Cos'è l'estate italiana senza gelati? I ricordi delle giornate in spiaggia quando eravamo bambini o adolescenti comprendono, da sempre, almeno un gelato: scelto dal tabellone fuori dal chiosco tra quelli ancora disponibili, scartato e mangiato seduti sulle sedie monoblocco prima che si sciolga. Le fissazioni per un gelato o l'altro (per una marca di gelati o per l'altra, anche se l'Algida tende a dominare la cultura pop) scandiscono il passare degli anni, le cotte estive, i primi baci, le vacanze da soli.
Oggi riusciamo a sentire una certa nostalgia anche per questo: non ci sono più i gelati di una volta. Sarà che la Gen Z e più ancora i Millennials sembrano destinati a vivere il presente con un occhio al passato, a un vita più analogica ai ricordi tangibili che si potevano toccare e gustare.
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Gelati amarcord
Il mercato dei gelati confezionati è vivo e in crescita. Secondo l’Unione Italiana Food, nel 2025 le vendite hanno raggiunto circa i 3 miliardi e 400 milioni, l'intera produzione ha chiuso con 261 mila tonnellate di gelati. L'Italia, in particolare, è al primo posto per valore della produzione in Europa e il terza per volume dopo Germania e Francia. Difficile dire quali siano i gelati più amati: un'analisi di Gambero Rosso del 2024 sui gelati da supermercato aveva messo al primo posto il cono di Ferrero-Kinder Bu e l'iconico cornetto Algida, al secondo posto il Cono Pistacchio di Grom e al terzo il Kit Kat cono vaniglia e cacao di Nestlè seguito in quarta posizione dal Maxibon vaniglia e caramello.
Si sa, però, che non è tanto una questione di sapore, ma di immaginari e storie che ci stanno dietro. Per questo i sondaggi parlano sempre del Magnum o del Cornetto, entrambi Algida, che si contendono la prima posizione. Anche il Cremino ha un posto speciale nel cuore dei più nostalgici essendo il primo prodotto dell'azienda nata del 1947 in Italia. Lo racconta il libro Algida. Il cuore dell’estate dal 1947, edito da Treccani che ripercorre la storia dei gelati più amati, gli slogan pubblicitari («Scarta l’estate con Cornetto Algida») e i gelati presenti e passati, dal Fior di Fragola al Solero, dal Cucciolone fino al Croccante all'amarena. Ci sono anche i gelati non più in commercio, quelli che davvero segnano il passare del tempo e le cose che restano nel passato. Tra i più rimpianti spiccano il Blob (un cornetto con una sfera di cioccolato alle mandorle, ripiena di gelato alla vaniglia e scaglie di cioccolato al latte), il Twister (un ghiacciolo con due strati di gelato di gusto diverso che si intrecciano formando una spirale), il Winner Taco (un gelato alla vaniglia con caramello, inserito in una cialda a forma di taco e ricoperto di cioccolato) e il Solero Shots (una confezione di palline ghiacciate al limone o all'arancia).
Sempre più piccoli
Se alcuni gelati scompaiono, altri sembrano diventare sempre più piccoli. Questo vale per i gelati del supermercato, come conferma Altroconsumo. Dal 2021 a oggi il peso del Magnum è passato da 79 a 75 grammi ma il costo è salito del 26% rispetto a cinque anni fa. La Coppa del Nonno di Motta è passata da 72 a 65 grammi e aumentata del 25% nel prezzo. Stesso discorso per il Maxibon, passato da 102 a 96 grammi con un rincaro del 43%. Anche i gelati acquistati in spiaggia, però, subiscono lo stesso destino: secondo uno studio di Federconsumatori, dal 2022 a oggi i gelati a stecco sono rimpiccioliti in media del 16,67% con un aumento del prezzo medio del 14%.
Il fenomeno ha un nome, shrinkflation, ed è legato all'inflazione e al costo delle materie prime e dell'energia. Se, quando li scartiamo, ci sembrano più piccoli, è perché lo sono davvero, non solo perché siamo cresciuti noi.












