Il marketing ha dato un nome a ogni generazione passata e presente per puri scopi di profilazione, così da sapere cosa mangiano, cosa indossano, cosa guardano in tv e, dunque, in ultima battuta, come vivono e cosa comprerebbero per riempire quella vita. Per questo li conosciamo come Silent Generation (i nonni e bisnonni ancora in vita, nati dal 1928 al 1945) o Baby Boomers (i nati entro il 1964, post II Guerra Mondiale), oppure come Generazione X (fino al 1980). Sono persone anagraficamente molto lontane dai Millennials, che sono i 30 e 40-something di oggi, figuriamoci da quella GenZ che ha animato social come TikTok di un dibattito perenne e innovativo su politica, società e attualità. Eppure le generazioni del passato resistono, e sono proprio gli adolescenti di oggi ad avergli dato nuovo valore, traslandoli nella loro narrazione digitale e rendendoli protagonisti di video e contenuti che avvalorano i loro racconti, amplificandone la voce e il ciclo di vita.

I nonni di TikTok, trascinati da nipoti volenterosi, sono un fenomeno di costume con un sotto testo sociale non di poco conto: sono stati proprio i ragazzi, quelli che per anni sono stati tacciati di ignorare le proprie radici, i primi ad essersi accorti che quelle storie, quelle mode, quelle avventure vissute da nonni e (per chi è più fortunato) bisnonni ancora in vita presto scompariranno con loro. E che qualcuno deve pur pensare a raccogliere questo enorme patrimonio storico che rischia di volatizzarsi con qualsiasi mezzo possibile.

L'impatto sociale e politico delle generazioni del passato

Si sta discutendo molto, in queste ore e all'indomani della scoperta dei risultati delle Elezioni Politiche 2022 che hanno incoronato Giorgia Meloni come premier, anche del valore politico e sociale delle generazioni precedenti (sempre se prendiamo come riferimento la GenZ). Se ne discute a partire da una Instagram Story poco felice di Giulia Torelli, influencer e closet organizer secondo cui «i vecchi» non dovrebbero votare, «Basta, basta votare. Non sanno niente, non hanno idea. [...] In casa devono stare, fermi e immobili con quelle mani»

Al di là di un'uscita simile, stando a quanto emerge dal dibattito anche su Twitter, per alcuni, il punto è che gli over 60 (giusto per generalizzare anche se non andrebbe fatto) non sono in grado di discernere, alla luce dell'attualità, cosa è giusto per le generazioni che verranno - quelli che oggi sono bambini o che devono ancora nascere - e cosa si dovrebbe fare per cambiare le loro sorti da diversi punti di vista.

Le precedenti generazioni, ad esempio, vengono accusate ciclicamente di non avere a cuore temi come il cambiamento climatico, che, per i nati prima degli anni Ottanta, non viene percepita né una priorità né come un'urgenza: ce lo dicono dati come quelli raccolti dal report del COP26, la conferenza sul tema delle Nazioni Unite, che conferma come proprio i Boomers siano i primi responsabili della situazione in cui il Pianeta si trova oggi, per mancanza di attenzione, strumenti e grande leggerezza nel dispendio di energie e risorse a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando il primo allarme sul cambiamento climatico è stato lanciato dagli scienziati.

Tornando ai dati d'interesse politico, senza stare a scomodare quelli demografici di chi ha votato per i partiti di Destra o di Sinistra alle recenti elezioni (che sono stati comunque raccolti da Opinio Italia per Rai), si evidenzia come da un rapporto ISTAT relativo al 2021 sulla frequenza e il modo in cui le diverse fasce d'età si interessano alle questioni dell'attualità, la fascia di ultra cinquantenni e sessantenni sarebbe quella più interessata e attiva: usa sì la tv per rimanere aggiornata, ma ha anche affinato spirito critico, percependo una maggiore sfiducia nei riferimenti politici attuali, anche quelli che hanno come target proprio quella generazione.

Tra mito familiare e spirito critico

Il punto della questione sul valore sociale e sull'impatto delle azioni compiute da Boomers o Silent Generation è che queste non possono essere paragonate in alcun modo con il bagaglio di esperienze, l'accesso e la ricerca di una maggiore consapevolezza, le possibilità che hanno avuto i Millennials prima e, ancora di più, i membri della GenZ oggi. Questo non vuol dire, ovviamente, che siano incriticabili o che non possano essere tacciati di poca curiosità o apertura o addirittura di ostruzionismo, ma, come per tutto, che serve valutare anche il metro di giudizio, non sempre univoco e non sempre condiviso.

Sul valore del passato di cui queste generazioni, soprattutto quelle meno recenti, sono emblema, ci sarebbe da scrivere molte più parole: citeremo solo, tra le altre cose, il concetto di mito familiare tanto caro alla psicologia, ovvero quell'insieme di credenze e storie condivise da un gruppo di parenti che scavalla il tempo e viene plasmato, a metà tra realtà e fantasia, dalla voce di chi le riporta, ancora e ancora. Il mito familiare è il sunto antropologico, sociologico e psicologico di questo forte valore sociale delle vecchie generazioni, che a livello individuale e dunque sul piano emotivo, fanno delle persone ciò che sono, anche (e soprattutto) in base a chi le è venuto prima di loro.