Secondo Marie Sallois, direttrice responsabile per la parità di genere presso il Comitato Olimpico Internazionale, i Giochi di Parigi 2024 sono di fatto «la più grande piattaforma al mondo per promuovere la parità di genere nello sport e attraverso lo sport». Quest'anno l'attenzione alla parità di genere è alta, tanto che per la prima volta il numero di atlete equivale al numero di atleti. Tuttavia permangono dei bias, non solo a livello di numeri, anche nel modo stesso in cui le atlete vengono mostrate. «Purtroppo, alcuni eventi continuano a riflettere stereotipi e sessismo», ha dichiarato in questi giorni Yiannis Exarchos, CEO di Olympic Broadcasting Services (OBS) l'emittente ufficiale delle Olimpiadi, «evidenti nel modo in cui gli operatori delle telecamere inquadrano in modo diverso gli atleti uomini e donne».

parigi 2024 le riprese sessiste alle ginnaste olimpichepinterest
PAUL ELLIS

Secondo Exarchos, il problema è dovuto a dei «pregiudizi inconsci» di stampo sessista che si propagano spesso nel silenzio generale. Nello specifico accade che alcuni operatori di ripresa, insieme ai montatori televisivi tendano a mostrare più primi piani di atlete donne rispetto agli atleti uomini oppure a indugiare con la telecamere su alcune parti del corpo. «Purtroppo, in alcuni eventi, le donne vengono ancora filmate in un modo che consente di identificare che gli stereotipi e il sessismo permangono, anche dal modo in cui alcuni operatori di ripresa inquadrano in modo diverso gli atleti uomini e donne», ha affermato Exarchos, «Le atlete donne non sono lì perché sono più attraenti o sexy o altro. Sono lì perché sono atlete d'élite».

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Europa Press Sports

Questo problema esiste da tempo, specie tra le ginnaste: la campionessa tedesca Sarah Voss ha parlato più volte del suo disagio nel «sentirsi nuda» con il body di fronte a spettatori e fotografi, tanto da scegliere spesso di gareggiare con la tuta integrale. A novembre scorso la Federazione Svizzera di ginnastica artistica ha fatto discutere per l'introduzione di regole molto restrittive sul modo in cui le atlete dovevano essere riprese per evitare il rischio di oggettivare il loro corpo o implicare riferimenti sessuali. Ad esempio è stato vietato di scattare foto frontali alle campionesse a gambe divaricate per evitare loro imbarazzo mentre gareggiano. Ora anche l'Olympic Broadcasting Services (OBS), ha aggiornato le linee guida sulle riprese delle atlete, ma forse bisognerebbe ampliare lo sguardo sul problema e iniziare a interrogarsi anche sul gender gap tra telecronisti, addetti alle riprese, videomaker e altri operatori che possono condizionare il nostro sguardo sui Giochi proponendo un punto di vista spesso unicamente maschile.