«Tutti abbiamo paura per quello che sta succedendo nel mondo», ha scritto Giulia Salemi su Instagram ieri dando voce al sentire di molti dopo che, nelle prime ore di domenica, gli Stati Uniti hanno bombardato l'Iran a fianco di Israele scegliendo la strada di un nuovo intervento armato. Salemi è da sempre molto legata alle sue origini iraniane e a sua madre, Fariba Tehrani, «nata a Teheran e costretta a fuggire nel ’78, durante la rivoluzione islamica», come ha raccontato la stessa influencer e conduttrice italo-persiana.
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È stato pensando ai periodi trascorsi con la sua famiglia in Iran e ai rischi per i civili coinvolti nel conflitto che Salemi ha voluto esprimere la sua preoccupazione per tutte le «persone di pace» che oggi si trovano in pericolo.
Il messaggio di Giulia Salemi per l'Iran
«In Iran, in Israele, in Palestina, ci sono persone di pace, madri, padri, bambini e anziani», ha scritto l'influencer da poco diventata mamma. «Non sono in grado di dare ragioni o assegnare colpe», ha aggiunto, «So solo che tante persone innocenti stanno perdendo la vita, e noi possiamo solo pregare». Secondo l'organizzazione statunitense per i diritti umani Human Rights Activists in Iran (HRAI) da quando Israele ha iniziato i bombardamenti in Iran, lo scorso 13 giugno, sono già state uccise centinaia di civili ed è a loro che Salemi ha rivolto il suo messaggio. «Il mio cuore è con chi oggi non può fare nulla, solo sperare», ha concluso, «Prego per tutti loro. Prego per la mia famiglia in pericolo in Iran. Prego che tutti questi crimini di guerra finiscano».
Che cosa sta succedendo Iran?
Tra il 12 e il 13 giugno scorso Israele ha iniziato a bombardare l'Iran. Il motivo ufficiale è il pericolo che il Paese stia costruendo un'arma atomica dopo che, da anni, il programma nucleare iraniano desta preoccupazioni nella comunità internazionale per via di centri di ricerca segreti e del mancato rispetto dei limiti posti dall'ONU all'arricchimento dell’uranio, necessario per la costruzione di armi nucleari. Anche se il regime islamista che governa l'Iran nega di utilizzare il nucleare per motivi diversi da quelli civili legati alla produzione di energia, il 12 giugno l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha dichiarato, per la prima volta in vent’anni, che il Paese non sta rispettando gli obblighi sul nucleare e non collabora per facilitare i controlli.
Nel 2015 era stato raggiunto un accordo internazionale in cui l’Iran aveva accettato di ridurre le sue attività di arricchimento dell'uranio in cambio della sospensione di alcune sanzioni economiche. Nel 2018, però, Donald Trump, al suo primo mandato, aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo e da allora l'Iran aveva ripreso ad arricchire l'uranio oltre i livelli stabiliti. I negoziati con gli Stati Uniti erano ricominciati dopo la rielezione di Trump, ma con l'attacco di Israele la situazione è precipitata.
Israele ha attaccato l'Iran dichiarando il programma nucleare una «minaccia» alla propria sicurezza nazionale. Ha colpito diversi siti nucleari, ma senza riuscire a raggiungere alcune centrali costruite sottoterra. Per questo era necessario l'intervento degli Stati Uniti che possiedono le armi necessarie per arrivare più in profondità. Donald Trump aveva inizialmente rimandato la decisione se intervenire o meno a fianco di Israele, ma nelle prime ore di domenica 22 giugno ha bombardato tre siti nucleari iraniani. Ora cosa succederà? È difficile fare ipotesi, ma molto dipenderà da quale sarà la risposta dell'Iran nei prossimi giorni.











