«Stavamo operando in ospedale», racconta al Guardian il dottor Ghassan Abu Sittah, «c'è stata una forte esplosione e il soffitto della sala operatoria è caduto». Il medico si trovava all'interno dell'Al-Ahli Hospital di Gaza anche noto come Baptist Hospital, gestito e finanziato dalla Chiesa Anglicana. L'ospedale è stato gravemente danneggiato e il ministero della Sanità di Gaza parla di oltre 470 morti, anche se le cifre esatte sono ancora impossibili da confermare e ci sono pareri discordanti. Se i numeri fossero effettivamente questi, si tratterebbe di uno dei peggiori bombardamenti a Gaza negli ultimi decenni. «Questo è un massacro», ha concluso Ghassan Abu Sittah.
L'esplosione che ha devastato l'ospedale è avvenuta martedì sera verso le 19.30 (ora locale) e, attualmente, le forze armate israeliane e i militanti di Hamas si stanno accusando a vicenda di aver lanciato il razzo fatale, cercando di ricostruire l'accaduto senza che ci sia ancora nulla di chiaro. Da giorni, dopo l'uccisione di centinaia di civili israeliani da parte di Hamas, Israele sta bombardando la striscia di Gaza dove vivono più di 2 milioni di persone dopo aver interrotto l'approvvigionamento di luce, acqua e gas. Ieri le riprese trasmesse da terra dalle telecamere di Al Jazeera hanno mostrato l'esplosione che ha colpito il parcheggio dell'ospedale e un enorme incendio che ha inghiottito l'edificio a più piani. Lì si trovavano centinaia di civili e tantissimi bambini. Si trattava di pazienti bisognosi di cure, ma anche di sfollati, donne e bambini in cerca di protezione. «Molte delle persone presenti erano nell’ospedale perché lo ritenevano un posto sicuro, dovrebbe esserlo per la legge internazionale», ha commentato ad Al Jazeera il medico Ziad Shehadah anche lui testimone dell'attacco, «Avevano lasciato le loro case perché pensavano fossero pericolose e in un minuto sono morti nell’ospedale».
«Abbiamo assistito ad attacchi consistenti all’assistenza sanitaria nei territori palestinesi occupati», ha detto a Reuters Richard Peeperkorn, rappresentante dell’OMS per la Cisgiordania e Gaza, «Ma questo attacco non ha precedenti in termini di dimensioni». La strage e le foto che in queste ore stanno venendo diffuse sono sconvolgenti, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato di essere «orripilato» di fronte a quanto sta accadendo e ha chiesto un immediato cessate il fuoco per ragioni umanitarie. Centinaia di feriti sono stati portati dal Baptist Hospital all'ospedale principale di Gaza City, al-Shifa, ma le strutture ospedaliere non sono in grado di gestire la crisi e gli aiuti umanitari non riescono ad entrare nella Striscia. I medici, come racconta Il Post, parlano di operazioni chirurgiche effettuate per terra e senza anestesia.
Dopo l’esplosione, il ministero della Salute della Striscia di Gaza ha organizzato una conferenza stampa nel cortile dell’ospedale. Le foto mostrano alcuni dottori circondati da corpi a terra e chiazze di sangue. Tra i cadaveri ci sono molti bambini. Quello stesso cortile si vede anche in un video che sta circolando molto online. Mostra l'ospedale qualche ora prima dell'esplosione. È stato pubblicato da Mohammed Sami, un artista che sembra sia morto nell'attacco. Lo si vede mentre fa giocare i bambini cercando di tenerli impegnati in alcune attività per distrarli dalla devastazione circostante.
«Oggi», ha scritto Sami, «durante il mio soggiorno all'Arab National Hospital (Baptist) «Ho visto famiglie e bambini in uno stato di paura e pressione psicologica a causa dei continui bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Ho cercato di alleviare questa loro paura e questo panico richiedendo l'assistenza di un team di volontari all'interno dell'ospedale per creare una situazione in cui potessero giocare, ridere, urlare forte e lasciarsi andare. Quello che ho fatto oggi è stato un tentativo con mezzi semplici di fornire il primo soccorso psicologico ai bambini e alle famiglie predisponendo uno spazio designato e sicuro per il gioco e l'intrattenimento attraverso il quale sono riuscito a scaricare tutti all'interno dell'ospedale e trasferirli in una condizione forse migliore di quella in cui si trovavano». «Non dimenticherò mai», ha aggiunto, «i loro visi e il suono delle loro risate».












