Una ragazza sta in piedi di fronte alla propria scrivania. Ha l’aria pulita e preparata di chi sa di cosa sta parlando. Guarda in camera e dice: «Hai deciso di diventare schifosamente colta? Allora devi lavorare a un programma di studi personalizzato per te». Non è una professoressa, né una bibliotecaria: si chiama @classicallyclaire ed è una creator che racconta come ha sostituito le ore e ore che passava a scrollare online con delle nuove abitudini che la fanno sentire più istruita, curiosa, a contatto con sé stessa.
Claire fa parte di una nicchia di creator, soprattutto donne, che porta avanti un messaggio apparentemente paradossale: usare i social network per combattere collettivamente il doomscrolling. Lei, per esempio, ha cominciato a selezionare un diverso macrotema ogni sei mesi, dedicandosi a letture che la aiutino a considerarlo da vari punti di vista. Lo scorso “semestre” ha letto Delitto e castigo e L’idiota di Dostoevskij, La Tempesta diShakespeare, e La banalità del male di Hannah Arendt: tutti libri che raramente vengono citati nelle classiche liste del BookTok.
L’idea è quella di continuare a ricavarsi del tempo per studiare per passione anche una volta finito il liceo o l’università, da autodidatte. Leggere i classici, guardare Truffaut e capire Nietzsche non per ottenere un bel voto, ma per cercare un nuovo sguardo sul mondo e pensare pensieri nuovi. E per combattere il brain rot, quella sensazione di vuoto cognitivo che arriva dopo ore di scroll compulsivo, quando non ti ricordi nemmeno cosa hai visto due video fa.
È un trend che arriva da una sensazione del tutto condivisibile: il desiderio di prendersi cura di un cervello malmenato da anni e anni di contenuti effimeri e di infima qualità, e di diventare persone più interessanti e consapevoli. Un obiettivo addirittura nobile, che rema in direzione contraria rispetto a moltissimi incentivi sociali, politici e tecnologici contemporanei. E che non si basa soltanto sulle nostre impressioni.
«Quello che la gente chiama brain rot non è una perdita di intelligenza, è una perdita di profondità», ha detto a Glamour UK la psicologa clinica Tracy King. «Quando scorriamo i social per lunghi periodi, il cervello viene abituato a cercare rapidamente novità che ci danno piccole dosi di dopamina. Il continuo passaggio da un contenuto all’altro, senza il tempo di digerire o integrare ciò che vediamo, può lasciare il sistema nervoso sopraffatto da un senso di insoddisfazione, come se mancasse qualcosa».
In questo contesto, una parte del settore culturale si è adeguata e ha cominciato a sfornare libri semplici, con uno stile facile e veloce, temi e personaggi sempre simili e riconoscibili, pensati per passare il tempo ma per non sfidare il lettore e la sua soglia dell'attenzione. Molte creator appassionate di libri se ne stanno accorgendo, e hanno quindi deciso di rivolgersi ai classici. Catherine Smith, una delle creator più seguite di questo filone, ha raccolto 710mila visualizzazioni in una settimana postando i libri che aveva letto: saggi filosofici sull’amore, guide motivazionali, romanzi ottocenteschi. «Mi hanno davvero migliorato l’attenzione, il vocabolario, il pensiero critico», ha detto.
Molte di queste creator stilano settimanalmente liste di cose che hanno fatto «invece di doomscrollare»: i romanzi, i saggi e gli articoli longform che hanno letto, i film e i videoessay che hanno guardato, gli album musicali che hanno scoperto, i concetti che hanno approfondito. Una ragazza di nome Mapu ci dedica un’intera newsletter, che si chiama proprio «instead of doomscrolling»: la definisce «un’oasi digitale lontana dalle raccomandazioni algoritmiche e dallo scorrere incessante di contenuti banali». Il suo, scrive, è «un viaggio per riconquistare la propria attenzione», che passa per la selezione di contenuti che valgano davvero la pena. Ogni settimana condivide con i propri follower i link di tutto ciò che ha amato leggere, guardare e ascoltare quella settimana, accompagnati dai pensieri che quei media le hanno suscitato. Di tanto intanto, poi, condivide guide al consumo consapevole di media e altri approfondimenti.
Vari commentatori e osservatori hanno già, ovviamente, criticato il trend. Ad alcuni non piace proprio l’idea che per migliorarsi e diventare più colti basti leggere qualche classico in più degli altri. Altri scrivono che sembra che queste creator si informino non per allenare davvero il muscolo dell’attenzione e della curiosità intellettuale, ma per tirarsela. Altri ancora, semplicemente, ridono del fatto che queste persone, messe di fronte all’idea di avere un rapporto problematico con i social network, abbiano deciso di rimanere negli stessi spazi digitali a educare gli altri sul doomscrolling e il consumo consapevole di contenuti. Generando click e visualizzazioni nello stesso modo in cui lo fa un video brain rot qualsiasi.
King, la psicologa, pensa però che il trend possa aiutare effettivamente le persone, a patto che lo affrontino con il giusto approccio: «un video educativo breve può innescare la curiosità e ricordare a qualcuno che il proprio cervello è capace di più che scrollare», ha detto. «In questo senso può essere un ponte verso qualcosa di più grande». Per ricostruire davvero i muscoli dell’attenzione, della riflessione e della curiosità è però fondamentale, a un certo punto, staccare effettivamente gli occhi dal telefono, rallentare e soffermarsi su qualcosa abbastanza a lungo da capirlo sinceramente.















