Oggi il nostro numero di telefono potremmo dire essere al pari della nostra carta di identità. Un codice per presentarci e restare in contatto nella vita di tutti i giorni, lavorativa e non. È vero, direte voi: ormai esistono i social, le app di messaggistica, le chiamate (siamo tornati a farne molte di più!) e i messaggi vocali. Diciamo però onestamente che dare il proprio numero di telefono a uno sconosciuto è diventato il più grande paradosso della nostra vita digitale. Lo facciamo continuamente, quasi senza pensarci. Che sia per organizzare un progetto universitario con persone mai viste prima, per chiudere una compravendita su Vinted, per entrare nel mega-gruppo della scuola, chiedere informazioni o preventivi (con Whatsapp Business ormai le aziende sono tutte lì con bot e umani!) o semplicemente dopo aver scambiato due chiacchiere a un festival. Eppure, quelle dieci cifre aprono le porte alla nostra intera identità privata, esponendoci a profili social collegati, chiamate dei bot di spam, tentativi di phishing o, peggio, scocciatori difficili da arginare.

Fino a oggi WhatsApp ci ha costretti a questo compromesso, lasciandoci anni luce indietro rispetto a Telegram, dove la @ del nickname è da sempre uno scudo che tiene il numero sotto chiave. La musica, però, sta finalmente per cambiare. WhatsApp in queste ore sta implementando l'accesso globale tramite nickname (o username), abbattendo l'ultimo grande muro della privacy sulla piattaforma di Meta. Per iniziare a chattare con qualcuno basterà un ID univoco scelto da noi, trasformando il numero di telefono in un fantasma invisibile agli estranei. Un dato puramente tecnico che ci toglierà da quell'imbarazzo iniziale di doversi scambiare i numeri, la frase "ti mando un messaggino su Whatsapp così ti salvi il mio numero" (o peggio ancora, ricevere un messaggio da una persona non salvata in rubrica) e dell'ansia di esporre i nostri dati al primo che passa.



Whatsapp, come funziona la prenotazione del nome utente?

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In queste ore troverete un avviso all'interno di Whatsapp che vi inviterà a prenotare un nome utente a vostra scelta. Potrete scegliere addirittura se collegare il vostro account a Facebook o Instagram prenotando direttamente lo stesso username che vi siete acaparrati (con non poche difficoltà) anni fa. Dal punto di vista pratico possiamo affermare che per l'utente non ci saranno stravolgimenti traumatici o configurazioni complesse nell'uso quotidiano dello smartphone. La SIM card e il numero di telefono rimarranno al loro posto: serviranno ancora dietro le quinte per attivare l'applicazione la prima volta, per associare il dispositivo e per garantire la crittografia end-to-end che protegge l'inviolabilità dei messaggi. La vera e propria rivoluzione è di tipo relazionale e di sicurezza verso l'esterno. All'interno del menu delle impostazioni del proprio profilo, ogni utente avrà la possibilità di registrare e modificare un nome utente unico e personalizzato, che funzionerà come un vero e proprio ID pubblico. Cosa succede a questo punto se dobbiamo entrare in un gruppo WhatsApp o se dobbiamo mandare una posizione in tempo reale a un corriere? Non dovremo fare altro che dettare o mostrare il nostro nickname (o un comodo codice QR associato generato dall'app). L'altra persona inserirà l'username nella barra di ricerca di WhatsApp e potrà aprire la chat immediatamente, senza che il sistema le mostri mai il numero di telefono reale. Il numero infatti rimarrà totalmente oscurato. Non solo: sarà possibile impostare anche la chiave del nome utente, una funzione opzionale che ci permetterà di essere trovati in app dagli utenti solamente se in possesso anche di questo codice oltre che l'username. Questo meccanismo crea un fondamentale sdoppiamento della privacy. Si tratta di uno "scudo" straordinario: se una chat nata per motivi temporanei o una conoscenza finita male dovessero diventare fastidiose, basterà bloccare l'utente o, all'occorrenza, cambiare temporaneamente il proprio nickname.

Tra qualche anno avremo ancora bisogno del numero? Forse no...

Se per far funzionare i server di WhatsApp, la SIM e il numero di telefono sono ancora necessari, questa novità apre comunque una riflessione inevitabile e profonda sul futuro delle telecomunicazioni: ne avremo ancora bisogno tra cinque o dieci anni? Se guardiamo al lungo periodo, la risposta è probabilmente no. Il numero di telefono come concetto sociale e commerciale diventerà obsoleto. Oggi il numero di telefono sopravvive nell'era di internet principalmente per due motivi: per ricevere le vecchie chiamate vocali sulla rete cellulare tradizionale (ormai ridotte al minimo e ampiamente superate dalle chiamate e note vocali VoIP su internet) e, soprattutto, come strumento di sicurezza per la ricezione degli SMS di verifica (i codici OTP) necessari per accedere all'home banking, ai social network, all'identità digitale e ai vari servizi. Tuttavia, il mondo della tecnologia si sta muovendo a passi da gigante per eliminare gli SMS di sicurezza, giudicati ormai obsoleti e facilmente intercettabili dagli hacker tramite tecniche come lo SIM swapping. Ci si sta spostando sempre più verso i sistemi di autenticazione biometrici come l'impronta digitale e il riconoscimento facciale dello smartphone. Se le applicazioni utilizzeranno esclusivamente i nickname per farci comunicare e i servizi digitali useranno la crittografia biometrica per riconoscerci, lo storico numero di dieci cifre podrebbe perdere qualsiasi utilità pratica (visto che ora telefoniamo tanto anche con le app). E ora correte a scegliere il vostro nickname, prima che qualche vostro omonimo lo prenoti per primo!