Pedro Almodóvar è tornato a far parlare di sé, grazie al suo ultimo film Madres Paralelas, che ha aperto l'ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Nel cast l'immancabile Penelope Cruz, storica musa del regista spagnolo che grazie a questo ruolo ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, insieme a Milena Smith.

Noi di Cosmopolitan vi raccontiamo la vita e la carriera di uno dei registi più interessanti e incisivi degli ultimi trent’anni.

L'infanzia e la giovinezza di Almodóvar a Madrid

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Leonardo Cendamo//Getty Images

Pedro Almodóvar nasce a Calzada de la Calatrava, in Spagna, nel 1951. All'età di otto anni si trasferisce in Estremadura insieme alla famiglia, dove studia dai frati Francescani e Salesiani. Crescendo, la sua vena creativa non tarda a farsi sentire: all'età di sedici anni si trasferisce a Madrid per studiare cinema presso la Escuela Nacional, lavorando presso una compagnia telefonica per mantenersi.

Fu uno dei partecipanti attualmente più noti della Movida Madrilena, un movimento artistico e controculturale che prese vita negli anni '70 a Madrid durante la transizione spagnola da dittatura a democrazia, dopo la morte di Francisco Franco. Entrò nel gruppo teatrale Los Goliardos come attore, disegna fumetti per alcune riviste underground spagnole, e tenta anche la strada del successo come cantautore in una band punk-rock di cui fa parte.

È in questo periodo che gira i suoi primi documentari, insieme a dei cortometraggi a sfondo erotico, riservati a proiezioni private.

L'inizio della carriera

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20th Century Studios

Durante gli anni '80, Almodóvar sforna una serie di lungometraggi che gli consentono di farsi conoscere in Spagna. Il primo è Pepi Luci Bom e le altre ragazze del mucchio, realizzato con un budget bassissimo e, nonostante abbia dei tratti ancora tipicamente amatoriali, presenta tutti gli elementi principali che saranno distintivi del suo cinema: la casualità, il sesso, i rapporti umani, i rapporti familiari. I film successivi costruiscono di volta in volta una notorietà attorno al regista, diventando dei veri e propri cult (Labirinto di passioni, L'indiscreto fascino del peccato, Matador), a volte non apprezzati dalla critica tradizionale ma riconosciuti dal pubblico, aprendogli la strada per quello che sarà il suo primo vero grande successo: Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Le storie che diventano poi lo stile tipico del regista spagnoli ruotano attorno ai temi dell'omosessualità, le passioni e i sentimenti, con un'abbondanza di elementi scandalistici e provocatori. La caratteristica principale dei primi film è quella di voler raccontare le realtà marginali della società.

Tutto su mia madre e il successo internazionale

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20th Century Studios

Donne sull'orlo di una crisi di nervi rappresenta per Almodovar il primo grande successo commerciale e di critica, una commedia postmoderna eccentrica, che gli valse una nomination agli Oscar e ai Golden Globe come miglior film in lingua straniera. Negli anni '90, Almodovar consolida i temi ricorrenti della sua filmografia con i film Tacchi a spillo (1991), Kika-un corpo in prestito (1993), Carne trémula (1997), ruotando sempre attorno a storie caratterizzate da amore, ossessioni, sesso, amicizia, famiglia. Sul finire degli anni '90, un altro caposaldo della sua carriera, Tutto su mia madre (1999), con cui vince il premio per la miglior regia al festival di Cannes e con cui inizia il sodalizio con Penelope Crùz. Il seguente film Parla con Lei diventa un altro dei suoi film maggiormente noti al grande pubblico, ricevendo l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale, il Globe per il miglior film straniero, due BAFTA e due European Film Award.

Almodóvar, un mondo di passioni

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20th Century Studios

Dagli anni 2000 in poi lo stile di Almodovar sembra essersi definitivamente consolidato. La filmografia di Pedro Almodovar è molto ricca, ma come avrete capito ruota attorno ad alcuni temi ricorrenti che caratterizzano quella che è la sua poetica. Le identità fluide in primis, sia dal punto di vista del genere che da quello esistenziale. L'auto-rappresentazione, la performance di ruoli imposti dalla società, come ne La pelle che abito (2011). L'essere umano è raccontato con le proprie fragilità, le proprie debolezze, soggetto all'errore costante. Ogni personaggio nei film di Almodovar non è buono o cattivo, ma è frutto delle esperienze e dei traumi che ha vissuto.

Un regista e una persona che ha vissuto intensamente e che riporta nel suo cinema questa sua passione per le esperienze. La sua carriera è tra le più prolifiche di sempre e la sua filmografia ormai riconosciuta a livello internazionale, tant'è che nel 2019 riceve a Venezia il meritato Leone D'Oro alla carriera.