasposizione cinematografica de Il mago Oz e successivamente con i grandi classici della Disney, ed è indubbio che oggi stiamo vivendo una nuova e intensa fase di questo perfetto idillio.
Dal 2001 con l’arrivo di Baz Luhrmann a squarciare il genere con Mouling Rouge, agli altri grandi successi come Chicago, I Miserabili e La La Land, si è registrato uno scambio continuo tra le due industrie tanto che la stessa Broadway ha cominciato a trarre spunto da successi cinematografici da trasformare successivamente in musical. In relazione ad un’inchiesta realizzata dal New York Times sulla congiunzione odierna tra le due industrie, si stima che negli ultimi decenni, il numero di musical teatrali basati su film è cresciuto esponenzialmente, rappresentando oggi oltre il 40% della produzione totale di Broadway.
In questo contesto così florido che negli ultimi anni ha visto aumentare sempre di più la produzione di titoli legati al mondo del musical, come nei casi del remake di West Side Story di Steven Spielberg, la cui protagonista Rachel Zegler sta ottenendo oggi un grandissimo successo con la trasposizione di Romeo + Juliet a Broadway, o nel raccontare uno dei più importanti compositori del genere come Jonathan Larson (tik tik..Boom!) si inserisce perfettamente il nuovo caso cinematografico del momento, destinato ad entrare tra i migliori film dell’anno, Wicked.
Tratto dal romanzo di Gregory Maguire, Strega – cronache del Regno di Oz in rivolta, vide la sua prima trasposizione teatrale nel 2003 grazie alla composizione di Stephen Schwartz (Pocahontas, Il gobbo di Notre Dame, Come d’incanto) con il libretto di Winnie Holzman. Nel tempo è diventato uno dei musical più longevi di Broadway raggiungendo 65 milioni di spettatori e alimentando quasi 1,7 miliardi di dollari di incassi a Broadway e circa 6 miliardi di dollari in tutto il mondo.
Attingendo della linea narrativa del Mago di Oz, (Wicked si svolge prima e durante l’arrivo di Dorothy dal Kansas), Maguire scrisse un’opera universale che racchiudeva al suo interno molteplici messaggi generazionali come l’amicizia, la discriminazione verso qualcosa di differente da ciò che la società approva, così come l’empowerment femminile, ancora oggi capace di attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto toccando le corde di ogni generazione. Ma in cosa differisce la sua conformazione cinematografica?
Il regista Jon M. Chu, già ideatore della trasposizione cinematografica di Sognando a New York - In the Heights di Lin-Manuel Miranda (Hamilton), con Wicked rende onore ai classici e al modus operandi della MGM, artefici dell’epopea gloriosa dei musical, costruendo un mondo fatato e immaginifico.
Come in tutti i musical che si rispettino, a trainare la narrazione sono sicuramente i brani che coinvolgono il pubblico a 360° e la perfetta scelta di casting ricaduta sulla pop-star Ariana Grande per il ruolo di Glinda e Cinthya Erivo (Il colore Viola, Aretha, Sister Act, Harriet) per Elphaba.
La loro voci sono chiare e forti ad un livello mai ascoltato prima d’ora in un musical cinematografico. Come analizza David Rooney su The Hollywood Reporter, Grande ed Erivo conferiscono alle canzoni di Stephen Schwartz numeri comici, ballate introspettive, inni potenti, così come una naturale spontaneità. Ci aiutano a comprendere come questi personaggi esplodano emotivamente attraverso le canzoni, esprimendo sentimenti troppo grandi da spiegare solo attraverso le parole.
La scelta di registrare le canzoni direttamente sul set ha sicuramente amplificato il messaggio insito in ogni singola composizione, conferendo al musical una maggiore dose di veridicità e rendendo il tutto fortemente interattivo e coinvolgente. Come ha aggiunto la stessa Cinthya Erivo: «Abbiano scelto di cantare dal vivo perché significava che saremmo stati ulteriormente connessi alle parole delle canzoni, così come l’un l’altra. Il nostro set è diventato così anche uno studio di registrazione».
Ma la trasposizione di Wicked non risulta essere innovativa solamente da questo punto di vista. Infatti come raccontato dal compositore Jeff Atmajian, orchestratore del film, l’elemento più interessante è stata la possibilità di poter lavorare con un’orchestra di 80 elementi rendendo estremamente imponente la sua resa rispetto a quanto accade solitamente a Broadway o nei precedenti musical cinematografici.
In una lunga intervista per il Times, Stephen Schwartz ha raccontato come Wicked sia molto più di una semplice storia di formazione. Muovendosi attraverso la sua composizione esplora l'amore, il tradimento, mentre Elphaba affronta la sua complessa relazione con la futura Glinda. Innumerevoli cantanti hanno interpretato queste canzoni a Broadway e in tournée in tutto il mondo, ma il film offre nuove opportunità narrative per immergersi ancora più a fondo nel mondo di Oz. Ciò ha significato che alcune canzoni sono state ampliate o ri-arrangiate, una sfida che Schwartz era entusiasta di affrontare con i suoi collaboratori ma ancora non sapeva che composizioni come Defying Gravity , dopo tanti anni, potessero assumere un significato universale così profondo scindendosi dallo stesso musical.
Se nel 1939 l’interpretazione di Judy Garland del classico Over the Rainbow riuscì nell’intento di rappresentare un messaggio di rinnovata speranza per la popolazione americana che si apprestava a uscire dal periodo della Grande Depressione, diventando successivamente anche l’inno per la comunità LGBT+ che nel testo seppe intravedere la possibilità di un nuovo futuro per lo stesso movimento, allo stesso modo Defying Gravity sta attualmente diventando l’inno della comunità queer anche in relazione all’esito dell’elezione americane del 5 novembre. «Non sapevo che stesse succedendo. È davvero potente. Ecco perché volevo interpretarla» aggiunge Erivo.
«È davvero importante per Elphaba in quel momento non permettere che le cose che l'hanno ferita, che l'hanno spogliata della sua umanità, la abbattano, che sfidi la gravità, che le possibilità per lei a quel punto diventino infinite, che è in suo potere cambiare le cose”. "Questo è qualcosa che tutti possiamo imparare, che non dobbiamo essere legati, che possiamo effettivamente volare, che possiamo cambiare le cose, che possiamo permettere alle cose che ci rendono speciali di farci davvero elevare».
Wicked ci dimostra come il linguaggio del musical rappreseti sempre a ancora un fine artistico contemporaneo trasportando lo spettatore aldilà della propria immaginazione e fondendo la realtà con la fantasia, attraverso un mondo ricco di messaggi che è allo stesso tempo la nostra esistenza. Il musical rimane intatto nella sua funzione in quanto è figlio dello stesso cinema e il suo ruolo sarà sempre fondamentale perché il suono, così come la musica, ne definiscono l’esistenza.












