La scorsa settimana è stato pubblicato il Social Media Safety Index (SMSI) di GLAAD, associazione che promuove un'accurata rappresentazione delle persone LGBTQ+ e mira a eliminare l'omofobia e le discriminazioni. Si tratta di un report che analizza il livello di sicurezza per la comunità LGBTQIA+ sui social media e la situazione non è buona. Le principali piattaforme stanno infatti riducendo le tutele per gli utenti LGBTQ+ e questo contribuisce ad alimentare un ambiente online ostile e pericoloso.
Perché le piattaforme social stanno diventando meno sicure per la comunità LGBTQ+
Prendendo in considerazione TikTok, YouTube, X, Facebook, Instagram e Threads, è stato rilevato un calo dei punteggi di sicurezza in quasi tutte e sei le piattaforme. Solo TikTok ha mantenuto gli stessi standard del 2025. Il rapporto sostiene che le aziende abbiano progressivamente indebolito le loro politiche di moderazione, diminuito le tutele per gli utenti trans e ridotto le misure per limitare l'odio e la disinformazione anti-LGBTQ+ che sta progressivamente aumentando online. «Le principali aziende di social media oggi non rispettano le migliori pratiche di base in materia di moderazione dei contenuti, trasparenza, privacy dei dati e diversity nella forza lavoro», ha osservato Sarah Kate Ellis, presidente GLAAD, «inoltre si rifiutano costantemente di dare priorità concreta alla sicurezza, alla privacy e alla libertà di espressione delle persone LGBTQ e di altre comunità emarginate».
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Il nuovo report GLAAD mostra un peggioramento della sicurezza LGBTQ+ sui social
Secondo il report di GLAAD, non bisogna dimenticare che, per la comunità LGBT+, «Le piattaforme social sono di vitale importanza in quanto spazi in cui ci connettiamo, impariamo e troviamo una comunità». Il quadro attuale, tuttavia, mostra un ambiente online progressivamente ostile, noncurante delle discriminazioni e, in certi casi, apertamente omofobo e transfobico. Mentre il clima politico, specie negli Stati Uniti, si sposta verso una crescente erosione dei diritti, le principali aziende tecnologiche abbandonano le buone pratiche di moderazione e di sicurezza. «Quello che non ci aspettavamo», osserva Ellis, «era un'erosione costante e repentina dei punteggi. Sia Meta che YouTube hanno implementato e mantenuto nel corso dell'ultimo anno modifiche mirate alle proprie politiche che, consapevolmente, rendono le persone LGBTQ meno sicure».
Il rapporto ha tenuto conto di 14 indicatori relativi a sicurezza online, privacy e libertà di espressione. TikTok ha ottenuto il punteggio più alto, con 56 punti su 100, Instagram ha totalizzato 41 punti, Facebook 40, Threads 39, YouTube 30 e X 29.
Le tutele mancate
Secondo GLAAD, le piattaforme stanno rapidamente eliminando le tutele per le persone LGBTQ+ in vigore fino a qualche anno fa. Meta, ad esempio, ha modificato le regole contro l’incitamento all’odio rendendo più facile il diffondersi di commenti aggressivi e omofobi, e ha rimosso il programma di fact-checking negli Stati Uniti. YouTube, d'altra parte, ha rimosso l'identità di genere dall'elenco delle caratteristiche protette nelle sue politiche contro l'incitamento all'odio. Viene poi data meno importanza alla moderazione, sempre più spesso delegata a sistemi automatizzati che da un lato, secondo GLAAD, permettono la proliferazione delle molestie anti-LGBTQ+ e dall'altro sopprimono la libertà di espressione degli attivisti. Il rapporto cita hashtag relativi alla comunità LGBTQ+ bloccati nelle funzioni di ricerca Meta per gli adolescenti, creator in shadowban e account rimossi o limitati ingiustamente.
Deepfake e molestie AI: le nuove minacce contro le persone LGBTQ+
Si parla anche di deepfake e immagini non consensuali generate dall'intelligenza artificiale a danno delle persone LGBT+ di ««minacce nei messaggi privati», «disinformazione che alimenta la legislazione anti-LGBTQ» e «bullismo che sfocia nella violenza reale». Tutti questi elementi, secondo la presidente di GLAAD, «Sono fallimenti sistemici che i leader del settore tecnologico hanno gli strumenti per risolvere, ma da cui scelgono di trarre profitto». GLAAD ha quindi esortato le piattaforme a ripristinare le tutele per gli utenti LGBTQ+, a migliorare la trasparenza sugli algoritmi e sulle pratiche di moderazione, ma anche a limitare la raccolta di dati relativi all'orientamento sessuale e all'identità di genere assumendosi la responsabilità di tutelare i propri utenti.













