Quando un regista di spicco come Christopher Nolan affronta un classico della letteratura del calibro de l'Odissea, è quasi scontato che emerga un dibattito - di quelli che fanno litigare - sulla fedeltà rispetto all'opera originale. In alcuni casi, ai filmmaker viene lasciato uno discreto spazio di manovra, mentre in altri (come per il libro di Omero) si tende ad essere molto più esigenti.

L'arrivo nelle sale della pellicola già campione di incassi era insomma destinata ad accendere gli animi, tra hater ed estimatori. Ma come sarà andata, invece, per quanto riguarda gli esperti del settore e i prof di epica?

Le opinioni degli studiosi sull'Odissea di Christopher Nolan

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Se il dibattito è acceso non ci dobbiamo stupire: sono almeno 3000 anni che gli omeristi non fanno altro che battibeccare.

Nelle settimane precedenti il debutto, il film è finito al centro delle solite polemiche social per presunte inesattezze storiche legate alle scelte di casting e al design di produzione. Tuttavia, secondo alcuni esperti interpellati da Variety, le critiche legate alla presunta svolta "woke" dell'opera non riflettono il reale dibattito accademico.

«Trovo stancante che la conversazione sia stata monopolizzata da queste polemiche», ha commentato Joel P. Christensen, curatore della prestigiosa Oxford Critical Guide to Homer’s Odyssey. «Se guardiamo al film con occhio critico, è un'opera persino conservatrice: i ruoli femminili restano marginali e le dinamiche interrazziali sono molto tradizionali». Dopo tutto, anche sul fronte dell’accuratezza storica, la critica cinematografica e gli storici ricordano come nessun colossal hollywoodiano dedicato all'antichità abbia mai mirato a una fedeltà filologica assoluta, riflettendo semmai l'epoca in cui viene prodotto (come è normale che sia).

Il critico Alonso Duralde a proposito ha sottolineato: «Alla fine stiamo parlando pur sempre di personaggi mitologici. Il mondo antico era molto più fluido e cosmopolita di quanto mostrato dai peplum degli anni '50 e '60. L'Africa, l'Asia e l'Europa comunicavano costantemente via mare».

Nella pellicola, Nolan ha voluto costruire una sua personale visione del mondo, che include anche la tanto discussa armatura di Agamennone, fino alla resa del Cavallo di Troia. Forse, se si fosse attenuto al racconto storico, i suoi sforzi dietro la cinepresa non avrebbero avuto lo stesso impatto.

L'ultimo di una lunga serie di adattamenti

Non possiamo nemmeno dimenticarci che questa non è la prima volta che l'opera omerica viene riadattata sullo schermo. «Nolan ha creato un'opera d'arte basandosi su un'altra opera d'arte», ha precisato il professor Justin Arft dell'Università del Tennessee. Sebbene alcuni studiosi rimproverino al regista di aver sacrificato la complessità morale della poesia per dare più spazio allo spettacolo visivo della caduta di Troia, il bilancio finale per il docente resta ampiamente positivo.

«Hollywood funziona così: se un progetto ha successo, ne seguiranno altri dieci», ha concluso la professoressa Monica Cyrino, dell'Università del New Mexico. «In un momento in cui le facoltà umanistiche subiscono tagli ovunque, vi garantisco che i miei corsi di greco quest'anno saranno al completo. Gli affari vanno a gonfie vele!».

E in Italia?

Non potevano poi mancare i punti di vista di alcuni studiosi della materia e prof italiani, come nel caso di Elena di Mauro, docente di lettere laureatasi con lode in Filologia Moderna a Firenze, che a Virgilio ha spiegato: «gli studenti di oggi necessitano di punti di riferimento assoluti e universali, ben più che di una rigorosa perfezione filologica». L'opera originale in questo senso «sa parlare a un pubblico di giovani animati dal desiderio di scoprire e viaggiare, ai quali è fondamentale trasmettere il valore delle radici e degli affetti familiari», ed è quindi un bene se viene riproposta anche in una veste più contemporanea.

Ad inserirsi nella discussione, via social, c'è stato anche il professor Daniele Coluzzi, un giovane e stimato prof di Lettere e autore che ha definito deprimenti i commenti sul film di Nolan, tipici della «tifoseria tipica dei social». Coluzzi non ha amato molto le ambientazioni, da lui definite «troppo nordiche e poco mediterranee», definendo l'opera «da Omerica ad America» e dunque fin troppo anglosassone; il docente ha però molto apprezzato la rappresentazione di Ulisse (interpretato da Matt Damon), perché nel film emerge la sua umanità profonda, e una fallibilità che è costretto ad accettare anche con l'intervento di Calipso (Charlize Theron).

Insomma, se andrete a vedere l'Odissea di Christopher Nolan forse non uscirete dalla sala con le competenze per prendervi un dieci e lode in pagella, ma alla fin fine non è nemmeno questo l'obiettivo del cinema. Se tornerete a casa arricchiti nell'animo e con qualche conoscenza in più, già di per sé questo sarebbe un grande traguardo. E, dopo tutto, l'obiettivo finale di quest'arte dovrebbe anche essere questo, no?