La chiamano "buffer zone" o "zona cuscinetto" e consiste in un raggio di 150 metri dalle cliniche per l'interruzione di gravidanza in cui viene particolarmente tutelata la libertà di decidere del proprio corpo. A un anno dall'approvazione della legge in Inghilterra e Galles, a partire dalla fine di ottobre, gli antiabortisti non potranno protestare e fare volantinaggio nei pressi delle cliniche e i trasgressori saranno soggetti a multe. Una donna che vuole ricorrere all'IVG non si troverà, quindi, a dover subire pressioni da parte di associazioni pro life di fronte alle cliniche e tanto meno al loro interno.

in uk divieto per gli antiabortisti di avvicinarsi alle clinichepinterest
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Non era raro che, in Inghilterra, venissero organizzate veglie, riunioni di preghiera e manifestazioni fuori da ospedali e cliniche per spingere le persone che sceglievano l'IVG a ripensarci, ora però la legge punirà «chiunque faccia qualcosa che intenzionalmente o sconsideratamente influenzi la decisione altrui di ricorrere ai servizi per l'aborto, ostacoli o causi molestie o disagio a qualcuno che utilizza o lavora in questi locali». Heidi Stewart, responsabile del British Pregnancy Advisory Service, ha detto alla BBC che era ora che le buffer zone venissero istituite. «Per anni», ha spiegato, «il nostro personale e le donne di cui ci prendiamo cura hanno dovuto sopportare fanatici antiabortisti che restavano in piedi fuori dalle cliniche per ore e ore a fissarle mentre entravano, fermandole all'uscita e dicendo loro che l'aborto è un omicidio».

rome, italy may 25 a girl with a sign that says abortion is a sacrosanct right, , protests against the governments attack on freedom of choice over abortion on may 25, 2024 in rome, italy with the slogan i decide on my body the trans feminist movement non una di meno demonstrates against the government which opens the doors to anti abortionists and objectors in the clinics, on the anniversary of may 22, 1978, when it was approved in italy law 194 for the social protection of maternity and on the voluntary termination of pregnancy, women protest for safe and free abortionphoto by simona granati corbiscorbis via getty imagespinterest
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Tutto questo in Inghilterra e Galles non sarà più possibile: una decisione diametralmente opposta rispetto alle derive antiabortiste che si stanno osservando in Italia dove le associazioni pro-life vengono finanziate con fondi pubblici, possono entrare negli ospedali e nei consultori per fare pressione sulle persone che richiedono l'IVG e addirittura, come nel caso della stanza dell'ascolto di Torino da poco inaugurata, ottengono sportelli ad hoc. «Il diritto di accedere ai servizi per l'aborto è un diritto fondamentale per le donne in questo Paese e nessuno dovrebbe sentirsi insicuro quando cerca di accedervi», ha dichiarato la ministra per la tutela e la lotta alla violenza contro le donne e le ragazze Jess Phillips, «Non resteremo seduti a tollerare molestie, abusi e intimidazioni mentre le persone esercitano il loro diritto legale all'assistenza sanitaria».