L'ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, sale sul palco per pronunciare il suo discorso di apertura all'Università dell'Arizona. Parla del presente e del futuro degli studenti, ma quando cita la «trasformazione tecnologica» che l'intelligenza artificiale sta portando e porterà, si alza un coro di fischi che gli impedisce di proseguire. Succede lo stesso a Gloria Caulfield, oratrice durante la cerimonia di laurea dell'Università della Florida Centrale: è bastato citare l'AI per ricevere fischi di disapprovazione. Gli studenti, nel guardare al futuro, non vogliono sentire parlare dell'Intelligenza Artificiale come un'opportunità, non la vedono più come un'occasione di crescita e benessere o forse non ci hanno davvero mai creduto.

L'opinione della Gen Z sull'AI è in caduta libera. Le reazioni negative negli ultimi mesi stanno prendendo il posto dell'entusiasmo che solitamente accompagna le innovazioni tecnologiche, e studi e sondaggi lo confermano. Secondo una ricerca di Gallup e della Walton Family Foundation, il 42% dei ragazzi Gen Z vede nell'intelligenza artificiale un motivo di ansia, più che di speranza. Solo il 18% dei giovani tra i 14 e i 29 anni si è detto fiducioso che l'AI possa portare a qualcosa di buono.



la gen z è sempre più in ansia per l'aipinterest
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La Gen Z contro l'AI

Siamo di fronte a un paradosso: non è che i giovani non usino l'AI generativa, anzi quasi uno su due si rivolge a bot come ChatGPT quotidianamente o settimanalmente per fare ricerca e chiedere consigli. Eppure circa la metà ha affermato che i rischi dell'intelligenza artificiale superano i potenziali benefici. L'AI vene vista come una minaccia al pensiero critico, all'istruzione, alla creatività e, soprattutto, all'accesso al mondo del lavoro. È proprio chi è agli inizi e deve ancora formarsi, infatti, a vedere le proprie mansioni gradualmente automatizzate e cancellate.

«Ho la sensazione che qualsiasi cosa mi interessi possa venire sostituita, anche nei prossimi anni», ha dichiarato al New York Times Sydney Gill, 19 anni, matricola alla Rice University di Houston. La paura sta prendendo il sopravvento e l'AI sembra sempre più uno strumento che, per come sta venendo sviluppato dalle big tech, porterà vantaggi a pochi, pochissimi magnati togliendo lavoro alle persone, affossando la cultura, peggiorando la salute mentale, rallentando lo sviluppo cognitivo dei più giovani e aumentando il divario tra ricchi e poveri. A questo si aggiungono i pericoli per l'ambiente dati dalla costruzione di data center che comportano enormi consumi idrici ed energetici in un momento in cui l'energia è sempre più cara. Che senso ha, insomma, gioire per una rivoluzione tecnologica se non porta alcun miglioramento tangibile nella vita degli esseri umani? C'è persino chi sostiene che l'AI cambierà il ruolo stesso degli esseri umani, il modo in cui parliamo, amiamo e impariamo, arrivando a ipotizzare scenari apocalittici.

Aumentano le proteste

E così stanno iniziando le proteste. Ad aprile, un ventenne texano ha lanciato una molotov contro l'abitazione di Sam Altman, CEO di OpenAI; negli Stati Uniti le comunità locali stanno cercando di organizzarsi per vietare la costruzione di nuovi data center e sono nati movimenti che si oppongono in tutto o in parte al modo in cui l'Intelligenza Artificiale sta prendendo spazio. Tra questi i più noti sono PauseAI, gruppo nato nei Paesi Bassi che chiede una moratoria temporanea sullo sviluppo delle intelligenze artificiali più avanzate in modo da ideare, nel frattempo, strumenti adeguati per regolamentarle ed evitare che sfuggano al controllo umano. La tecnologia, infatti, sta evolvendo più rapidamente della nostra capacità di controllarla: serve del tempo per capire quali sono le implicazioni di questi nuovi strumenti e come vogliamo che vengano usati.

StopAI e ControlAI sono invece realtà più radicali che organizzano sit-in, proteste, blocchi stradali e scioperi della fame davanti agli uffici di OpenAI, Anthropic e altre aziende. La Coalition for responsible data center development (Crdcd), invece, si concentra sui rischi legati ai data center e allo sfruttamento ambientale ed energetico nel pieno della crisi climatica. Questi gruppi arrivano a paragonare i rischi dello sviluppo dell'AI a quelli di una guerra nucleare sottolineando che il pericolo non dovrebbe essere trascurato: ci hanno fatto credere che lo sviluppo dell’AI sia ormai inevitabile, ma dietro all'utilizzo delle nuove tecnologie, ci sono decisioni politiche umane e interessi economici che, secondo i movimenti di protesta, abbiamo ancora il potere di influenzare.