«C'è una bambina che ogni giorno non va a scuola per scioperare per il clima», ve la ricordate la prima volta che avete sentito parlare di Greta Thunberg? Nessuno pensava che avrebbe dato il via a un movimento globale in grado di mettere in dubbio l'operato dei potenti del mondo. Thunberg aveva tutte le carte in regola per non essere ascoltata: donna, giovanissima e autistica, ma ha fatto quello che credeva giusto, senza pensarci due volte. Greta Thunberg sta crescendo, sta diventando una donna anche se per molti noi rimarrà sempre la bambina con l'impermeabile giallo e le trecce. Oggi è il suo compleanno, compie 19 anni e la sua storia è un po' anche la nostra storia, la storia del nostro "Pianeta in fiamme" e di tutti quei ragazzi che vogliono salvarlo.
Era il 20 agosto del 2018 quando Thunberg si è seduta per la prima volta davanti al parlamento svedese: «Mi chiamo Greta e sono in prima superiore. E faccio lo sciopero della scuola per il clima fino al giorno delle elezioni». Cos'è stato che ha portato la sua manifestazione solitaria a fare il giro del mondo? Forse la sua determinazione, forse il solito "posto giusto al momento giusto" o forse proprio la sua giovane età. Il suo messaggio, infatti, era chiaro: «a voi adulti non importa nulla del mio futuro». Perché andare a scuola? Perché obbedire alle regole? Perché fare pani se il Pianeta sta inesorabilmente andando verso un punto di non ritorno? Davvero c'è qualcosa che conta di più?
Di Greta Thunberg sono state dette molte cose in questi anni: che fosse in cerca di visibilità, che fosse un burattino nelle mani dei suoi genitori, che fosse esagerata, isterica, fondamentalista ambientalista, ciarlatana. Ha ricevuto minacce di morte e di stupro ed è stata sminuita da molti capi di stato poco disposti ad ascoltarla. La sua risposta è stata sempre la stessa: «A me non importa di risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e del pianeta».
È stato con questo obiettivo in mente che Thunberg ha dato vita al movimento Fridays For Future che riempie piazze e strade in tutto il mondo e chiede alle istituzioni di prendere seriamente il climate change. Lei è il simbolo di una lotta, ma la lotta esiste perché milioni di altri ragazzi hanno visto in lei speranza e coraggio di farsi sentire. Thunberg è stata la scintilla, ma la sua voce è diventata la voce di un'intera generazione che chiede giustizia. Saremmo così consapevoli se lei non avesse deciso di farsi avanti? A Thunberg non piace certo sedersi sugli allori, specie finché siamo di fronte a un'emergenza che potrebbe cambiare il destino degli esseri umani. La lotta è appena cominciata e ci riguarda tutti, ma intanto, per oggi, buon compleanno alla nostra attivista preferita!















