Secondo l'ultimo report Ocse Education at a Glance 2025 sullo stato dell'istruzione, in Italia solo il 21% degli studenti universitari consegue una laurea triennale in una disciplina STEM (negli altri Paesi Ocse la media è 23%). Eppure, nell'attuale mercato del lavoro, sono proprio le facoltà in questione (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) a funzionare meglio. Secondo l'Ocse, i laureati STEM hanno più probabilità rispetto agli altri di trovare lavoro in un ambito affine a quello che hanno studiato, e ottengono risultati migliori come tasso di occupazione e guadagni.
L'ambito delle STEM è, però, anche quello in cui permane un maggiore divario di genere. Se in Italia sono pochi gli student in queste discipline, le ragazze che si iscrivono a facoltà scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche sono ancora meno. «Nonostante il progresso e una maggiore consapevolezza, il divario di genere nelle facoltà scientifiche e tecnologiche (STEM) in Italia persiste», spiega Diana Bracco, presidente della Fondazione Giuseppina Mai di Confindustria che mira a promuovere la cultura della Ricerca e dell’Innovazione e ha lanciato la terza edizione del Bando “Women in STEM” con scadenza il 14 settembre. «Sebbene», aggiunge, «le donne rappresentino la maggioranza dei laureati (circa il 60%), la loro presenza nei percorsi scientifico-tecnologici si attesta al 41,1%, come conferma il più recente Rapporto di AlmaLaurea 2024. Un dato che, pur segnando un leggero miglioramento rispetto al passato, è rimasto sostanzialmente stabile nell'ultimo decennio».
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Perché le ragazze non scelgono le materie STEM?
Secondo un'indagine dell’Osservatorio Deloitte, l’interesse per queste discipline da parte delle ragazze emerge intorno agli 11 anni, ma poi diminuisce significativamente verso i 17, quando le giovani donne devono decidere che percorso di studi intraprendere. Le ragazze si iscrivono poco a corsi di laurea scentifico-tecnologici e, in particolare, secondo AlmaLaurea sono davvero in minoranza nelle materie come informatica e tecnologie ICT (14,5%) e ingegneria industriale e dell’informazione (26,3%). «È prima di tutto una questione culturale», sottolinea Diana Bracco, «le studentesse italiane continuano a preferire in maniera netta gli ambiti umanistici, sociali e sanitari. Il divario nelle materie STEM non è dovuto a una mancanza di capacità, ma le ragioni affondano le radici in fattori culturali, sociali ed educativi che agiscono fin dalla prima infanzia».
Secondo la presidente, persistono «stereotipi di genere e fattori ambientali ed educativi» che allontanano le ragazze dagli ambiti STEM e questo è confermato anche dall'Ocse. Come sottolinea il report, le donne nei programmi STEM sperimentano «isolamento, micro-aggressioni e una cultura a predominanza maschile». Si sentono più di frequente fuori posto e questo, come suggerisce Bracco, ha a che fare anche con la «mancanza di promozione di modelli femminili di successo». Si dà poca visibilità alle ingegnere, alle matematiche, informatiche o scienziate di successo, vengono chiamate meno in televisione o a partecipare a talk e panel rispetto ai colleghi uomini e spesso, quando i giornali si occupano dei loro successi, le citano senza cognome, a volte persino senza nome o con epiteti poco professionali: «mamma», «regina», «stella». Era il 1965, quando Dorothy Hodgkin ha vinto il Nobel per la Chimica e il Daily Mail ha titolato «Casalinga di Oxford vince il Nobel». Ma le cose non sono cambiate di molto: quando Andrea Ghez ha vinto il Premio Nobel per la Fisica nel 2020 è stata definita «mamma e nuotatrice».
Servono più ragazze nelle STEM
Secondo l'Ocse, è importante implementare iniziative per ridurre il divario di genere. È in quest'ottica che la Fondazione Giuseppina Mai, in collaborazione con Fondazione Bracco, Steamiamoci-Assolombarda e Space Work Srl, promuove il bando Women in STEM che si rivolge alle studentesse più meritevoli iscritte al 1°anno di magistrale nelle facoltà scientifiche. «La riduzione di questo gap deve essere un obiettivo comune», spiega ancora Diana Bracco, «Un divario di genere nelle STEM rappresenta una perdita di talento e di potenziale economico per il Paese. Oltretutto, i dati dimostrano che una volta iscritte, le studentesse STEM registrano un'eccellenza notevole, laureandosi con voti in media più alti rispetto ai colleghi maschi». Secondo AlmaLaurea, infatti, le neolaureate STEM concludono il loro percorso formativo con un voto più alto sia rispetto al totale delle laureate (108,7 contro 108) e rispetto ai laureati STEM di genere maschile (107,3). «È, dunque, importante incrementare la presenza delle donne nelle discipline STEM, che rappresentano le competenze del futuro e sono sempre più richieste nel mondo del lavoro» conclude Bracco, «Superare gli stereotipi e pensare una scienza più inclusiva è una sfida che riguarda tutte e tutti».












