Di tutti i gruppi generazionali la Gen Z è la più chiacchierata, analizzata, giudicata. Sarà perché comprende i ragazzi che, in questo momento hanno dai 27 anni i 15, quelli che attualmente possono essere definiti a tutti gli effetti - dai Boomer solitamente - «i giovani d'oggi». Proviamo in tutti i modi a carpire la loro essenza interrogandoci attraverso di loro su come sarà il mondo che gli apparterrà.

Degli Zoomer sappiamo che sono tornati in piazza a manifestare, che si battono per tutelare l'ambiente e sono consumatori più consapevoli, che hanno a cuore la salute mentale, ma fanno poco sesso. Ne fanno poco, ma ora che stanno crescendo dobbiamo comunque prendere in considerazione che qualcuno di loro potrebbe fare dei figli. Così i ricercatori si sono posti una nuova domanda: come sono e come saranno i genitori Gen Z?



Genitori Gen Z

Quando si parla di generazioni, si parla spesso per cliché, tendenze o di mode. I Boomer, ad esempio, sono regolarmente bollati come genitori severi, promotori del senso del dovere, poco attenti alle emozioni e alla salute mentale. I Millennial, per contrasto, negli ultimi anni si sono meritati la fama di genitori iper-attenti, iper-premurosi, iper-preoccupati. Applicano il metodo che del resto utilizzano in ogni altro ambito della loro vita (quello insegnatogli dai genitori Boomer): studiano per diventare genitori perfetti, fanno corsi, comprano libri, ascoltano tantissimi podcast. Sono anche i principali sostenitori del gentle parenting, lo stile educativo di cui si è parlato molto ultimamente, che si fonda su empatia, rispetto, dialogo sulle emozioni, comprensione e rifiuto di metodi coercitivi a favore, quando ci si riesce (ma loro ci riescono) della calma zen.

Ora una nuova ricerca statunitense condotta da Talker Research per conto della Kiddie Academy ha analizzato come sono i primi genitori della Gen Z. Sono stati interpellati 2.000 genitori di bambini di età compresa tra zero e sei anni rivelando i loro stili genitoriali a seconda della generazione di appartenenza. Quasi tutti i genitori, ossia l'85%, concorda sul fatto che non esiste un approccio "universale" per crescere i figli e l'84% ha notato che il proprio stile genitoriale si evolve con la crescita dei figli. La maggior parte degli intervistati dà inoltre priorità a un'educazione che favorisca la creazione di legami forti e la comprensione del mondo. Tuttavia, c'è un elemento che sembra distinguere la Generazione Z, ossia la tendenza a dare importanza a una genitorialità in grado di interrompere i cicli negativi del passato. Il 41% dei genitori della Generazione Z, infatti, parla della volontà di non ripetere schemi vissuti durante la propria educazione.

Stili educativi

È probabile, quindi, che gli Zoomer, quando saranno genitori, faranno le cose a loro modo, fuori da imposizioni, tradizioni, pressioni. È ancora difficile, però, capire quali saranno le tendenze che si affermeranno. Per quanto riguarda il gentle parenting, solo il 32% dei genitori della Generazione Z lo adotta. Il 43% dei genitori della Generazione Z ritiene che la genitorialità gentile funzioni solo in alcune situazioni, mentre il 38% afferma che ci sia un tempo e un luogo per poterla mettere in atto (magari non necessariamente al supermercato quando il proprio figlio ha appena rovesciato un intero scaffale) e che sia meglio abbinarla ad altri stili genitoriali.

Il 54% dei genitori della Generazione Z, inoltre, si concentra sulla preparazione dei figli al mondo reale. Per questo c'è chi dice che la nuova moda sarà il modello FAFO (acronimo di Fuck Around and Find Out): meno paranoie, meno spiegazioni e negoziazioni, più libertà di esplorare il mondo nel vero senso della parola: con tutte le eventuali conseguenze, che a quanto pare è meglio imparare già in tenera età. «Non vuoi metterti l'impermeabile? Torni a casa sotto un diluvio», spiega il Wall Street Journal, «Non vuoi mangiare le lasagne per cena? Sopravvivi fino a colazione. Hai lasciato di nuovo il tuo giocattolo per terra? Vai a cercarlo nella spazzatura assieme alle lasagne che non hai mangiato».