C'è luce nelle stanche serate estive della televisione italiana. Stasera, 5 agosto 2026, in occasione dell'81esimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, Canale 5 propone in prima visione assoluta Oppenheimer, film scritto e diretto da Christopher Nolan vincitore di 7 Premi Oscar e 5 Golden Globe.
La pellicola sarà disponibile in contemporanea streaming su Mediaset Infinity e sulla stessa piattaforma la pellicola resterà gratis e on demand dal 6 al 12 agosto.
Per l'occasione riproponiamo una riflessione sulla figura di Jean Tatlock, interpretata da Florence Pugh.
Il Barbenheimer, accostamento tra i due eventi cinematografici dell'estate 2023, Barbie e Oppenheimer, avrà forse giovato al marketing, ma potrebbe aver contribuito a far emergere parecchie accuse di sessismo a Christopher Nolan. E non serve necessariamente aver visto Barbie di Greta Gerwig per accorgersi che le donne in Oppenheimer hanno decisamente un ruolo sacrificato (ma certo il paragone è impietoso). D'accordo, è un film su Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica ed è giusto che il focus sia su di lui, ma come giustificare dei personaggi femminili così ancillari e poco approfonditi? Eppure Nolan ne avrebbe avuto di materiale guardando alle donne nella vita dello scienziato: una tra tutte Jean Tatlock, interpretata da Florence Pugh, e considerata dai biografi una donna decisamente fuori dal comune.
Le donne del film di Nolan (le più importanti sono due: Tatlock, interpretata Pugh e Kitty Oppenheimer, moglie dello scienziato interpretata da Emily Blunt) non parlano mai tra di loro. La prima che compare sullo schermo apre bocca solo dopo 20 minuti dall'inizio del film e immediatamente qualcuno fa sesso con lei. Il regista, già noto per il trattamento poco lusinghiero delle donne nei suoi film precedenti, è finito in una tempesta di critiche. Jean Tatlock, prima di essere l'amante di Oppenheimer, era una reporter, scrittrice, psichiatra e attivista comunista. Possibile che nulla di questo emerga? In tre ore le vengano dedicate solo poche scene per un totale di 15 minuti soltanto. «Difficile non desiderare che il film si soffermi un po’ più su Jean», ha scritto il critico cinematografico Michael Boyle, «Nella maggior parte delle sue scene è impegnata a fare sesso con Oppenheimer, essere depressa, o entrambe le cose insieme. Ma Jean Tatlock ha avuto un’intera vita al di fuori di quell’uomo e c’era una quantità deprimentemente grande di dettagli della sua vita che il film ha tralasciato, o che ha menzionato solo di sfuggita».
Secondo i biografi di Oppenheimer, Tatlock era «una donna dallo spirito libero, con una mente affamata e poetica» oltre che «l’unica persona a rimanere indimenticabile in qualsiasi stanza si trovasse, qualsiasi fossero le circostanze». Nata in Michigan da una famiglia di intellettuali che le infusero l'amore per la letteratura, da giovane era già estremamente brillante e fu una pioniera nell'ambiente accademico dove in quegli anni le donne erano ancora piuttosto rare. Studiò dapprima letteratura al Vassar College, primo istituto di istruzione superiore per donne negli Stati Uniti, iniziò a scrivere per alcune testate e come reporter per il Western Worker, giornale affiliato al partito comunista statunitense. Prima di iscriversi all'università, nel 1931 passò un anno in Europa dove si avvicinò alla psicanalisi e alla psichiatria, cosa che la spinse ad iscriversi alla Scuola di Medicina di Stanford dove si laureò nel 1941.
Tatlock incontrò Oppenheimer a Berkeley quando lei aveva 22 anni e lui dieci di più. La loro relazione fu tumultuosa, tra litigate e proposte di matrimonio mai concretizzate: durò tre anni in totale, poi rimasero amici e forse amanti. Anche dopo il matrimonio di lui, lei rimase sempre il suo grande amore. Tatlock ebbe una forte influenza sullo scienziato con cui condivideva l'amore per la letteratura e la psicanalisi e lo avvicinò alla causa comunista spingendo l'FBI a monitorarli entrambi. A chiudere la relazione fu lei, forse per dedicarsi alla sua carriera, forse per le difficoltà nel convivere con la sua bisessualità in un'epoca in cui l'attrazione omosessuale era considerata una patologia psichiatrica.
Negli anni, Tatlock iniziò a soffrire gravemente di depressione e morì prematuramente a trent'anni in quello che inizialmente venne considerato un suicidio. Successivamente, però, diverse persone cominciarono a sostenere che si fosse invece trattato di un omicidio politico. Di Tatlock, Nolan ha scelto di tracciare solo un pallido e sfuggente ritratto, tanto funzionale alla storia (visto nell'ottica di Oppenheimer, un uomo molto preso da se stesso) quanto riduttivo. «A differenza di quanto suggerisce il film», conclude Boyle sul Daily Dot, «la vita di Jean non ruotava affatto attorno a Oppenheimer».

















