La chiamano "buffer zone" o "zona cuscinetto" e consiste in un raggio di 150 metri dalle cliniche per l'interruzione di gravidanza in cui viene particolarmente tutelata la libertà di decidere del proprio corpo. A un anno dall'approvazione della legge in Inghilterra e Galles, a partire dalla fine di ottobre, gli antiabortisti non potranno protestare e fare volantinaggio nei pressi delle cliniche e i trasgressori saranno soggetti a multe. Una donna che vuole ricorrere all'IVG non si troverà, quindi, a dover subire pressioni da parte di associazioni pro life di fronte alle cliniche e tanto meno al loro interno.
Non era raro che, in Inghilterra, venissero organizzate veglie, riunioni di preghiera e manifestazioni fuori da ospedali e cliniche per spingere le persone che sceglievano l'IVG a ripensarci, ora però la legge punirà «chiunque faccia qualcosa che intenzionalmente o sconsideratamente influenzi la decisione altrui di ricorrere ai servizi per l'aborto, ostacoli o causi molestie o disagio a qualcuno che utilizza o lavora in questi locali». Heidi Stewart, responsabile del British Pregnancy Advisory Service, ha detto alla BBC che era ora che le buffer zone venissero istituite. «Per anni», ha spiegato, «il nostro personale e le donne di cui ci prendiamo cura hanno dovuto sopportare fanatici antiabortisti che restavano in piedi fuori dalle cliniche per ore e ore a fissarle mentre entravano, fermandole all'uscita e dicendo loro che l'aborto è un omicidio».
Tutto questo in Inghilterra e Galles non sarà più possibile: una decisione diametralmente opposta rispetto alle derive antiabortiste che si stanno osservando in Italia dove le associazioni pro-life vengono finanziate con fondi pubblici, possono entrare negli ospedali e nei consultori per fare pressione sulle persone che richiedono l'IVG e addirittura, come nel caso della stanza dell'ascolto di Torino da poco inaugurata, ottengono sportelli ad hoc. «Il diritto di accedere ai servizi per l'aborto è un diritto fondamentale per le donne in questo Paese e nessuno dovrebbe sentirsi insicuro quando cerca di accedervi», ha dichiarato la ministra per la tutela e la lotta alla violenza contro le donne e le ragazze Jess Phillips, «Non resteremo seduti a tollerare molestie, abusi e intimidazioni mentre le persone esercitano il loro diritto legale all'assistenza sanitaria».













