Il termine narcisismo affonda le radici in un racconto probabilmente noto a coloro che nutrono la passione per la letteratura classica e, in particolare, per l’opera di un famoso esponente della letteratura latina, ovvero Ovidio. È sua infatti la versione forse più conosciuta di una storia che sembra aprire le porte alla conoscenza di una parola oggi adoperata sia per indicare colloquialmente una persona un po’ vanitosa ed egocentrica sia, in ambito specialistico, il disturbo narcisistico di personalità, che sfocia invece nel campo del patologico.
In questo articolo, un breve viaggio nel tempo tra libri e arte per conoscere meglio il personaggio di Narciso e il modo in cui è stato rappresentato, tra gli altri, da Caravaggio.
Le origini del narcisismo: il mito di Narciso
Chiarito a grandi linee il significato di narcisismo, è il momento di ripercorrere il mito di Narciso che, ricordiamo, esiste non soltanto nella versione contenuta nelle Metamorfosi di Ovidio. Esso, infatti, è stato tramandato anche dai papiri di Ossirinco in una versione attribuita a Partenio, dalle Narrazioni di Conone e dal trattato Periegesi della Grecia di Pausania.
Il racconto di Ovidio presenta due personaggi principali; uno certamente è Narciso, figlio della divinità fluviale Cefiso e della ninfa Liriope, l’altro è la ninfa dei monti Eco. Narciso nasce bellissimo, con la madre Liriope che, preoccupata per il suo avvenire, si rivolge all’indovino Tiresia il quale afferma che il piccolo avrebbe potuto raggiungere la vecchiaia, ma che per riuscirci non avrebbe dovuto conoscere sé stesso. Il tempo passa, Narciso cresce e all’età di sedici anni tutti, incantati dalla sua bellezza, si innamorano di lui.
Tra coloro che non restano immuni al suo fascino c’è proprio la ninfa Eco, la quale esita ad avvicinare il giovane a causa della punizione inflittale da Giunone per averla distratta consentendo alle altre ninfe, amanti di Giove, di nascondersi. In sintesi, Eco è costretta a ripetere sempre le ultime parole delle frasi che le vengono rivolte. Quando un giorno la ninfa innamorata si avvicina a Narciso per osservarlo da vicino, quest’ultimo udendo i suoi passi pronuncia le parole: “Chi è là?”, che vengono naturalmente ripetute da Eco. La scena si ripete finché la ninfa non prende coraggio e si mostra al giovane per abbracciarlo.
Narciso, però, rifiuta la ninfa chiedendole di restare da solo. Il dolore di Eco è perpetuo, con la ninfa che trascorre il resto della vita in valli solitarie gemendo per il suo amore non corrisposto e consumandosi fino al momento in cui di lei non resta che la voce. A udire i lamenti è la dea Nemesi, la quale decide di vendicare la ninfa punendo Narciso.
Le origini del narcisismo: la storia continua
Un giorno, Narciso si imbatte in una pozza d’acqua. Intenzionato a bervi si avvicina a essa e, per la prima volta, vede la propria immagine riflessa. La sua bellezza lo strega al punto che egli si innamora di sé stesso. Quando si accorge però di non poter vivere l’amore con l’amato in quanto è proprio lui la persona della quale è innamorato, si strugge di dolore e ne muore facendo così diventare realtà la profezia pronunciata da Tiresia.
Il racconto giunge al termine con le Naiadi e le Driadi che si avvicinano al corpo di Narciso per condurlo sul rogo funebre. Al posto del corpo, però, trovano un fiore, al quale viene dato il nome di narciso. Si narra inoltre che Narciso, una volta attraversato lo Stige per raggiungere l’Oltretomba, si sarebbe affacciato sulle acque del fiume con la speranza di poter ammirare ancora la sua immagine.
Narciso nel mondo dell’arte
Il personaggio di Narciso è stato raffigurato da numerosi artisti tra i quali, come anticipato, c’è Caravaggio. Il dipinto, “Narciso”, che risale all’incirca al periodo compreso tra il 1597 e il 1599, è attualmente conservato a Roma, più precisamente a Palazzo Barberini. L’opera raffigura il giovane Narciso nel momento in cui, affacciato sulla pozza d’acqua, avverte il più grande struggimento nel rendersi conto che il suo sentimento non potrà mai essere corrisposto. Ad aver raffigurato la metamorfosi di Narciso nell’opera omonima “Metamorfosi di Narciso” è un altro celebre artista, ovvero Salvador Dalí. Il dipinto, realizzato tra il 1936 e il 1937 è attualmente custodito presso la Tate Gallery di Londra.
L’ultima opera d’arte che menzioniamo è del pittore John William Waterhouse e risale agli inizi del Novecento, ovvero al 1903. Se i dipinti finora citati hanno come protagonista un unico personaggio del mito, ovvero Narciso, come suggerisce il nome il quadro di Waterhouse immortala due personaggi del racconto, ovvero “Eco e Narciso”. Nell’opera sono raffigurati Eco e Narciso naturalmente, e il riflesso di quest’ultimo nell’acqua. Il quadro, un olio su tela di 109x189 cm, è attualmente conservato a Liverpool, presso la Walker Art Gallery.













