Sport? Sì, grazie (ma con rispetto per le atlete, prima di tutto). C'è un'inquadratura che chiunque abbia guardato un evento di atletica leggera negli ultimi trent'anni ha visto almeno una volta (purtroppo). È quel frame rubato un attimo prima dello sparo dello starter o subito dopo una rotazione. Immaginate la telecamera che stringe in maniera quasi ossessiva sul lato b di un'atleta, sul body che ad esempio si sposta, il dettaglio sulle gambe o una zoommata sul petto. Per anni abbiamo attribuito il tutto alle "esigenze di regia" o a una sfortunata coincidenza dovuta alla gara sportiva. La verità è molto più profonda, ed è legata a una visione che ha sempre faticato a considerare la donna divisa dalla sua attività sportiva. È il cosiddetto male gaze, l'occhio maschile dietro l'obiettivo che decide cosa sia "interessante" (secondo il suo punto di vista, ovviamente) mostrare al pubblico a casa.
Oggi, però, quella prospettiva viene finalmente smontata. L’European Broadcasting Union (Ebu) ha introdotto un protocollo rivoluzionario per le riprese televisive delle competizioni femminili, nato in sinergia con federazioni internazionali e atlete stesse. Non si tratta di una censura, ma di un atto di rispetto professionale che promette di cambiare per sempre il modo in cui guardiamo lo sport in TV: nuove linee guida per una copertura mediatica "rispettosa" dell’atletica femminile, contro la sessualizzazione del corpo. Come riporta Adnkronos queste nuove indicazioni sono state elaborate in collaborazione con European Athletics e sostenute da atleti olimpici di primo livello: rappresentano una risposta diretta verso "l’oggettivazione delle prestazioni atletiche femminili sullo schermo".
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La regia del rispetto: ecco come cambia l'inquadratura in pista
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Per ragioni di praticità ed esigenza, l'abbigliamento delle atlete è spesso minimalista. Mentre i colleghi uomini, pur indossando pantaloncini aderenti e canotte, sono sempre stati ripresi con focus sulla dinamica muscolare complessiva, per le donne la telecamera ha troppo spesso fatto zoom non necessari e replay rallentati sui dettagli fisici. Le nuove linee guida intervengono proprio qui, riscrivendo il manuale di regia per i grandi eventi. Il documento vieta espressamente da ora in poi le angolazioni dal basso, impone di evitare primi piani sulle zone del bacino e del petto durante i momenti di attesa, raccomanda inquadrature frontali e a figura intera e ovviamente rispetto per la donna prima ancora dell'atleta. C'è anche una forte raccomandazione sulla gestione dei momenti di vulnerabilità. Quando un'atleta crolla a terra esausta dopo il traguardo o si sistema la divisa, le telecamere dovranno mantenere una distanza di rispetto, evitando di "rubare" fotogrammi intimi.
Liberare il corpo femminile: il rispetto è la nuova bellezza
Questa rivoluzione, possiamo dirlo a gran voce, non tutela solo la dignità delle atlete, ma educa (si spera) anche lo sguardo di chi siede sul divano. A dare voce a questa battaglia è stata soprattutto Holly Bradshaw. La campionessa olimpica britannica del salto con l'asta ha denunciato come le riprese televisive decontestualizzate si trasformino spesso in materiale da "clickbait" sui social network, alimentando una spirale di cyberbullismo e commenti volgari. Secondo Bradshaw, questa umiliazione digitale non solo ferisce le atlete nella loro sfera personale, ma toglie l'essenza dello sport femminile, riducendo anni di durissimo allenamento a un banale e svilente giudizio estetico. Ecco perché le nuove regole cambiano questo schema ormai consumato. Il talento del resto si trova nelle capacità fisiche e nella forza mentale prima di scattare dai blocchi di partenza. Amici tifosi (e registi), ricordate che ci si emoziona per un record del mondo abbattuto, non per un dettaglio evidenziato da un addetto ai lavori "distratto". Grazie alle nuove linee guida europee, la televisione si assume (finalmente) una responsabilità educativa e culturale enorme. Siate libere, sempre.











