Il filone lanciato da fenomeni come quello di Cinquanta sfumature, e poi da libri degli ultimi anni come Consenso di Saskia Vogel, ha fatto sì che si sedimentasse, nel corso dell'ultimo decennio, una certa idea di sesso spinto che si contrappone al sesso da manuale, quello con rituali, gesti, pratiche e fantasie ritenute "convenzionali". Il BDSM raccontato da E.L.James, però, è solo una delle sfumature possibili dell'intimità, per di più forzate e manipolate dal linguaggio editoriale e filmico per renderlo accessibile a tutti, anche a chi di bondage, sadomaso e altre pratiche fetish non ha mai sentito parlare. Se da un lato la saga ha contribuito a diffondere virtuosamente l'idea che la fantasia non ha limite e non va mai giudicata, dall'altra ha anche cristallizzato l'idea che tutto ciò che non segue la norma, anche nel sesso, sia semplicemente strano. La tendenza al famolostranismo (da Viaggi di nozze, film con l'iconica coppia Verdone e Gerini pronta a tutto pur di dare un po' di pepe alla relazione) nasce da questo gap, che in realtà potrebbe essere colmato con un pizzico di curiosità, comunicazione e informazione in più sul vasto mondo del kinky.
Andrea Farolfi, dottore in Scienze dell’educazione ed esperto in educazione sessuale che da anni porta avanti un’intensa attività di formazione legata al mondo della sessualità e del consenso attraverso conferenze, interviste, seminari e corsi (anche su Instagram, col progetto @evoluzione.love), su questo sesso incline alla scoperta, curioso, giocoso e consapevole ci ha scritto un libro: si chiama, appunto, Be Kinky! 12 e più esperienze per un anno di piacere, in libreria dal 25 maggio (edito da Giunti Editore, costa 20 euro). Farolfi, che è anche artista esperto di bondage giapponese e coach sessuologico per coppie che vogliono esplorare, ritrovare e potenziare l'intimità, ha scritto un saggio divulgativo e frizzante che parla dell'universo kinky (in cui rientrano, tra le altre cose, le pratiche BDSM) non come alternativa al sesso convenzionale ma come sua naturale derivazione.
«Lo scopo di questo libro non è solo quello di esplorare la sessualità più o meno insolita, ma anche di riscoprire noi stessi, di imparare a parlare dei nostri desideri e di riappropriarci della voglia di divertirsi, giocare, conoscere e sperimentare. Come dice Jay Wiseman, un famoso divulgatore statunitense, anche se si fa già un buon sesso, c’è sempre il modo di farlo meglio! Se da una parte tutti dovremmo avere il diritto di poter vivere una sessualità libera e priva di discriminazioni, dall’altra abbiamo anche il dovere di informarci e di essere responsabili, ovvero di essere curiosi nel senso originario di questo aggettivo, quello di “avere cura per qualcosa”, di dedicarci attenzione e impegno» (Estratto da libro Be Kinky! per gentile concessione dell'autore)
Lo abbiamo intervistato per parlare di consenso e libertà, regole e consapevolezza, a letto e fuori dal letto.
Il sesso oltre ogni etichetta
Il libro di Andrea Farolfi è un manuale incredibilmente pratico, che da un lato offre consigli e idee da mettere in atto nell’intimità, in pieno consenso e in sicurezza; dall’altro è un vero e proprio glossario, che spiega significati e definizioni a cui film e serie tv ci hanno abituati ma di cui non sempre cogliamo il significato pieno.
Ci ha detto di averlo scritto perché «c'è un buco tematico sul sesso kinky, che invece a livello editoriale è ben presidiato, ad esempio, dal BDSM. Ci sono ovviamente un sacco di libri sul sesso, ma mancava il trait d’union con tutta quella sessualità non espressamente genitale, più creativa». Be Kinky! è dunque ben più che un libro sul sesso: è un invito a giocare con la fantasia, andando oltre la narrazione dei media che spesso banalizzano il tema o lo descrivono con approccio scandalistico. «Invece dovremmo parlare di quanto è importante comunicare i propri desideri, quanto è fondamentale darsi il permesso di realizzare nuove fantasie». Non solo da un punto di vista intimo, ma anche pratico: nel libro si parla lungamente di igiene, malattie sessualmente trasmissibili, consenso e sicurezza.
Ma cosa vuol dire essere kinky?
«Kinky vuol dire 'strano': con questo termine ci si riferisce a tutte quelle pratiche che non riguardano la sessualità normativa, quella che la società ci dice essere 'giusta'. Per me è un modo per far viaggiare la fantasia, per sentirsi a proprio agio con i desideri più intimi, per prendersi del tempo insieme al partner». Insomma, essere un kinkster vuol dire sostanzialmente rallentare, entrare in connessione con corpo e mente.
Quando nel mondo della sessualità il nuovo e il diverso smettono di essere qualcosa di sbagliato, immorale o – peggio – anormale, essi diventano per noi una possibilità, ovvero qualcosa che esiste, che possiamo conoscere ed eventualmente esplorare. Vivere di certezze è rassicurante, ma scoprire, informarsi ed essere tolleranti ci fa evolvere come persone. Oltre a tutte le possibilità in ambito sessuale, “trasgredire” ha però per me anche un significato più profondo: quello di “andare oltre” anche agli stereotipi che la società in cui viviamo ci propone e che influenzano la nostra vita e il nostro modo di pensare senza che neanche ce ne accorgiamo. (Estratto da libro Be Kinky! per gentile concessione dell'autore)
Il sesso sicuro, sensato e consapevole
L'autore dedica parecchio spazio a tre temi fondamentali, ovvero sicurezza, sensatezza e consapevolezza di entrambi i partner, oltre che sul potere delle regole.
