Per anni, al momento di scegliere a che facoltà universitaria iscriversi, generazioni di studenti hanno preparato, tentato, ritentato, maledetto il test di Medicina. Il numero chiuso per diventare medici è stato introdotto nel 1987 e fino a questo momento gli studenti venivano ammessi tramite un quiz, spesso molto criticato e oggetto di ricorsi. Ora le cose potrebbero cambiare. Sia chiaro, il numero chiuso rimarrà, ma varieranno le modalità di selezione per le facoltà di Medicina Odontoiatria e Veterinaria.
Cosa cambierà?
L'undici marzo è stata approvata dalla Camera dei deputati la legge delega sulla riforma dell'accesso alla facoltà di Medicina per quanto riguarda le Università pubbliche. Il cambiamento è stato voluto dalla ministra dell'Università Anna Maria Bernini che ha parlato di dire addio «ai test d’ingresso che per troppo tempo hanno spento i sogni e le ambizioni di tanti ragazzi». Il provvedimento è stato approvato con con 149 voti a favore e 63 contrari consiste in una legge che delega al governo il compito di adottare entro un anno dall'entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per riformare le modalità di accesso per gli studenti che vogliono frequentare Medicina, Odontoiatria e Veterinaria.
«Archiviamo i quiz d’ingresso, che negli anni hanno generato più ricorsi al Tar che vera formazione», ha dichiarato la ministra, «Diciamo basta a quella pletora di corsi di preparazione privati e costosi che hanno condizionato l’ingresso a Medicina sulla base del reddito e non del merito; mettiamo fine all’odioso fenomeno dell’emigrazione di ragazzi e ragazze che pur di seguire la vocazione di diventare medici sono stati costretti ad andare all’estero perché respinti da test opachi e non qualificanti». In realtà il numero chiuso rimarrà (e dunque anche la competizione e lo stress): si prevede che saranno aperti un totale di 30mila posti per i medici da formare, un numero verosimilmente ancora molto inferiore alle richieste.
Per selezionare gli studenti più meritevoli, quindi, ci si baserà su una serie di esami del primo semestre. Chiunque potrà iscriversi, ma solo alcuni potranno continuare una volta superato l'imbuto. A quel punto gli esami potranno essere validi per altri corsi in ambito biomedico, sanitario, farmaceutico e veterinario, in cui gli studenti potranno trasferirsi. Naturalmente non mancano le critiche. Si parla di difficoltà di gestione delle aule universitarie che si prevedono molto affollate nel primo semestre e del rischio che, aumentando il numero di futuri medici, tra dieci anni la domanda supererà i posti di lavoro disponibili. Si discute anche della possibilità che aumentino le raccomandazioni durante gli esami propedeutici e, a monte, della mancanza di investimenti concreti nell'istruzione pubblica e nella sanità.












