Negli ultimi tempi la vernice è diventata il simbolo delle proteste contro il cambiamento climatico. Gli attivisti la lanciano sui quadri nei musei, per strada, sulle vetrine, sulle facciate degli edifici. Solitamente non creano danni permanenti, si sincerano che riesca a venire ripulita in poco tempo. Non vogliono distruggere ma fare scandalo e così stimolare il dibattito sui rischi della crisi climatica. Questo era l'intento anche dei tre attivisti del gruppo di disobbedienza civile Ultima Generazione che la mattina del 2 gennaio hanno imbrattato la facciata di Palazzo Madama, sede del Senato, a Roma. Ora i ragazzi sono sotto processo.
«Gli attivisti, imbrattando il Senato, hanno voluto attirare l'attenzione sul tragico ritardo della politica nei confronti delle questioni ambientali», hanno spiegato da Ultima Generazione, ma il gesto è stato seguito da commenti indignati dei politici che li hanno accusati di scarso rispetto delle istituzioni e della democrazia. In un video, gli ambientalisti hanno spiegato che la protesta al Senato «è stata, come sempre, pacifica e non violenta». «Non avrebbe mai potuto né voluto portare il minimo danno alle persone», hanno aggiunto sostenendo che «il semplice imbrattamento è considerato punibile dal codice penale con un reato specifico». Eppure i tre attivisti Davide Nensi, Alessandro Sulis e Laura Paracini sono stati accusati di un reato diverso e ben più grave, quello di danneggiamento aggravato che prevede la reclusione da 1 a 5 anni.
Non è chiaro il motivo della decisione dato che sulla facciata non sono stati riscontrati i danni permanenti previsti dal reato di danneggiamento. Il codice penale italiano prevede appositamente il reato di «deturpamento e imbrattamento» qualora il gesto produca esclusivamente un'alterazione temporanea e superficiale della cosa, senza modificarla in modo definitivo. Per ora, comunque, i tre attivisti sono stati arrestati in flagranza mentre attendevano l’arrivo della polizia, sono stati processati per direttissima il 3 gennaio e rimessi in libertà.
Il tribunale ha convalidato l’arresto e il procedimento proseguirà il prossimo 12 maggio. Il dubbio che rimane e continua a riproporsi è se abbia senso processare chi compie atti di disubbidienza civile per sensibilizzare su una causa che riguarda tutti. La domanda rimane aperta.