«Spesso si pensa alla sicurezza come qualcosa di noioso, di limitante. E al consenso come un modo per convincere il partner a fare qualcosa di diverso dal solito, anche se l'altro non ne ha poi così tanta voglia. In realtà non sempre avere delle regole, dunque muoversi in uno spazio sicuro e sensato, significa frenare la libertà: più parliamo di ciò che si desidera (e di cosa, al contrario, non piace) più conosciamo il partner e ci mettiamo in condizione di muoverci in tranquillità. Le regole permettono di giocare in modo più piacevole».
Ancor più potente (nonché di strettissima attualità) è il concetto di consenso, che per l'autore è «un modo per conoscere ciò che piace al nostro partner e informarlo di ciò che piace a noi, prima di andare alla scoperta del proprio corpo e di quello dell'altro. Spesso è difficile, anche all’interno di una coppia solida, persino dire come si vuole essere toccati. La sicurezza e la consensualità non sono limiti a ciò che si può fare, ma possibilità di scoprire e scoprirci, grazie allo scambio verbale e non verbale».
Una buona gestione del consenso e della negoziazione ci permette di esporre sinceramente le nostre fantasie invece di tenerle per noi e ci toglie la preoccupazione di doverci muovere sempre con estrema attenzione perché non consapevoli di che cosa il partner desideri o si aspetti da noi. Grazie a una buona negoziazione potremmo anche scoprire che un’attività che magari ci vergognavamo a proporre è in realtà un sogno erotico che anche il partner si peritava a sua volta a raccontarci! Fidatevi, mi è successo più volte di venire a conoscenza di situazioni simili! Vi assicuro che per definire gli aspetti più importanti di una negoziazione bastano pochi minuti e questo tempo può rivelarsi addirittura un eccitante preludio a quello che poi andremo a fare. Inoltre non dobbiamo ridurci a parlarne necessariamente quando siamo nudi l’uno di fronte all’altro, ma è qualcosa di cui si può discutere anche durante un incontro al ristorante, conoscendoci esattamente come quando ci raccontiamo qual è il nostro genere musicale preferito o quali cibi ci disgustano. In fondo parlare di desideri e fantasie non è certo noioso! (Estratto da libro Be Kinky! per gentile concessione dell'autore)
Sesso kinky, istruzioni per l'uso
Non sempre però si è allineati col partner sul piano del desiderio. Ciò che voglio io è ciò che vuole lui o lei? Non sempre si parte dallo stesso punto, dalla stessa fantasia. Secondo Farolfi è normale che in una coppia ci sia chi ha più voglia di sperimentare e chi invece non sente il bisogno di andare oltre. «Però a un certo punto ci si incontra a metà strada, soprattutto dopo che si comincia a parlarne. Certo, bisogna superare la paura di sentirsi giudicati o schermiti, e pure quella rifiuto. Per questo il punto focale di questo cammino è la sincerità. Senza fare proposte di cui sentiamo di doverci vergognare, ma neanche infiocchettando la nostra fantasia per convincere l’altro a tutti i costi».
Avere il timore di non essere capiti è comprensibile e non posso certo darvi la certezza su come sia meglio comportarsi. A volte dietro certi giudizi o certe reazioni si nasconde solo il non sapere di che cosa si tratti, altre volte invece è questione di gusti. D’altro canto tenersi dentro certi desideri può essere estremamente frustrante e rischia di danneggiare il rapporto non meno di parlarne e di ricevere una risposta negativa. Inoltre potrebbe anche succederci di scoprire che il partner condivide le nostre stesse fantasie, ma che a sua volta non aveva mai trovato il coraggio di parlarne! (Estratto da libro Be Kinky! per gentile concessione dell'autore)
Da dove iniziare, dunque? Cera, manette, cibo mangiato direttamente sul corpo del partner, legature più o meno sofisticate sono un universo in costante evoluzione, così come in eterna fibrillazione sono i desideri individuali quando si parla di sesso e fantasie.
«Nel libro tutte le pratiche descritte sono adatte anche ai principianti, presentate in ordine progressivo, perfette dunque per chi vi si approccia per la prima volta: si parte con le esperienze sensoriali, poi si arriva a quelle con le corde». Il punto di avvio di questa scoperta consapevole, secondo Farolfi, potrebbe essere lo spanking, ovvero la sculacciata erotica. «La cosa bella non è tanto la sculacciata in sé ma l’elevare la pratica a esperienza da godersi con calma, da assaporare. Una sessione di spanking può durare anche un’ora se fatta bene e può essere molto intensa». Per chi ha più esperienza, c'è il bondage, che è ben più di quello che ci hanno lasciato intravedere libri e film sul genere. «Parliamo di un mondo enorme in cui legature e sospensioni diventano un modo per giocare, sperimentare col corpo e con le emozioni in modo profondo».













